Impagliazzo (S. Egidio): “I poveri sono in aumento, la gente ha fame”

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“L’onda lunga della crisi continua a far sentire i suoi effetti”. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di S. Egidio, nel presentare la “Guida Michelin dei poveri”, ovvero la 27^ edizione di “Dove mangiare, dormire e lavarsi”, e i pranzi di Natale offerti a bisognosi e carcerati, non ha usato giri di parole per dire che la povertà “è in aumento, a Roma e nel Paese”. Soprattutto in alcuni settori a rischio. “Sono in particolare le famiglie con figli, ancor più quelle numerose, da tre figli in su.

C’è un piano nazionale contro la povertà e l’emarginazione sociale che ha iniziato ad affrontare positivamente la questione ma solo per chi ha redditi estremamente bassi. A nostro avviso il sostegno andrebbe esteso a fasce di reddito un po’ più ampie specie se ci sono minori”. Altro capitolo dolente è quello dei rom: “A Roma ci sono situazioni di povertà assoluta nei campi, una realtà che non è stata superata. Si è fatto molto poco, nonostante la disponibilità di alcune famiglie a trovare soluzioni fuori dalla precarietà”. La guida “Dove” offre indirizzi utili a senza dimora e operatori. E’ distribuita in 12.000 copie e viene pubblicata anche a Genova, Napoli, Milano, Padova, Firenze, Barcellona, Madrid, Varsavia e Buenos Aires.

Ma come si esce dalla povertà? “Non ci sono scorciatoie – ha detto Impagliazzo – Se ne esce solo insieme. Faccio due esempi. Il primo è la casa. A Roma chi non ha un alloggio come fa? Ci sono oltre 26.000 domande in attesa di una casa popolare e il Comune non ne ha a disposizione così tante. I costi degli affitti ormai sono proibitivi anche in periferia perciò molti sono costretti a vivere per strada”. L’altra faccia della medaglia è il sovraffollamento: “Vivere in molti in un appartamento, in condizioni di promiscuità con quel che comporta, una situazione diffusa nelle famiglie di immigrati”. L’altra condizione drammatica è quella di chi “tra 40 e 60 anni perde il lavoro. Proprio ieri l’opposizione ha rilanciato il reddito di cittadinanza. Ma è valido se viene accompagnato da un programma di reinserimento nel mondo del lavoro, altrimenti è umiliante”.

Alcuni numeri della Guida, realizzata in collaborazione con altre associazioni, la dicono lunga sulla situazione. A Roma ci sono 40 mense, 9 in più rispetto allo scorso anno. Aumentati i gruppi di volontari che offrono cene per strada (40); sempre 40 sono i dormitori stabili, tra cui il centro notturno Villetta della Misericordia al Gemelli; 22 i servizi docce, 5 in più. Aumentati anche i servizi contro il gioco d’azzardo (19, più 8) e raddoppiate le scuole di italiano per stranieri (22). Circa 2700 i volontari che ogni notte, a turno, recano conforto, e molto spesso un pasto, ai senzatetto. E’ la dimostrazione che “cresce la sensibilità da parte dei romani, di chi vuole stare dalla parte dei poveri. E’ segno che il messaggio del Papa è passato”.

E le istituzioni? Emblematico il caso dell’emergenza freddo. Siamo ormai a Natale e Roma è scoperta. “Il Comune aveva fatto un bando, con i criteri della Regione, ma era talmente esigente che nessuno, nemmeno S. Egidio, è riuscito a rispondere – ha spiegato Impagliazzo – Le burocrazie non possono essere così fredde e distanti dalla realtà. Non solo la politica ma anche gli uffici devono ascoltare le esigenze di chi sta male”. Ora è stato pubblicato un nuovo bando, ancora aperto, ma tutto è in ritardo. “Dopo Mafia Capitale c’è un clima bloccato – sottolinea il presidente di S. Egidio – paradossalmente la burocrazia è aumentata. C’è una volontà politica generale di adottare misure adeguate contro la povertà ma come si intende attuarle non è ancora chiaro, c’è uno scollamento”.

Impagliazzo ha poi evidenziato come stia crescendo in maniera preoccupante la carenza alimentare. “Nel 2005 c’erano meno di 2 milioni di poveri assoluti, ora sono 4,5 milioni. I poveri relativi sono 8 milioni, il 13% della popolazione. E aumenta la distribuzione di pacchi alimentari: quest’anno ne abbiamo distribuiti 40.000, ben 10.000 in più: la gente ha fame”.
E crescono anche i partecipanti al pranzo di Natale che tradizionalmente la Comunità offre a poveri e anziani soli: “A Roma ci saranno 15.000 persone, distribuite in 50 pranzi, non solo quello nella basilica di S. Maria in Trastevere. Oltre 20 di questi pranzi li faremo in centri per anziani”. Iniziativa analoga in 43 carceri, come, il giorno di S. Stefano, nella Rotonda di Regina Coeli.

“Il problema del sovraffollamento è diminuito – ha detto Impagliazzo – ma la situazione di tanti detenuti è preoccupante per la loro dignità. Il carcere è un luogo dove può crescere la radicalizzazione, come dimostra purtroppo anche il caso del presunto terrorista di Berlino; per questo la nostra presenza vuole essere un tessuto di convivenza e di pace. Il dialogo interreligioso non si fa solo al vertice. Un clima di convivenza e dialogo è una risposta ai tentativi di radicalizzazione”. Da qui anche l’appello a forze politiche e sociali a non fomentare “un clima di paura e allarme che crea solo diffidenza e isolamento”. L’iniziativa dei pranzi di Natale si ripete in oltre 100 città in Italia e 700 in tutto il mondo, con la partecipazione di 200.000 persone.

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