Hong Kong, l'Università come trincea

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:17

La Cina non resterà a guardare”. È un ultimatum esplicito quello lanciato dall'ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua, parlando della “guerra di logoramento” che si sta consumando nelle ultime ore ad Hong Kong, dove un gruppo di manifestanti ha occupato il PolyU, il Politecnico di Hong Kong, facendone un presidio di resistenza contro le autorità. Gli aut aut della polizia non hanno fatto altro che infiammare i giovani assembrati nell'università: nel buio della notte, l'aria era irrespirabile per via dei lacrimogeni. Sale il bilancio degli scontri tra studenti e forze dell'ordine con circa 38 feriti, di cui 5 in condizioni gravi, secondo informazioni dell'Hospital Authority. La città promette che tutti coloro che hanno preso parte all'occupazione saranno arrestati, ma gli studenti, dal canto loro, promettono di non mollare. Nel solo weekend, sono state arrestate 154 persone, di cui 51 solo domenica scorsa. Cifre che diventanto esponenziali se si allarga lo spettro temporale: da giugno, la polizia ha arrestato 4.401 persone fra gli 11 e gli 83 anni. 

La reazione internazionale

L'Unione europea ha chiesto di mitigare l'”inaccettabile violenza” e l'eccessivo uso della forza, auspicando si ritorni ad “allentare le tensioni” e procedere a un “vero dialogo”. Secondo quanto ha riferito la portavoce del servizio di azione esterna dell'Ue, l'Europa guarda con “profonda preoccupazione” per “l'escalation delle violenze“. Secondo quanto riferisce l'agenzia Reuters, gli Stati Uniti parlano di “uso della forza ingiustificato” e invitano le parti ad astenersi dalla violenza impegnandosi in un dialogo costruttivo”. L'agenzia riferisce, inoltre, che fonti della Casa Bianca si sono rivolte alla Cina perché “tuteli la libertà di Hong Kong”, come previsto dalla dichiarazione congiunta sino-britannnica.

L'Alta Corte: “vietare le maschere è negazione dei diritti umani”

Intanto, anche l'Alta Corte ha inflitto un duro colpo ad Hong Kong, dichiarando incostituzionale il divieto dell'uso delle maschere introdotto lo scorso mese dalla governatrice Carrie Lam, che aveva fatto leva sulla legislazione d'emergenza per predisporre la restrizione delle proteste dei giovani durante l'estate. Secondo il network Rthk, l'Alta Corte ritiene questa misura “incompatibile con la Basic Law“, cioè la costituzione locale, ritenendo il divieto dell'uso delle maschere nelle manifestazioni pubbliche “una restrizione dei diritti fondamentali delle persone“. La norma sotto i riflettori risale al 1922 quando, ai tempi in cui Hong Kong era colonia britannica, le manifestazioni di piazza erano scoraggiate. Nelle proteste, infatti, diversi manifestanti indossavano maschere antigas, occhiali ed elmetti. Il governo della Regione amministrativa a statuto speciale li ha condannati con forza: “Tali atti hanno rappresentano una grave minaccia per la sicurezza del pubblico e compromesso gravemente l'ordine sociale”, aveva dichiarato un portavoce dell'amministrazione di Hong Kong, prospettando severe condanne per i manifestanti. Nell'escalation di violenze di ottobre, aveva fatto notizia l'incidente di uno studente ferito da un colpo di arma da fuoco esploso da un agente.

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