Tiani (Siap): “La criminalità recluta gli impoveriti dalla pandemia”

Intervista di Interris.it al segretario generale del Sindacato italiano appartenenti polizia sui pericoli per l'ordine pubblico della fase 2 e sui contraccolpi economico-sociali dell'emergenza sanitaria

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:13
“E’ indispensabile proseguire il monitoraggio del territorio: la pandemia sta provocando contraccolpi sociali ed economici pesantissimi e mai come adesso l’ordine pubblico va tenuto sotto costante osservazione“, spiega a Interris.it Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap (Sindacato italiano appartenenti Polizia). Il leader sindacale dei poliziotti focalizza situazioni concretamente riscontrate sul campo per inquadrare la realtà post-Covid alla luce di una lunga esperienza cominciata alla Digos di Napoli e proseguita nei principali uffici investigativi d’Italia.
Il ministero degli Interni ha segnalato il “rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata nella fase 2”. Dopo il lockdown, qual è la condizione della sicurezza pubblica?   
“Già prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria, il Paese viveva una stagione di profonda difficoltà produttiva ed occupazionale. A ciò si aggiunge che in Italia, nonostante i risultati conseguiti negli ultimi anni dallo Stato nella lotta alla criminalità organizzata, il radicamento e la pervasività delle mafie restano forti, soprattutto nel Mezzogiorno. In questa condizione le conseguenze economico-sociali del Covid diventano esplosive”.
A cosa si riferisce?  
“Nella crisi provocata dal coronavirus ci sono centinaia di migliaia di persone che si ritrovano senza soldi in tasca per fare la spesa. La chiusura della attività economiche è stata giusta e necessaria per rallentare la diffusione del contagio, ma ha ridotto all’indigenza fasce di popolazione che si sostenevano attraverso occupazioni in nero e lavori non regolarizzati. E’ principalmente in questa zona grigia che si moltiplicano che le situazioni emergenziali delle nuove povertà. Sono sacche di disperazione da non perdere di vista”.
Qual è il loro identikit sociale?
“Si tratta degli impoveriti dal Covid che non sanno più come far fronte a mutui, rate della macchina e spese familiari di prima necessità. In una situazione di completo smarrimento, molte persone finiscono per essere attratte dalla criminaltà organizzata”.
Cosa comporta tutto ciò per l’ordine pubblico?
“Se gli aiuti dello Stato non arrivano in tempo utile e non finiscono effettivamente nella mani dei bisognosi, si determina una fase di complessiva difficoltà per l’ordine pubblico”.
Vede consapevolezza di questa urgenza?
“Ho lavorato con cinque capi della Polizia e va riconosciuto a Franco Gabrielli di avere una visione illuminata dell’adeguamento richiesto alle forze di polizia dalla società attuale. Il ministero dell’Interno ha opportunamente proprogato le misure di controllo del territorio previste durante il lockdown dall’amministrazione delle pubblica sicurezza. E’ un’attenzione capillare e ininterrotta che rimane giustamente in vigore anche nella fase 2 per evitare assembramenti e situzioni di pericolo per la salute collettiva”.
 Più pattuglie in circolazione, quindi?
“Sì ma non solo più volanti in giro per le città ma anche un rafforzamento del servizio su autostrade, infrastrutture, reti ferroviarie, aeroportuali e portuali. E’ una sollecitudine che contribuisce ad affermare la presenza di uno Stato non tiranno ma impegnato nel monitoraggio, a supporto dei cittadini. Inoltre questa presenza consente di poter captare immediatamente sul territorio fenomeni socialmente pericolosi da stroncare prima che degenerino in qualcosa di più grave”.  Una camionetta anti-sommossa riconvertita – Foto © Repubblica
Quale lezione si può trarre dalla pandemia?
“L’emergenza sanitaria ha rafforzato la collaborazione e il coordinamento con il personale della polizia locale. Attraverso commissariati e questure si è ottimizzato l’impiego delle forze in campo e questo è un risultato molto positivo. così come lo è il fatto che sia stati pagati gli straordinari agli agenti che hanno garantito una maggiore presenza in servizio durante il lockdown”.
Quanto incidono i clan sul tessuto sociale duramente provato dalla crisi-Covid?
“Ci sono stati notevole passi avanti nel contrasto alla criminalità organizzata. Negli ultimi due anni, in particolare, sono state sgominate nuove organizzazioni nella fase stessa della loro strutturazione. Però, soprattutto in alcune aree del Mezzogiorno, la depressione economica causata dalla pandemia sta facendo riemergere antiche piaghe”
Può farci un esempio?
“Viene spontaneo pensare al punto forte della criminalità organizzata e cioè la disponibilità di denaro. Da qui scaturisce l’aumento dell’usura e del reclutamento di manovalanza per attività illegali. Maggiore è la diffuisione del disagio, più è forte l’attrazione esercitata dalle mafie su chi ha bisogno”.
Teme esplosioni di rabbia? 
“Non ho mai creduto che un lavoratore che perde lo stipendio possa improvvisarsi scippatore o rapinatore, però esiste il rischio di manifestazioni pubbliche che sfocino nella violenza. La rabbia di persone che hanno perso tutto può canalizzarsi in direzioni pericolose che mettano a repentaglio l’ordine pubblico”.
In quali contesti ravvisa un rifgio maggiore?
“La criminalità organizzata ha la possibilità di mettere i soldi in mano alle persone e, per chi vive al limite, l’illegalità può diventare l’ultima spiaggia. In quartieri problematici e in un momento di difficoltà generalizzata, tanti possono finire per accettare le proposte del crimine organizzato. E’ un terreno di coltura che lo Stato deve prosciugare attraverso gli auti alle fasce sociali maggiormente impoverite dalla pandemia”.

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