L'eros nell'antichità pagana e cristiana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:44

Dall’età preistorica la sopraffazione dell’uomo sulla donna e meretricio sono inestricabilmente collegati. Gli studi antropologici individuano la divisione forzata tra sessualità maschile e femminile, già prima del passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, avvenuto 10 mila anni fa con l’introduzione dell’agricoltura. Insomma, più che il mestiere più antico del mondo, la prostituzione si configura come l’ingiustizia più radicata nella storia dell’umanità. Regolamentare la prostituzione è la più insopportabile e indegna delle menzogne che l’uomo si racconta da millenni. Codificare il mercimonio coatto equivale a negarne l’irriducibile iniquità. Se nel più antico testo legislativo dell’umanità (il codice di Hammurabi del 18° secolo avanti Cristo) si è regolamentata la prostituzione, è evidente quanto il fenomeno affondi le proprie malefiche radici nella notte dei tempi. Nell’Egitto dei faraoni le schiave del sesso erano le prigioniere di guerra e, persino il popolo ebraico, fin dagli albori della sua millenaria storia, affidava ai tribunali la gestione economica e sociale dell’attività delle prostitute. Meretrici, etère, cortigiane attraversano la civiltà greca e latina fino ad arrivare al Medioevo cristiano e musulmano e da lì al Rinascimento e all’età contemporanea, come ricostruisce Vern Leroy Bullough nel suo saggio “Storia della prostituzione”. Le prime case di tolleranza statali risalgono all’Atene del VI secolo avanti Cristo, all’epoca di Solone. Funzionari dello Stato (“pornotelones”) riscuotevano dal tenutario (“pornoboskos”) la tassa sulle rendite delle sue dipendenti. Le prostitute di strada, invece, si riconoscevano per la scritta “akolouthi” (seguimi) sui sandali e un magistrato si occupava del controllo del meretricio. “Nella Roma delle origini le prostitute si tingevano i capelli di rosso, indossavano la tunica invece della stola e ululavano come i lupi alla luna per attirare i loro clienti, per questo erano chiamate “lupe” (oltreché meretrici, da “merere” – guadagnare) e i lupanari erano i bordelli dell’epoca”, ricostruisce don Aldo Buonaiuto, sacerdote anti-tratta della Comunità Papa Giovanni XXIII nel suo libro d'inchiesta “Donne crocifisse” (Rubbettino, con la prefazione di Papa Francesco). Altri loro nomi erano: “fornicatrices” (da fornix, “arco”) perché adescavano sotto i ponti, “ambulatrices” (passeggiatrici) perché adescavano per strada e “lenoctilucae” (lucciole) perché uscivano di notte. Le prostitute erano di proprietà dei padroni di schiavi (“lenones”). Per Catone, il Censore: “è nei lupanari che i giovani devono soddisfare i loro ardori, piuttosto che attaccarsi alle donne sposate” e un Tribunale sorvegliava 32 mila prostitute.

Natura complessa

Nel mondo classico il pensiero religioso, i costumi sociali, la disparità tra i ruoli maschili e femminili, l'incontro-scontro tra uomini e donne, diedero vita a una particolare arte erotica, il cui studio può aiutare a comprendere la complessa natura di queste società. Questo non è quindi un saggio sulla sessualità nel mondo greco e romano, ma una percorso nell'immaginario visivo dell'erotismo classico, in cui i testi vengono trattati come illustrazioni allo scopo di capire, spiegare, e soprattutto far parlare le immagini. Offrire, ad esempio, al pubblico il corpo nudo degli atleti (quello delle donne sarebbe arrivato più tardi) fu un avvenimento sorprendente e dalle conseguenze enormi. Fornì infatti ai greci un'identità culturale che contribuì al loro periodo di splendore. In un universo in cui l'omosessualità e la schiavitù erano fortemente presenti, Roma impose una morale sessuale del tutto originale, in cui non mancò un tocco di senso dell'humour. Carmen Sànchez si serve di terrecotte, bassorilievi, sculture, vasi e altri reperti archeologici custoditi nei musei per mostrare come fosse la vita quotidiana del tempo e le relazioni tra greci e romani.

Testimonianze 

Diverso  il metodo di analisi scelto da Innocenzo Mazzini per analizzare l'eros nell'antichità pagana e cristiana. Va precisato che il suo non è un saggio accademico, non una sintesi critica della realtà e dell’ideologia erotiche dell’antichità- spiega il professor Innocenzo Mazzini, già ordinario di Storia della lingua latina all'Università di Macerata, autore di una quindicina di volumi e di più di 150 saggi su tematiche socio-storiche linguistiche- È un’antologia, abbastanza ampia, ma non esaustiva, di passi letterari e documenti significativi in tema di amore e sesso”. Il professor Mazzini, per lasua produzione scientifica, ha ricevuto premi e riconoscimenti,tra i quali International Academy oh history of science. A.v. Humboldt Stiftung, Certame capitolino “I vari brani e documenti del libro sono di paternità diversa: intellettuali, poeti, medici, monaci e asceti , gente comune, pittori e scultori; alcuni sono noti, altri del tutto sconosciuti; alcuni letti e studiati nelle scuole, altri da sempre messi all’indice- sottolinea l'autore-. Molto ampia è la distribuzione cronologica: 13 secoli. Il tutto, pur nella diversa natura e nell’ampia distribuzione temporale, si integra e fornisce un quadro del tema articolato, completo. Colui che legge con attenzione si rende conto come i vari brani e documenti, pur nelle loro differenze stilistiche e formali, riflettono realtà sociali e culturali, in parte tipiche di determinati periodi storici, ma soprattutto eternamente umane”. Dai vari brani e documenti emergono i drammi psicologici dell’amore tradito e di quello impossibile, la gioia inebriante di quello corrisposto, le paure del primo rapporto, la spavalderia e le vanterie del maschio, i trucchi femminili per attirare il maschio, le tecniche della conquista da parte del maschio, la miseria della prostituzione e le rivalità impietose tra prostitute/i giovani e vecchie/i, le pulsioni omosessuali prova di virilità per l’attivo, fonte di vergogna e infamia per il passivo, la violenza e la vergogna dell’incesto e dello stupro, il profondo disagio di chi non si riconosce nel proprio sesso fisico, i complessi e la mortificazione dei castrati, forme meno comuni e tuttavia esistenti di sesso quali la necrofilia e zoofilia.

Omnia munda mundis

Nella bibliografia, non esaustiva (saggistica e traduzioni in italiano di opere greche e latine) sono segnalati soprattutto studi facilmente accessibili, sia perché in italiano, sia perché relativamente recenti come anche traduzioni in collane di grande diffusione. La disposizione del vario materiale in sequenza cronologica può consentire al lettore, da un lato di relazionare i diversi atteggiamenti in fatto di amore e sesso alle condizioni ideologiche, politiche e sociali volta per volta dominanti, dall’altro di intuirne le dinamiche eterne e quelle variabili nel tempo. Talora alcune parti dei brani riportati sono tagliate, non per un pudore del tutto fuori luogo in questo caso (omnia munda mundis), ma perché non essenziali al tema. I tagli possono riguardare anche passi di valore poetico, tuttavia non documentario; è questo secondo aspetto che, in questa sede, interessa in primo luogo. La traduzione, che tiene conto anche di un pubblico non specialista, non sempre, per motivi di chiarezza e comprensibilità, è rigorosamente letterale, mai tuttavia viene travisato il senso dell’originale. Talune annotazioni, che possono apparire banali per chi possiede buona conoscenza del mondo antico e della sua letteratura, sono funzionali ad un pubblico inesperto dell’antico e tuttavia desideroso di conoscere un patrimonio, che è anche il suo.

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