Rilasciata l'attivista adolescente Ahed Tamimi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:29

Non è più in prigione Ahed Tamimi, la giovanissima palestinese che, quasi 8 mesi fa, era stata arrestata per aver schiaffeggiato un soldato israeliano. I fatti risalgono al dicembre del 2017 quando l'allora sedicenne Ahed, ripresa in un video poi diventato virale, intimava a due soldati dell'esercito di Israele di allontanarsi dalla strada di casa sua, usando schiaffi e calci contro di loro che, a ogni modo, rimasero impassibili non accennando nessuna reazione, se non qualche gesto di allontanamento con la mano. Una provocazione, più che un tentativo di fare realmente male a dei soldati armati che, però, era bastata perché la giovane palestinese, assieme a sua madre, fosse tratta in arresto: probabilmente, era stata proprio la diffusione del video spingere le autorità israeliane a procedere al fermo. La ragazza patteggiando, era stata condannata a una pena di otto mesi.

L'arresto dello street-artist

Nel frattempo, però, Ahed era già diventata un simbolo della resistenza palestinese, un'icona del coraggio e dell'ideale libertario professato dagli organi di resistenza. L'adolescente, nonostante la giovanissima età (è nata nel 2001), era già salita alla ribalta delle cronache quando aveva appena 11 anni ed era stata ripresa nell'atto di agitare il pugno verso soldati israeliani. In questi otto mesi, era stata avviata una mobilitazione a livello internazionale per caldeggiare la sua liberazione: anche un artista italo-olandese, Jorit Agoch, aveva aderito alla protesta iniziando a realizzare un enorme murales a Betlemme, nel quale stava ritraendo il volto di Ahed. Lo street-artist, però, è stato arrestato assieme a due suoi amici (un italiano e un palestinese) per danneggiamento aggravato. Un attivismo che Ahed non ha mancato di ringraziare: “Tutte le prigioniere in carcere sono forti, e ringrazio tutti quanti mi hanno sostenuto mentre io stessa ero incarcerata”.

Ritorno a casa

Intanto, Ahed Tamimi e sua madre (il cui rilascio è stato motivato con ragioni amministrative) hanno raggiunto la loro casa in Cisgiordania, e la giovane attivista ha già rilanciato l'intenzione di proseguire la sua battaglia contro l'occupazione: “Dalla casa di questo martire io dico: la resistenza continuerà finché la occupazione sarà stata rimossa'La resistenza continuerà finché l'occupazione non sarà stata rimossa”. Una frase pronunciata durante il tragitto, una volta giunta davanti alla casa di un uomo ucciso in uno scontro con le Forze armate di Israele. Anche il padre, Bassem, si è detto felice di questo ritorno: “Ho desiderato questo momento perché mi mancavano molto”. Annunciando che la sua famiglia sta cercando ora di ricominciare “una vita normale”, ha altresì fatto sapere che “l'occupazione ti costringe a resistere perché non c'è altro modo”.

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