Tecnologia per il bene comune: dalla robotica medica all’industria 4.0

I nuovi scenari applicativi. Robotica collaborativa: sensori tattili in fibra ottica e intelligenza artificiale per lo sviluppo di una nuova pelle artificiale sensorizzata. “È una tecnologia abilitante chiave per l’interazione sicura tra robot, ambiente e persone”

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Tecnologia

La tecnologia al servizio del bene comune. I robot sentono e percepiscono grazie a una pelle artificiale. Destinata a cambiare l’interazione con le persone e l’ambiente circostante. Lo studio è pubblicato su “Nature Machine Intelligence“. Ed è coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. Un balzo in avanti, per la tecnologia e la scienza, che apre nuovi scenari applicativi. Dalla robotica medica all’industria 4.0. Consentendo ai robot di assistere le persone nel modo più sicuro. In ambito lavorativo. E nelle azioni quotidiane.tecnologia

Tecnologia d’avanguardia

Calogero Oddo è coordinatore dello studio. E Mariangela Filosa co-autrice. Consentire l’interazione fisica in sicurezza delle macchine con ambiente e persone è ora possibile. Integrando una nuova pelle artificiale sensorizzata sui robot collaborativi. Lo dimostra uno studio coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. In collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia. Le università Sapienza di Roma e Campus Bio-Medico di Roma e Ca’ Foscari Venezia. E e con il centro di competenza Artes 4. Il funzionamento di un’innovativa pelle artificiale emula una famiglia di corpuscoli della pelle umana. Ossia i recettori chiamati corpuscoli di Ruffini. “Si tratta di una tecnologia innovativa di tatto artificiale”, precisa Calogero Oddo, professore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. Aggiunge il coordinatore scientifico dello studio: “Abbiamo mostrato la capacità di codificare, su un’area larga e con geometria complessa, due proprietà. Fondamentali e caratteristiche della percezione tattile umana. Cioè la localizzazione del punto di contatto. E l’intensità della forza con cui il robot interagisce con l’ambiente.”tecnologia

Sensori

Ecco, dunque, la “pelle biomimetica che abbiamo realizzato”, illustra Mariangela Filosa. Dottoranda dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e co-autrice dello studio. E’ “costituita da una matrice polimerica soffice. Che integra sensori fotonici a reticolo di Bragg”. precisa la scienziata. Edoardo Sinibaldi è ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia. E ha co-supervisionato questo studio dal punto di vista scientifico. “Abbiamo utilizzato l’integrazione tra intelligenza fisica e intelligenza artificiale”, sottolinea. Il posizionamento dei sensori all’interno della pelle artificiale, infatti, si basa sull’intelligenza fisica. Affinché “si parlino tra loro” tramite la pelle stessa, i sensori devono essere posizionati. A una certa distanza e profondità.pandemia

Griglie di calcolo

L’interpretazione del segnale prodotto dai sensori impiega l’intelligenza artificiale. Inoltre, prosegue Edoardo Sinibaldi, siamo riusciti a “ottenere risultati più accurati dagli algoritmi di intelligenza artificiale”. Usando un insieme di griglie di calcolo. Come spesso viene fatto per problemi di fluidodinamica computazionale. A testimonianza del fatto che questo campo di ricerca può essere affrontato efficacemente. Attraverso un approccio multidisciplinare”. Una tecnologia che si inserisce nel quadro della cosiddetta robotica collaborativa. Con scenari diversi. Come la robotica medica. La robotica chirurgica. La robotica per l’assistenza personale. Ciò permetterà ai robot di interagire con le persone. Assistendole nel modo più sicuro nei compiti quotidiani. Un altro scenario è quello dell’industria 4.0. Il robot, infatti, potrà diventare un compagno del lavoratore e della lavoratrice. Permettendo di alleviare i compiti e la fatica fisica. E riducendo l’incidenza degli infortuni sul lavoro.

 

 

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