Ecco chi uccide la tigre siberiana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:09

Tigre siberiana a rischio: è colpa del mercato nero di legna. L’industria del commercio illegale del legname è la principale responsabile di questo scempio che trova proprio nell’Estremo Oriente Russo e in Siberia la principale fonte di approvvigionamento, riferisce Adnkronos. La tigre dell’Amur, o tigre siberiana, rischia di scomparire e la colpa è dell'uomo, in particolare del commercio illegale di legname. È la più grande delle nove sottospecie di tigre (di cui tre già dichiarate estinte) e sopravvive con 450 esemplari nell’Estremo Oriente Russo, ai confini che toccano la Mongolia, la Cina, la Corea e il Mar del Giappone. Rischia di scomparire per lo stravolgimento del suo ambiente vitale. Il suo habitat, puntualizza Adnkronos, è la foresta boreale di conifere, al di sotto della linea del circolo polare artico, che negli ultimi decenni ha dovuto affrontare tassi di deforestazione insostenibili per il mantenimento dell’intero ecosistema: solo nel 2017, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite riporta in Russia una perdita di 5,3 milioni di ettari di foresta, preceduta da una media annuale di 4,43 milioni di ettari a partire dal 2013. Il Wwf documenta che il futuro della tigre siberiana o dell’Amur, di cui sono rimasti 500 individui, dipende strettamente dalla conservazione dell’habitat forestale, dove la tigre caccia e si riproduce e dalla capacità di convivenza con le comunità dell’uomo. La conferma viene dal report La via della tigre, il primo a fare il punto sui conflitti uomo-tigre nell’estremo oriente russo.

Centri di riabilitazione

Il taglio legale e illegale delle foreste sta riducendo sempre di più i vasti territorio di cui la tigre dell’Amur ha bisogno per procacciarsi le prede. La diminuzione delle prede a causa della competizione con l’attività venatoria esercitata legalmente e illegalmente dalle comunità locali e il bracconaggio per il commercio e l’uccisione illegale a causa dei conflitti con le comunità locali. Sono queste le 3 sono le grandi minacce che mettono a serio rischio il futuro di questo felino straordinario, adattatosi ai climi freddi. I conflitti tra uomo e tigre dell’Amur sono la principale minaccia per questa sottospecie di tigre. Prevenire questi conflitti è una priorità per il futuro delle tigri dell’Amur, in quanto il più delle volte, questi conflitti, vengono risolti con l’uccisione della tigre. E su questo aspetto il Wwf lavora sin dal primo progetto di conservazione lanciato nel 1994. Tra il 2000 e il 2017 i centri di riabilitazione sostenuti del Wwf hanno ospitato 24 tigri. 13 sono state rilasciate in natura dopo aver ricevuto le cure necessarie, 6 sono morte a causa delle ferite riportate prima del trasferimento, 3 sono rimaste in cattività e 2 sono ancora in cattività nel centro Alekseevka. 10 delle 13 tigri rilasciate sono state marcate con trasmettitori GPS: di queste 5 sono tuttora segnalate come vive, 2 sono state uccise mentre il destino di 3 è tutt’ora incerto (potrebbero essersi liberate dal radiocollare). Oltre a riabilitare le tigri coinvolte nei conflitti, i centri svolgono l’importante compito di occuparsi dei cuccioli che hanno perso le loro madri a causa del bracconaggio e delle attività di ritorsione da parte dell’uomo durante i conflitti. Questi cuccioli rimangono nel centro finché non vengono ritenuti adatti al rilascio. Dopo il rilascio vengono monitorati, tramite rilevamento satellitare. La tigre dell'Amur o tigre siberiana abita nell'estremo oriente della Russia, una regione montuosa coperta per oltre il 90% da foreste. La regione ha un clima unico, combinando condizioni invernali, con neve e temperature molto basse, ad estati miti. Il Nord ha un clima continentale, mentre nel sud ci sono i monsoni. Queste condizioni eterogenee, evidenzia il Wwf, permettono la coesistenza di una varietà di animali del sud come tigri dell’Amur, leopardi dell'Estremo Oriente, gatti della foresta dell’Amur, martore dalla gola gialla, orso nero himalayano, goral, sika  e animali del nord per esempio cervi, caprioli, alci, cinghiali, orsi bruni, lupi, zibellini. L'area ha una popolazione umana relativamente piccola rispetto alle regioni abitate da altre sottospecie di tigre. Meno di 3,5 milioni di persone vivono nell’area di distribuzione della tigre dell'Amur o nelle sue immediate vicinanze.

I traffici killer

Sono oltre 100 mila le persone impegnate nella caccia legale. Al momento la tigre dell’Amur è catalogata come “Endangered” dalla lista rossa “Iucn”. Delle 7 sottospecie, la tigre dell’Amur è la più straordinaria per capacità di adattamento ai climi estremamente freddi della Siberia e per la bellezza degli animali. La pelliccia foltissima, le larghe zampe che le permettono di camminare sulla neve senza sprofondare, la testa grande e potente la rendono probabilmente il felino più spettacolare. Per il Wwf nelle aree in cui si verificano i conflitti (attacchi all’uomo o al bestiame) devono essere organizzate delle squadre di pronto intervento: Rapid Response Teams (Rrt) e allestiti dei Centri di riabilitazione e di monitoraggio (Rehabilitation Centres and Monitoring Facilities) per le tigri coinvolte nei conflitti, soprattutto se ferite o orfane. Gli Rrt,  cui Wwf offre supporto logistico, tecnico e materiale,  giocano un ruolo molto importante nel risolvere i conflitti rimuovendo animali feriti (che possono diventare molto pericolosi per l’uomo), malati o comunque non adatti alla vita in natura e portandoli nei centri, dove vengono riabilitate con l’obiettivo del successivo reinserimento in natura. Il centro di riabilitazione di Alekseevka (provincia di Primorsky) è stato istituito nel 2012. Mentre quello di Utyos nella Provincia di Khabarovsk nel 1991. Uno dei principali successi del Wwf nel sostenere questi centri di riabilitazione è quello di poter rilasciare tigri in natura. Ma devono essere potenziati gli sforzi antibracconaggio per evitare che i bracconieri possano approfittare delle situazioni di conflitto per uccidere le tigri. In questo modo sarà anche ridotto il numero degli animali feriti e dei cuccioli orfani.

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