Giornata Vittime Guerra Chimica: perché le armi chimiche sono un pericolo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04

La Giornata della Memoria delle Vittime della Guerra Chimica è un evento annuale che si tiene ogni 30 novembre. La Giornata è stata istituita l’11 novembre 2005 durante la Conferenza degli Stati membri delle Nazioni Unite per ribadire l’impegno dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW) all’eliminazione totale della minaccia di tali armi promuovendo in tal modo gli obiettivi di pace, sicurezza e multilateralismo. Inoltre, scopo della Giornata è anche quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi mondiali sull’abolizione di quest’arma distruttiva.

Cosa sono le armi chimiche

Un’arma chimica è una sostanza chimica utilizzata per causare morte o danni intenzionali attraverso le sue proprietà tossiche. Anche le munizioni, i dispositivi e le altre apparecchiature progettate specificamente per armare sostanze chimiche tossiche rientrano nella definizione di armi chimiche.

La storia del disarmo chimico

La storia degli sforzi internazionali per raggiungere il disarmo chimico – culminati nella Convenzione sulle armi chimiche del 1993 – è iniziata più di un secolo fa. Le armi chimiche furono usate su vasta scala durante la prima guerra mondiale, causando più di 100.000 vittime e un milione di feriti. Tuttavia, non furono più utilizzate in Europa durante la seconda guerra mondiale.

Dopo la seconda guerra mondiale, e con l’avvento del dibattito nucleare, diversi Paesi si sono progressivamente resi conto che il valore marginale di avere armi chimiche nei loro arsenali era limitato; al contrario, la minaccia rappresentata dalla disponibilità e dalla proliferazione di tali armi rese necessario stilare un documento che le vietasse esplicitamente: la Convenzione sulle armi chimiche. Nel preambolo, si stabilisce che “per il bene di tutta l’umanità, è necessario escludere completamente la possibilità dell’uso di armi chimiche”.

Maschere antigas

La convenzione sulle Armi chimiche

La Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, della produzione, dell’immagazzinamento e dell’uso di armi chimiche e sulla loro distruzione (abbreviata come “Convenzione sulle armi chimiche” o CWC) è composta da un preambolo, 24 articoli e 3 allegati: l’allegato sui prodotti chimici, la verifica allegato e l’allegato sulla riservatezza. Adottata nel 1993, entrò in vigore il 29 aprile 1997.

“I conflitti in cui sono state utilizzate armi chimiche sono purtroppo tanti. Il loro debutto risale alla Prima guerra mondiale. Le abbiamo impiegate anche noi italiani in Etiopia. Più recentemente, ne è stato segnalato l’impiego sistematico da parte di Saddam Hussein, tanto contro l’esercito iraniano quanto per colpire i curdi, che riteneva avessero simpatizzato con Teheran. Si sono valsi di aggressivi chimici anche alcuni terroristi giapponesi, per condurre un attacco nella metropolitana di Tokyo. Nell’ultimo decennio, si sono infine registrate numerose segnalazioni in Siria. Le armi chimiche non si sono mai rivelate decisive. Sembrano avere una valenza esclusivamente tattica, a differenza delle armi nucleari”.

Siria e uso di armi chimiche sui civili: quale verità?
“Esiste una verità ufficiale, che per ora fa testo. Il regime di Assad ne ha fatto uso e ha dovuto riconoscere di possederne, prima di accettarne lo smantellamento per sfuggire ad una rappresaglia internazionale che sarebbe stata certamente devastante. Tuttavia, è altamente probabile che i lealisti non siano stati gli unici ad impiegare aggressivi chimici in Siria. Un giorno, forse, ne sapremo di più”.

Guerra chimica e guerra nucleare: quale rapporto?
“Si è a lungo sostenuto che le armi chimiche fossero l’atomica dei poveri, ma l’esperienza storica dimostra che si tratta di un paragone che non regge. Alle armi chimiche sono state assegnate funzioni tattiche e non hanno esercitato alcuna efficace forma di dissuasione. Le armi nucleari coprono invece tutto lo spettro delle possibilità. E sono riuscite a garantire la pace tramite il cosiddetto ‘equilibrio del terrore’. In altre parole, funzionano anche quando restano nei bunker”.

Una guerra chimica non arreca danni solo agli esseri viventi, ma anche all’ambiente. Si rischia una concatenazione di eventi distruttivi in più fasi, e non solo nell’immediato, che alla fine ricadrebbero comunque sull’uomo?
“Non esiste una guerra che non sia un incubo per chi la combatte, chi la subisce, chi la perde e persino chi la vince. Certamente sono possibili danni ambientali, ma la funzione principale delle armi chimiche è determinare degli shock locali che poi vengono sfruttati dalle unità regolari. Fu così ad Ypres, in Belgio, il 14 aprile 1915 quando per la prima volta vennero utilizzati i gas asfissianti a base di cloro. E anche sul fronte iraniano-iracheno. Nessuno le ha impiegate in massa contro le città. Per questo scopo si sono preferite munizioni più tradizionali e, almeno nel 1945, le bombe atomiche”.

Soldati a Ypres (Belgio) durante la Prima guerra mondiale

Lei ha scritto molti saggi sulla politica Usa. Qual è la posizione degli Stati Uniti sulle armi chimiche? E’ cambiata nel corso degli anni?
“Gli Stati Uniti considerano l’uso delle armi chimiche come un illecito internazionale. Non mi pare che la loro valutazione sia mai cambiata”.

Vuole fare una sua conclusione?
“La mia sensazione è che le armi chimiche preoccupino soprattutto in relazione all’eventualità che se ne impossessino delle organizzazioni terroristiche. Attentati condotti con gas nervini potrebbero infatti generare davvero alti numeri di vittime, paralizzando intere società. Nel caso del terrorismo, del resto, l’effetto politico viene ottenuto tramite azioni tattiche limitate. In guerra è diverso: da sole le armi chimiche non possono vincerle. A differenza delle armi nucleari e, probabilmente, di quelle batteriologiche”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.