“Ho avuto sete”, l’associazione che realizza pozzi in Africa (e non solo)

L'intervista di Interris.it alla presidente Michela Marchetto e al cooperante internazionale Francesco Costantini dell'associazione che prende nome da un verso del Vangelo

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Per gentile concessione dell'associazione "Ho avuto sete"

Da dieci anni una rete di persone si impegna a spegnere le tante forme di sete degli ultimi della società. La sete di acqua potabile e di acqua pulita per l’igiene, così come la sete di conoscenza e di sapere e, infine, anche la “sete” di salute. Una rete che parte da Modena e si estende fino all’Africa subsahariana e al Medio Oriente, senza dimenticare il suo “prossimo” più vicino, seguendo quella frase del Vangelo che recita: “Ho avuto sete e mi avete dato da bere”. E proprio da queste parole di amore, carità e altruismo ha preso nome l’associazione di volontariato Ho avuto sete, come racconta a Interris.it la presidente Michela Marchetto. Tutto è cominciato “nel 2012 dal desiderio  di gruppo di amici di realizzare opere di sviluppo, condivisione e comunione con persone in difficoltà sia in Italia che dall’altra parte del mondo. Il nome l’ha trovato l’attuale vicario generale della diocesi di Carpi, monsignor Ermenegildo Matricardi, perché quella frase del Vangelo ha molti significati. Ci sono tanti tipi di sete oltre a quella fisica: dare da bere è accontentare una serie di bisogni“.

Per gentile concessione dell’associazione “Ho avuto sete”

Da Modena al Burkina Faso e al Libano

“Abbiamo un ‘piede’ sul nostro territorio perché organizziamo iniziative culturali e incontri su temi come il rapporto tra il Nord e il Sud del mondo, partecipiamo alle serate del Festival della filosofia che si tiene annualmente tra Modena, Carpi e Sassuolo, e un ‘piede’ in Africa e in Medio Oriente”, spiega ancora Marchetto. Nel nostro Paese, l’associazione ha dato il suo sostegno in occasione di emergenze come quelle del terremoto del 2012 che ha scosso l’Emilia, l’alluvione che ha invaso Genova tra il 9 e il 10 ottobre 2014, ora la pandemia con la crisi sanitaria, economica e sociale che ha scatenato. In totale sono 47 i progetti umanitari messi in piedi dall’associazione, e all’estero 32 di questi riguardano impianti idrici, altri sono di tipo sanitario ed educativo. “Operiamo principalmente nella fascia subsahariana del continente africano, 13 Paesi tra cui il Burkina Faso – che soffre maggiormente i cambiamenti climatici e l’ampliamento del deserto – e in Medio Oriente, tra cui in Libano“, illustra Francesco  Costantini, cooperante internazionale dell’associazione. Ho avuto sete ha esteso le sue attività anche su altri progetti, come le campagne di sensibilizzazione e vaccinazione contro l’epatite B in Burkina Faso e la realizzazione, nel carcere di Chichiri in Malawi, di un reparto per accogliere i detenuti affetti da Covid 19 o altre malattie infettive. “I bisogni sono infiniti”, rammenta la presidente, “e noi cerchiamo di andargli incontro, com’è nel nostro Dna”.

Per gentile concessione dell’associazione “Ho avuto sete”

Acqua: sete, igiene e salute

Secondo i dati diffusi nell’ultimo Rapporto internazionale sullo sviluppo dell’acqua  dall’Organizzazione delle Nazioni unite in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, lo scorso 22 marzo, oltre due miliardi persone vivono in Paesi con difficoltà di approvvigionamento idrico e oltre quattro in Paesi che soffrono una grave carenza d’acqua almeno un mese all’anno. “Ogni giorno muoiono 800 bambini per conseguenze derivanti da mancanza di acqua o per le malattie infettive delle acque contaminate”, informa Costantini, introducendo il tema dei pozzi che l’associazione cura per quanto riguarda l’avvio del progetto ma lascia poi gestire in loco dai missionari o dagli enti. “Ogni volta che costruiamo un impianto idrico, oltre a fornire acqua potabile puntiamo anche alla sensibilizzazione delle tecniche igienico-sanitarie per evitare la diffusione di malattie infettive”, cioè tutti comportamenti che a noi sembrano basilari, quotidiano, persino scontati come lavarsi le mani, la corretta conservazione e il corretto consumo degli alimenti, la pulizia dell’abitazione, lo smaltimento dei rifiuti che non deve inquinare le falde acquifere. “Ogni impianto garantisce l’accesso all’acqua potabile a circa 1.500 persone e per evitare di sprecare l’acqua quando si accede all’impianto, il pozzo è dotato di una canalina che confluisce in una vasca dal quale possono bere gli animali”. In un rapporto di fiducia con le realtà del territorio e in un’ottica di responsabilizzazione di chi vi opera, “Ho avuto sete” non ha personale proprio che segue i progetti in loco. “Le decisioni sul posto le prende chi opera lì, noi riceviamo foto e documentazione del progetto che va avanti, poi i nostri volontari vi si recano per constatare quanto realizzato”, chiarisce Marchetti. Negli anni, un saldo legame e una stretta collaborazione si è instaurato con Ocades Caritas Burkina.

Per gentile concessione dell’associazione “Ho avuto sete”

La sete di conoscenza

L’ultimo progetto educativo messo in piedi, grazie a una missionaria di Carpi, Anna Tommasi, è la costruzione tra il 2018 e il 2019 di aule e di laboratori di chimica e di fisica per gli oltre 400 studenti e studentesse – che altrimenti avrebbero avuto una conoscenza solo teorica delle materie scientifiche – nella scuola Chikuli Catolich Day Secondary School di Chikuli, nella Diocesi di Blantyre, in Malawi, opera supportata sia dalla diocesi proprietaria del terreno che dal Ministero dell’Istruzione del Paese africano. Il secondo step del progetto ha riguardato la formazione dei professori, quattro formati per insegnare alla scuola primaria e quattro alla secondaria, permettendo a tutti di avere la qualifica ad insegnare, nella scuola secondaria, non solo le materie umane e linguistiche, ma anche matematica e biologia. “Purtroppo, anche in Malawi, l’attività scolastica è stata sospesa nel mese di marzo, a causa della pandemia di Covid-19”, aggiunge il cooperante internazionale.

Nuove attività in tempo di pandemia

Come il mondo si è fermato, almeno per un po’, sorpreso dal Coronavirus, così hanno subìto un’interruzione anche alcune attività dell’associazione, con lo stop dei viaggi dei volontari in Africa, anche se nel 2020 si sono messi a terra alcuni progetti. Questo non ha comunque impedito a “Ho avuto sete” di aiutare la propria comunità in un fase tanto drammatica. “Abbiamo deciso di metterci a disposizione per affrontare pandemia”, continua Costantini, che elenca quanto ha fatto l’associazione dal marzo 2020 in avanti: “Durante il primo lockdown abbiamo attivato un servizio telefonico per tenere compagnia alle persone, disponibile tutti i pomeriggi, finesettimana compresi. Abbiamo avviato una raccolta fondi per l’acquisto di attrezzature per il  Policlinico di Modena e nel maggio dell’anno scorso abbiamo collaborato con altri enti territorio per colletta alimentare. Infine c’è il progetto Alpha, ancora attivo, gestito da Croce blu di Carpi: tutti i venerdì i nostri volontari portano spesa, alimenti e farmaci a domicilio a quelle persone che fanno fatica a muoversi o non escono, intimoriti dalla situazione”. I bisogni sono tanti, le risposte ci sono.

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