Ciao 2019: dodici mesi in dodici scatti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:46

Non è stato un anno semplice il 2019, quello delle grandi proteste mondiali, di un possibile impeachment per un presidente americano ma anche delle stragi dettate dall'odio, della politica altalenante, dell'avanzamento delle destre, delle lotte per il clima, delle foreste che bruciano e dei ghiacci che si sciolgono. Niente di particolarmente nuovo se non che le lotte proprie di ogni epoca assumono improvvisamente un aspetto globale: l'ondata di rivendicazione democratica che infiamma Hong Kong ottiene risonanza mondiale, così come l'insurrezione dei Paesi sudamericani contro i piani di austerità dei governi, mentre Greta Thunberg trasforma la solitaria protesta per il clima a Stoccolma in un movimento internazionale di giovani difensori del clima. E' il web il veicolo dell'aggregazione (e anche della divisione), capace di radunare migliaia di persone con un passaparola ma anche di creare accesi dibattiti a colpi di tweet. Ma l'anno che chiude la decade degli Anni Dieci (e, per inciso, il primo ventennio del Duemila) certifica l'apoteosi dei mezzi di comunicazione di massa e la raggiunta globalizzazione totale: la Terra si raccoglie in mondovisione davanti a Notre Dame che brucia, mobilitandosi di fronte alla distruzione di un simbolo così come davanti all'Amazzonia che va in fumo. Al 2020 il compito di restituire qualcosa di più di un'interazione virtuale.

 

Gennaio – Juan Guaidò si autoproclama presidente del Venezuela


Juan Gauidò si autoproclama presidente ad interim del Venezuela – Foto © Miguel Gutierrez – L'Expresso

Dopo un 2018 estremamente duro, il nuovo anno si è aperto con la certificazione della crisi per il Venezuela. Si comincia il 5 gennaio, con il giovane leader delle opposizioni al presidente Maduro, Juan Guaidò, che viene eletto alla presidenza del Parlamento venezuelano, nonostante l'organismo sia stato esautorato e soppiantato dall'Assemblea nazionale costituente. Cinque giorni dopo, Guaidò apre ufficialmente la crisi, contestando l'ufficio del presidente eletto, supportato dalle folle e dai partiti che si oppongono alla rielezione di Maduro. Il 23 gennaio, il caso diventa di respiro internazionale: Juan Guaidò, durante l'ennesima piazza, si autoproclama presidente ad interim del Venezuela, di fatto aprendo la contesa sulla destituzione dell'eletto Maduro. Nel giro di pochi giorni, al suo fianco si schierano potenze internazionali come Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Canada e Brasile, che ne riconoscono l'autoelezione. La mossa del presidente dell'Assemblea nazionale ottiene risonanza, senza riuscire però a influire direttamente sulla crisi del Paese, a oggi fra quelli più in sofferenza del continente latinoamericano, pur alle prese con un'ondata di dissenso che ha in dodici mesi coinvolto in serie Ecuador, Cile e Bolivia. 

 

Febbraio – Nasce la Repubblica di Macedonia del Nord


L'affissione di un cartello con la nuova denominazione – Foto © Afp

Risolve una contesa epocale la stretta di mano fra Macedonia e Grecia sul Lago di Prespa. In virtù dei risultati della consultazione referendaria (non vincolante) del 30 settembre 2018, pur senza il quorum necessario, i cittadini macedoni si mostrano favorevoli (94,18% dei sì, a fronte di appena un 36,91% di votanti) al cambio di nome per il proprio Paese. Occasione colta dal primo ministro macedone, Zoran Zaev, che porta in Parlamento la risoluzione con la quale chiede (e ottiene) la revisione della Costituzione a gennaio 2019. Il via libera arriva anche dalla Grecia del premier Alexis Tsipras, che approva l'accordo dandosi appuntamento per la sottoscrizione definitiva a Prespa in giugno, confine naturale fra i due Paesi. In sostanza, l'accordo (entrato in vigore dal 12 febbraio) stabilisce per Skopje la nuova denominazione di Repubblica di Macedonia del Nord, risolvendo la disputa storico-territoriale sul nome Macedonia, ufficialmente iniziata dopo l'indipendenza dalla Jugoslavia ma che affondava le proprie radici ai tempi di Alessandro Magno. 

 

Marzo – Massacro islamofobo a Christchurch


Fiori e una bandiera neozelandese sul luogo di una delle due stragi a Christchurch – Foto © B&T

Il più grave fatto di sangue della storia del Paese. Di fronte a questo si trova la Nuova Zelanda, all'indomani della doppia carneficina che un suprematista islamofobo decide di compiere in due moschee della città di Christchurch, sull'Isola del Sud. Il killer agisce a volto scoperto, autofilmando se stesso e le sue armi, vergate dal nome di noti personaggi responsabili di fatti di sangue ai danni di persone di fede musulmana: saranno 51 i morti, nelle sparatorie della moschea di Al Noor e del centro islamico di Linwood. L'assassino diffonde il suo video su Facebook prima di essere arrestato e apparire in tribunale esibendosi in un gesto che richiama il suprematismo bianco, senza mai mostrare segni di pentimento. La premier neozelandese, Jacinda Ardern, fa visita alla comunità musulmana di Christchurch per poi negare al terrorista ogni memoria: “Quando parlo sarà senza nome. E imploro tutti voi e tutti quanti: pronunciate forte il nome di chi è rimasto senza vita, non quello di chi gliel’ha tolta, la vita. Forse cercava notorietà, ma noi in Nuova Zelanda non gli daremo nulla. Nemmeno il suo nome”.

 

Aprile – Un incendio devasta Notre Dame


La fléche di Notre Dame divorata dal fuoco – Foto © France Press

E' l'incredulità a far breccia nel cuore dell'Europa prima ancora che il dolore quando, nella sera del 15 aprile, la Cattedrale di Notre Dame, icona secolare della fede cristiana del Vecchio continente, inizia a bruciare davanti agli occhi attoniti e sconvolti dei parigini. Il fuoco che avvampa sul tetto dell'edificio, avvolgendo i campanili di una coltre di fumo scuro, è visibile da ogni lato della città e, in mondovisione, sugli schermi di ogni Paese. La grande guglia crolla, liquefatta dal rogo, assieme a una delle certezze dell'Europa: l'intoccabile magnificenza della Cattedrale di Parigi. Quando le fiamme scompaiono, la cristianità si trova davanti a una chiesa ferita, privata integralmente del tetto e delle sue antiche travi, minata nella sua stabilità architettonica ma non nella fermezza della sua fede. Mentre si indaga sulle possibili cause, il mondo intero si mobilita, tra preghiere e contributi alla futura ricostruzione. Pochi giorni dopo, quando una serie di attentati terroristici macchierà di sangue la Pasqua cristiana in Sri Lanka, provocando 253 morti, gli si chiederà di fare lo stesso.

 

Maggio – L'Europa al voto


Ologramma per le Elezioni europee sul Palazzo dell'Europarlamento a Strasburgo – Foto © Reuters

Non solo il rinnovamento dei principali organi istituzionali dell'Europa ma anche un banco di prova su diversi fronti: tiene banco il tema Brexit e le Elezioni del 23-26 maggio sono l'occasione per lanciare qualche significativo messaggio di unità. Ma anche tante realtà locali vedono nel voto europeo l'occasione per tirare le somme sul piano politico interno. Non fa eccezione l'Italia, prossima – almeno sul piano delle tempestiche – a una crisi di governo che avrebbe alzato ulteriormente le temperature estive: le elezioni premiano la Lega di Matteo Salvini, che guadagna 24 seggi chiudendo a 28+1 e confermandosi primo partito del Paese. Probabilmente l'incentivo sufficiente a convincere il leader a giocarsi il tutto per tutto in Italia, mentre per Bruxelles e Strasburgo (e anche per i 27 e mezzo) si apre la partita delle nomine. Ne uscirà il nome della tedesca Ursula von der Leyen, prima donna alla guida della Commissione europea.

 

Giugno – Il Ponte Morandi viene demolito


La detonazione che distrugge definitivamente il Ponte Morandi – Foto © Vincenzo Pinto/Afp

Il 28 giugno, cinquantandue anni dopo la sua inaugurazione e quasi uno dopo la tragedia del 14 agosto 2018, il Ponte Morandi cessa di esistere. Le pile strallate 10 e 11, scampate al crollo parziale che aveva ucciso 43 persone alla vigilia di Ferragosto, vengono fatte implodere con l'utilizzo di 500 chili di dinamite, ponendo per sempre fine alla storia del Viadotto Polcevera così come era stato conosciuto fino a quella drammatica mattina di pioggia. E' un momento iconico per la città di Genova, ancora ferita per la tragedia subita ma fiduciosa in quello che le istituzioni italiane definiscono un progetto di memoria, non solo di ricostruzione, che darà vita al nuovo ponte. I lavori, sulla base del progetto donato alla città dall'archistar Renzo Piano, iniziano immediatamente. L'obiettivo è restituire a Genova un viadotto sicuro, lì dove sorgeva il suo predecessore, come monito perenne su ciò che è stato ma anche come augurio per quello che verrà.

 

Luglio – Hong Kong, tramonta l'Extradition bill


Folla di manifestanti a Hong Kong contro l'Extradition bill – Foto © Epa-Efe/Jerome Favre

E' all'inizio del mese che il governatore della città di Hong Kong, Carrie Lam, definisce “morto” il disegno di legge sull'estradizione in Cina, motivo scatenante di un'ondata di proteste che, già da mesi, stava infiammando la città di Hong Kong. E' il primo risultato di rilievo conseguito dai giovani manifestanti, che sullo slancio del dissenso sull'Extradition bill, si schierano in massa contro l'autorità centrale di Pechino, invocando un rilancio della democrazia nel Porto profumato, che possa in tal modo rivendicare un'autonomia maggiore e una sempre minore dipendenza dai dettami giurisdizionali della Repubblica popolare cinese. La città è teatro letteralmente di una sollevazione popolare, le strade diventano campi di battaglia, le università la roccaforte di chi tenta di resistere agli assedi della Polizia, a più riprese accusata di repressione violenta. Le elezioni dei Consiglieri distrettuali del novembre successivo certifica il successo dei partiti pro-democrazia, legittimando da un punto di vista politico mesi di rivolta. Un primo passo verso l'obiettivo, relativo su un piano politico ma di fortissima caratura simbolica.

 

Agosto – L'Amazzonia brucia


L'Amazzonia brucia – Foto © Victor Moriyama/AFP-Getty

Fiamme colossali, intere porzioni di territori andate in fumo e un colpo durissimo, universalmente riconosciuto, alla salute del nostro pianeta. E' un dramma di proporzioni enormi quello che coinvolge l'Amazzonia, regione sede della più grande foresta pluviale della Terra, costretta a far fronte a un'emergenza incendi senza precedenti, con un'impennata di roghi che l'Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile indica addirittura dell'83%. Sul banco degli accusati finisce in primis il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, accusato di anteporre interessi economici alla salute del clima terrestre: le organizzazioni impegnate nella salvaguardia della foresta indicano l'insediamento del presidente a Planalto come il punto di svolta in negativo, poiché coincidente con l'incremento della politica di sfruttamento di risorse minerarie e della conseguente opera di deforestazione dei taglialegna. Senza considerare che i roghi non devastano solo l'apporto di ossigeno all'uomo ma anche le biodiversità e gli ecosistemi, oltre che la casa ancestrale degli ultimi popoli incontattati della Terra.

 

Settembre – Nasce il Conte II


L'autopassaggio della campanella del premier Giuseppe Conte, che inaugura la sua seconda legislatura – Foto © Maurizio Brambatti/Ansa

I “pieni poteri” invocati da Matteo Salvini e mantra posto all'apice della crisi di governo inaugurata ad agosto, si traducono con il passaggio dell'ex vicepremier all'opposizione dopo che, in meno di un mese di dibattito e trattative, la maggioranza riesce a ricomporsi con un nuovo colore, attraverso l'unione degli ex componenti dell'esecutivo gialloverde, il Movimento 5 stelle, e le sinistre composte da Pd, LeU e della necostituita Italia Viva dell'ex segretario dem Matteo Renzi. Il governo viene ricomposto da Giuseppe Conte, che mette insieme la nuova maggioranza giallorossa inaugurando il Conte II sotto l'ondata di protesta delle opposizioni, Lega davanti a tutti, che accusa anche gli ex colleghi pentastellati di aver preferito restare al governo piuttosto che restituire il voto agli italiani.

 

Ottobre – Fonte di Pace: la Turchia attacca i curdi del Rojava


Un bambino osserva l'avanzata dei corazzati turchi – Foto © Ap

La chiama Fonte di Pace Ankara ma è un'operazione militare invasiva a tutti gli effetti. Per la terza volta, la Turchia sconfina nel nord della Siria, mettendo nel mirino la minoranza curda, decisivo supporto – grazie allo schieramento delle Unità di protezione popolare (Ypg) e dei battaglioni femminili (Ypj) – alla lotta contro i miliziani jihadisti di Daesh al fianco degli Stati Uniti (che si ritirano dalla zona, dando via libera all'offensiva turca). L'obiettivo è la creazione della cosiddetta “zona cuscinetto” nell'enclave curdo-siriana del Rojava, impedendo allo stesso tempo la costituzone di un'autonomia del Kurdistan siriano. La manovra è rapida, vista anche la disparità di forze in campo, con l'esercito turco che via terra e via aerea guadagna terreno nella pressoché totale immobilità delle potenze occidentali, mentre i curdi siriani denunciano violazioni dei diritti umani e, in molti casi, di attacchi nei confronti della popolazione civile.

 

Novembre – L'Albania trema


Edifici distrutti a Durazzo, in Albania – Foto © Reuters

Una faglia adriatica che si muove e l'Albania che, in qualche secondo, si trova di fronte a uno dei più gravi terremoti della sua storia. Nella notte del 26 novembre, alle 3.54, una scossa a 12 chilometri da Mamurras abbatte diversi edifici a Durazzo, Alessio e Tirana, provocando in tutto 51 morti, 2 mila feriti e oltre 4 mila sfollati. La breve distanza da altri gravi sismi pone numerosi interrogativi, con gli esperti a parlare di un movimento tettonico in corso lungo la faglia dell'Adriatico, lentissimo ma in grado di assestare colpi devastanti: “Non sappiamo nemmeno se il movimento sia collegato alla placca maggiore o se sia un pezzo a sé stante – aveva spiegato a In Terris il sismologo Ingv Salvatore Mazza – ma sappiamo che, al momento, sta scorrendo sotto la penisola italiana, provocando dei terremoti a qualche decina di chilometri di profondità”.

 

Dicembre – Annuncio di Nancy Pelosi: processo di Impeachment per Donald Trump


La speaker dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, annuncia la messa in stato d'accusa di Donald Trump – Foto © Reuters – Kevin Lamarque

Il dossier Ucraina riesce, paradossalmente, dove aveva fallito quello sulla Russia: la controversa vicenda del Kievgate investe il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che dopo aver superato il muro dell'indagine di Robert Mueller sulle presunte interferenze russe nelle presidenziali del 2016, rischia l'impeachment sulla telefonata intercorsa con il pariruolo ucraino Volodymyr Zelenskij, al quale chiese di indagare sulla società di cui Hunter Biden, figlio del candidato democratico Joe, rivestiva il ruolo di consigliere all'interno del Cda. La richiesta di Trump viene additata come abuso di potere da parte dell'opposizione democratica in piena camapgna elettorale per le primarie del partito e la Camera dei Rappresentanti, proprio a maggioranza dem, avvia le procedure per l'istituzione del processo di destituzione del presidente. Le testimonianze ottengono risonanza, coinvolgendo diversi nomi di spicco dello staff presidenziale, coincidendo infine con la messa in stato d'accusa del Tycoon decisa dalla Commissione Giustizia della Camera, che passa la palla al Senato per il vero e proprio processo: abuso di potere e ostruzione del Congresso le ipotesi di reato formulate. Trump entra così nella storia come non avrebbe voluto, in quanto terzo presidente a subire un processo di impeachment.

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