Kabul ostacola chi soccorre la popolazione. Sos di Azione contro la fame

L'organizzazione umanitaria internazionale condanna fermamente la decisione annunciata dalle autorità afghane di vietare alle donne di lavorare nelle organizzazioni umanitarie

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La popolazione afghana è sempre più vittima dei talebani al potere.  Il coordinatore per le emergenze delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, si recherà nelle prossime settimane in Afghanistan in seguito alla decisione del governo dei Talebani di sospendere la partecipazione delle donne alle ong. Tra gennaio e luglio 2022, Azione contro la fame ha sostenuto quasi 500.000 persone. Attraverso le sue cliniche mobili e le unità di alimentazione terapeutica in cinque province del Paese. Kabul, Daykundi, Helmand, Ghor e Badakhshan. Azione contro la fame impiega quasi 1.000 persone nel Paese. Tra cui quasi 400 donne.popolazione

Popolazione in pericolo

Lo stop di Kabul al lavoro femminile nelle ong ha provocato la sospensione delle “attività non vitali” di “Azione contro la fame”. Un’organizzazione umanitaria internazionale fondata quattro decenni fa proprio per soccorre la popolazione afghana. “Azione contro la fame” condanna fermamente la decisione annunciata dalle autorità afghane di vietare alle donne di lavorare nelle organizzazioni umanitarie. “I nostri programmi si rivolgono principalmente a bambini di età inferiore ai 5 anni e a donne incinte o in età fertile. La decisione delle autorità, nel contesto e nel rispetto dei codici culturali vigenti in Afghanistan, costituisce un ostacolo alla prosecuzione delle nostre attività – spiegano gli operatori di  Azione contro la Fame-. Questa decisione è incomprensibile perché penalizza popolazioni fragili. Particolarmente colpite dall’insicurezza alimentare che oggi prevale nel Paese”. Per queste ragioni, l’organizzazione internazionale ha annunciato la sospensione temporanea delle sue attività in Afghanistan. Ad eccezione delle attività mediche vitali per i bambini affetti da malnutrizione acuta.

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La bandiera dei talebani

Sostegno

Azione contro la Fame ribadisce il suo pieno impegno nei confronti dei principi umanitari di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza. Nonché degli standard universali dei diritti umani alla base del proprio mandato. “Continuiamo a impegnarci con la comunità umanitaria in Afghanistan per ottenere dalle autorità talebane l’immediata revoca di questa misura, che mette in pericolo la vita di milioni di persone nel Paese – precisano i volontari di Azione contro la Fame-. Questa sospensione temporanea sarà applicata fino a quando non sarà confermata la posizione delle autorità riguardo al contributo essenziale delle donne alle attività umanitarie sviluppate da Azione contro la fame in Afghanistan”. Azione contro la Fame opera in Afghanistan dal 1995 per migliorare l’accesso ai servizi sanitari e nutrizionali per le persone più vulnerabili nelle aree remote.popolazione

Condanna unanime

Anche Medici senza frontiere (Msf) condanna con forza l’esclusione delle donna dalla vita sociale. In Afghanistan Msf ha sette progetti attivi a Helmand, Kunduz, Herat, Khost, Kabul, Kandahar e Bamiyan, orientati principalmente all’assistenza sanitaria secondaria. Più di 1.700 professionisti sanitari lavorano per Msf, 894 dei quali sono donne, 835 uomini. Nel 2022, le équipe di Msf sono state responsabili di oltre 250.000 visite ambulatoriali. 42.000 ricoveri ospedalieri. 71.000 ricoveri in pronto soccorso. 11.000 interventi chirurgici. 35.000 parti. Sono stati 5.000 i bambini iscritti ai centri ambulatoriali di alimentazione terapeutica. 7.000 i bambini ricoverati nei centri di alimentazione terapeutica ospedaliera. 9.500 i malati di morbillo curati, 22.000 le visite per tubercolosi multiresistente. 2.000 i pazienti tubercolosi resistente ai farmaci presi in carico. 80 i pazienti in trattamento.
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Diritti delle donne

Oggi i leader musulmani in Europa pregheranno “in solidarietà con le loro sorelle musulmane e il loro diritto all’istruzione e alla conoscenza in Afghanistan e in ogni regione del mondo”. A comunicarli è l’imam Yahya Pallavicini, presidente della Coreis, la Comunità religiosa islamica italiana. A nome dell’Eulema, il Consiglio dei leader religiosi musulmani d’Europa. “Da marzo, il primo giorno dell’anno, le guardie armate dei Talebani hanno impedito alle donne di esercitare il loro diritto a entrare a scuola e portare avanti la loro istruzione – si legge in una nota dell’Eulema – La scorsa settimana i Talebani hanno annunciato che impediranno alle donne di frequentare l’Università e insegnare in Afghanistan. Nida Nadim, ministro dell’Istruzione superiore, si oppone all’educazione delle donne dicendo che è contraria ai valori islamici e afghani”. Mercoledì scorso, ricorda l’Eulema, l’Organizzazione per la cooperazione islamica ha dichiarato che “non può che denunciare la decisione. Invitando le autorità di Kabul a revocarla per mantenere la coerenza tra le loro promesse e decisioni effettive“. Finora nessun paese o organizzazione islamica ha sostenuto le politiche dei talebani sull’istruzione e il lavoro delle donne