Alfie Evans, la battaglia continua

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:12

Negli scorsi giorni Steadfast Onlus ha conferito a Thomas Evans il titolo di Membro Onorario dell’organizzazione. Attraverso uno dei suoi collaboratori in visita alla famiglia Evans, Steadfast ha consegnato il riconoscimento. Questa visita segue ad un’altra effettuata nell’immediatezza della morte del piccolo Alfie durante la quale Thomas e il nostro presidente Emmanuele Di Leo hanno iniziato a programmare le prossime azioni per continuare la difesa della vita dei più vulnerabili, come il piccolo Alfie, affinché casi simili non accadano più.

Con questo scopo Steadfast Onlus sta lavorando su più fronti:

– umanitario, continuando a sostenere le famiglie con vissuti analoghi fornendo anche appoggio legale, medico, diplomatico e comunicativo;

medico-etico, che coinvolgerà gli ospedali ai quali verrà sottoposto un protocollo medico etico suddiviso in nove punti da applicare in situazioni in cui il rapporto medico/paziente è in crisi e il sostegno alle famiglie viene meno;

politico, chiedendo la partecipazione attiva di esponenti del Parlamento europeo e di Parlamenti nazionali di più Paesi. Primo fra tutti quello Italiano, affinché si avvii un chiaro cambiamento di leggi inique, in modo che le famiglie possano essere certe di offrire ai propri figli le migliori cure/sostentamenti medici al fine di vederne salva la vita o l’idonea cura, assicurando la non esclusione dei sostegni vitali, evitando possibili obblighi a terminarne la loro vita.

Steadfast ha confermato alla famiglia Evans il suo pieno sostegno per elaborare una proposta di “legge di Alfie” davvero efficace in modo, cioè, che sia chiara e inoppugnabile rispetto alla legislazione britannica, senza margini di interpretabilità in cui la magistratura possa trovare spazi per aggirarla. Nel frattempo negli ultimi giorni di giugno è arrivata la risposta della Commissione Europea in merito alle interrogazioni parlamentari presentate con il sostegno e il supporto di Steadfast, quando il piccolo Alfie era ancora in vita. “Ringraziamo l’impegno dell’on. Mara Bizzotto, dell'on. Elisabetta Gardini, dell'on. Patrizia Toia, dell'on. Silvia Costa e di tanti altri parlamentari europei che hanno rappresentato le nostre istanze per salvare il piccolo Alfie e i tanti bambini che giornalmente vivono drammi simili”, afferma l'organizzazione.

La Commissione Ue ha risposto tramite la portavoce Vera Jourová: “Il diritto del minore alla protezione e alle cure è un diritto fondamentale sancito dall’articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. L’Unione non dispone tuttavia di poteri generali d’intervento presso gli Stati membri in materia di diritti fondamentali. In base all’articolo 51, paragrafo 1, della Carta, le disposizioni di quest’ultima si applicano agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione. Ai sensi dell’articolo 168, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, 'la definizione della loro politica sanitaria' e 'l’organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica' rientrano nell’ambito della competenza di ciascuno Stato membro. Inoltre, mentre la direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera (direttiva 2011/24/UE) definisce taluni diritti dei pazienti nelle situazioni transfrontaliere in generale relative al rimborso dei costi delle cure ricevute in altri Stati membri, il considerando 7 chiarisce che: 'La presente direttiva rispetta e non pregiudica la facoltà di ciascuno Stato membro di decidere il tipo di assistenza sanitaria ritenuta opportuna. Nessuna disposizione della presente direttiva dovrebbe essere interpretata in modo tale da compromettere le scelte etiche fondamentali degli Stati membri'.”

Così Emmanuele Di Leo: “Con questa risposta è chiaro ed evidente che la Carta europea dei diritti fondamentali è completamente inefficace. Dalle parole riportate dall’on. Jourová a nome della Commissione Ue, nonostante la richiesta esplicita (come loro diritto) di due genitori per far trasferire loro figlio malato dall’ospedale inglese Alder Hey all’ospedale italiano Bambino Gesù per poter continuare le cur, i tribunali inglesi ripetutamente hanno negato ai genitori e al malato questa possibilità. Quindi nonostante la chiara violazione della Convenzione europea sui diritti dell’uomo: dall’intangibilità della vita alla libertà di scelta della famiglia, dalla libertà di cura alla libertà di circolazione all’interno del territorio europeo dei suoi cittadini; l’Europa non riesce a far rispettare quanto varato dai suoi Stati membri. E’ inconcepibile una risposta simile dell’Unione e fin da subito chiediamo il massimo impegno delle forze politiche per far rispettare la Carta europea dei diritti fondamentali, perché altrimenti è un foglio di carta che non vale nulla”.

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