SIRIA NELL’OSCURITA’ DURANTE LA GUERRA CIVILE (VIDEO)

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Dopo quattro anni di conflitto in Siria, l’83% delle luci del Paese si sono spente. Lo rivela il gruppo #WithSyria, formato da 130 organizzazioni umanitarie, tra cui Save the Children, i quali hanno riportato la sconcertanti immagini satellitari analizzate dagli scienziati dell’Università di Wuhan in Cina.

Dagli studi è emerso che dal 2011, anno in cui ha avuto inizio il conflitto tra il regime di Bashar al Assad e i gruppi anti-Damasco, il numero delle luci visibili di notte si è ridotto fin quasi alla scomparsa totale. “Afraid of the Dark” è il nome del video con cui la coalizione, in collaborazione con alcuni leader mondiali, ha lanciato una petizione affinché la Siria possa tornare ad essere illuminata, un segno di speranza anche per una guerra sempre più devastante che sembra non avere fine.

“Dal 2011, il popolo siriano e i suoi milioni di bambini sono stati catapultati in un buio angoscioso, impaurito e addolorato per la perdita di familiari, persone care, amici, e del paese che tutti conoscevano – ha dichiarato il Direttore Generale di Save the Children Italia – dobbiamo fare luce sulla più grande crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale, una crisi che la comunità internazionale non ha finora saputo affrontare lasciando milioni di bambini e le loro famiglie senza aiuti e protezione”.

Nel corso di quattro anni di conflitto non sono solo le luci ad essersi spente, anche moltissime vite. Il bilancio fino ad oggi è di circa oltre 210.000 morti, di cui 10.000 solo negli ultimi due mesi. I dati rivelati dall’Osservatorio siriano ha inoltre specificato che i civili ad essere uccisi sarebbero “65.146, di cui 10.664 bambini”. Tra i combattenti anti-regime deceduti, 38.325 sono ribelli siriani e 24.989 sono jihadisti stranieri.

Considerando nell’insieme il quadriennio di guerra, il 2014 è stato l’anno peggiore, che oltre a distinguersi per l’elevato numero di morti, ha registrato milioni di persone sfollate e costrette a viveri in condizioni di precarietà tale, che senza i soccorsi umanitari, rischierebbero la vita non più a causa delle armi ma per fame, sete o mancanza di cure.