Un mondo senza poveri è possibile?

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Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti dell'uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro”. Le parole di padre Joseph Wresinski risuonano ancora, scuotendo le nostre coscienze, a 31 anni dalla prima edizione della Giornata mondiale del rifiuto della miseria, celebrata il 17 ottobre 1987 da 100 mila attivisti sul sagrato dei diritti umani del Trocadero di Parigi. 

Povertà e fame

Da allora (e in particolare col riconoscimento Onu della ricorrenza, avvenuto nel 1992) l'eliminazione della povertà è uno degli obiettivi perseguiti con maggior forza dalle organizzazioni internazionali e umanitarie. Il primo, ambizioso, step porta la data del 2030 ed è quello della “Fame zero“, attorno a cui si è concentrata la Giornata mondiale dell'alimentazione, andata in scena ieri. Miseria e malnutrizione, del resto, sono due facce della stessa medaglia, perché laddove non c'è lavoro c'è indigenza e, quindi, carenza di risorse per sopravvivere. Da qui, dunque, bisogna partire. Dallo spaventoso dato diffuso da Save The Children: 5 bambini morti ogni minuto al mondo per la fame, 7mila ogni giorno. Moltiplicate il numero per 365 e lasciatevi spaventare dalla quantità di vite perdute in un anno. I due leviatani (povertà e malnutrizione) si nutrono – loro sì – delle stesse criticità: disuguaglianze, cambiamenti climatici, analfabetismo, disoccupazione, precarie condizioni igienico sanitarie e tanto altro. Tutti elementi che pregiudicano lo sviluppo e rendono arduo l'approvvigionamento idrico e alimentare. 

I dati

In termini generali si parla di povertà assoluta quando un individuo, una comunità o gli abitanti di una determinata zona sono costretti a vivere con un reddito inferiore a 1,90 dollari al giorno (1,63 euro). Una somma irrisoria per noi occidentali ma che (in alcuni Paesi) consente di acquistare cibo, medicinali e acqua e, quindi, di condurre un'esistenza dignitosa. Sembra impossibile che, nel 2018, al mondo esistano ancora persone che non riescono a raggranellare nemmeno 1,63 euro al giorno; invece succede, e non di rado. Basti pensare che, secondo l'ultimo rapporto della Banca mondiale, la miseria estrema riguarda circa 902 milioni di individui, poco meno di un settimo degli abitanti del globo, 15 volte il numero dei cittadini italiani. Di questi, 430 milioni si trovano nell'Africa subshariana, che copre il 42,7% del totale, rappresentando la regione più povera del pianeta. Seguono l'Asia meridionale (18,8%), l'Asia orientale e la zona del Pacifico (7,2%), l'America Latina e i Caraibi (5,6%). 

Africa e non solo

Se volessimo stilare una classifica dei Paesi più interessati dal fenomeno noteremmo che nella risultante top 5 quattro posizioni sarebbero occupate da nazioni africane. In cima si colloca il Togo (54,2% di persone sotto la soglia di indigenza assoluta), poi Haiti (53,9%), Sierra Leone (52,3%), Niger (50,3%) e Repubblica Democratica del Congo (28,7%). In Asia a contendersi il primato sono in tre: Bangladesh (46,6%), India (37,4%) e Nepal (34%). Seguono Pakistan, Buthan e Sri Lanka. In America Latina, invece, il Paese più povero è l'Honduras (21,4%), che precede Guatemala (11,5%) e Nicaragua (10,85). Questo tenendo conto solo del reddito giornaliero. Se, infatti, prendessimo in considerazione anche altre variabili (ad esempio il reddito pro capite medio o la popolazione) il risultato cambierebbe, sia pur di poco.

Un problema generale

Sbaglierebbe, tuttavia, chi considerasse quello della miseria un problema relegato al solo panorama del Terzo Mondo. Sacche di profonda indigenza, infatti, esistono anche in Occidente, sia pur con parametri di riferimento diversi rispetto a quelli usati per i continenti più esposti. Negli Stati Uniti, ad esempio, l'istituto di statistica (Census Bureau) ha censito 39,6 milioni di persone povere nel 2017. In Europa, invece, l'ultimo rapporto di Eurostat ha lanciato l'allarme sul rischio povertà ed esclusione sociale che riguarda 118 milioni di individui (23,5% della popolazione). E l'Italia? L'Istat ha recentemente parlato di 5 milioni di individui al di sotto della soglia dell'indigenza assoluta, la maggior parte nel Mezzogiorno. Non solo, nel nostro Paese le persone a rischio sono 17,4 milioni, con un incremento (dal 2008 a oggi) secondo solo a quello della Grecia. In generale siamo quinti, dietro Bulgaria, Romania, Grecia e Lituania. Dati che rappresentano un invito a considerare la miseria come un problema vicino, che va affrontato, e sconfitto, attraverso un'azione corale, al netto di egoismi e particolarismi. 

 

 

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