Mosca: gli S-300 non finiranno in mano iraniana

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I sistemi di difesa antiaerea S-300 consegnati al governo siriano non finiranno in mano iraniana. Lo ha assicurato il direttore della rivista russa Difesa nazionale e membro del Consiglio di esperti del ministero della Difesa di Mosca, Igor Korotchenko, nel corso di un'intervista a Ria Novosti.  

Smentita

Quelle sul possibile uso degli armamenti da parte di Teheran sono state definite come “voci parte della guerra dell'informazione contro la Russia, un tentativo di calunniare la Federazione“. Korotchenko ha detto che “se Israele e gli Stati Uniti vogliono approfittare di queste false voci per attaccare le batterie di S-300 siriane, ciò potrebbe provocare un'acuta crisi politico-militare“.

Le armi

Il 3 ottobre, il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver completato la consegna alla Siria di tre lanciatori del sistema missilistico S-300Opm, aggiungendo che ci vorranno almeno 3 mesi per addestrare il personale siriano a usare le batterie missilistiche, che sono state letteralmente regalate a Damasco. Queste sono equipaggiate con missili guidati, capaci di riconoscere i bersagli e di distinguere i velivoli amici da quelli nemici. Il sistema può abbattere 96 obiettivi contemporaneamente. Secondo il quotidiano russo Kommersant, che cita le dichiarazioni di due fonti militari, le batterie saranno schierate gradualmente prima sulla costa e poi al confine con Giordania, Israele, Libano e Iraq. La scorsa settimana, il viceministro degli Esteri russo Sergey Vershinin ha detto invece che il sistema “fornirà alla Siria un livello qualitativamente nuovo di difesa aerea” e che “questo, ovviamente, cambia la situazione sul terreno“.

Secondo il portale statunitense The Drive, la consegna alla Siria del sistema missilistico russo S-300 potrebbe spingere gli Stati Uniti a impiegare di nuovo nel Paese arabo i caccia stealth F-22 e i velivoli militari anti-radar F-16CJ Viper per distruggere le difese aeree di Damasco in caso di attacco occidentale al regime.

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