Nicolò Govoni: la storia del giovane candidato al Nobel per la Pace

Tra Grecia e Siria: la sua Onlus porta assistenza ai bambini

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Immersi quotidianamente nel grande e sporco mare dei social network dove la maggior parte delle persone riversa stress, bile accumulata e rabbia repressa, si tende a scordare quanto bene esiste nel mondo. Un bene che non vive da solo, ma che viene alimentato con sagacia e caparbietà da innumerevoli volontari. Con la nostra sezione “La voce degli ultimi” ci imbattiamo spesso in storie di rinascita e di energie messe al servizio del prossimo. Parliamo di veri e propri angeli che decidono di dedicare la loro vita alla causa dell’altro: al sostegno e all’aiuto disinteressati. Nessuno chiede nulla in cambio.

Nicolò Govoni è uno di questi angeli. A 20 anni, questo ragazzo originario di Cremona, e ora tra i nominati al Premio Nobel per la Pace 2020, inizia la sua prima missione di volontariato in un piccolo villaggio dell’India. Resta quattro anni nell’orfanotrofio Dayavu Boy’s Home, dove dà la possibilità a molti bambini di immaginare e realizzare un futuro diverso, lontano dalla povertà e dalla solitudine. Nel 2017, Govoni pubblica in formato e-book “Bianco come Dio”. L’obiettivo è quello di garantire continuità al fondo per l’educazione per i ragazzi della struttura. Un libro che fa rumore ed emerge con tutta la sua forza realistica. Perciò, la Rizzoli decide di inserirlo nelle sue edizioni. Il ricavato viene interamente destinato alla costruzione di una biblioteca nella Dayavu Boy’s Home.

Nel frattempo, Nicolò decide di lasciare l’India per approdare nel campo profughi dell’isola di Samos, in Grecia. Qui, si unisce ad un’associazione locale ed inizia a coordinare un programma educativo per i bambini profughi fuggiti con disperazione dai conflitti armati che infuocano l’Estremo Oriente e l’Africa. Nel 2018, Govoni inizia una nuova avventura accompagnato da altre due volontarie, Sarah Ruzek e Giulia Cicoli. Insieme, fondano la Onlus Still I Rise e decidono di aprire Mazì, la prima scuola per ragazzi ed adolescenti profughi dell’isola. Il tutto viene riportato nelle pagine avvincenti del secondo libro di Govoni, “Se fosse tuo figlio” edito Rizzoli, dove il giovane cremonese denuncia senza mezzi termini i soprusi perpetrati dalle autorità greche sui richiedenti asilo dell’hotspot di Samos.

Dalla Grecia, Nicolò si trasferisce in Turchia dove inaugura Baraber, un centro educativo che diventerà la prima Scuola Internazionale per minori profughi. Nel giugno del 2019, è insignito del premio CIDU per i diritti umani dal ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale come riconoscimento per il suo lavoro nel settore della sensibilizzazione in tema di migranti. Oggi, il team della Onlus si dedica alla costruzione di scuole in Kenya e in Siria.

Ma nello specifico che attività svolge la Onlus? Still I Rise agisce a livello internazionale dal 2018, anno della sua fondazione. Il suo principale obiettivo è quello di offrire educazione, sicurezza e protezione ai minori profughi: spesso orfani e dimenticati. Operativa tra Grecia, Turchia, Siria e Kenya, la Onlus è stata foriera della costruzione di una serie di centri educativi, di cui il più importante sorge a Samos, in Grecia. Dal lunedì al venerdì la scuola, denominata Mazì, accoglie circa 130 minori, offrendo loro colazione e pranzo. Anche il sabato, i volontari si dedicano alla gestione del tempo libero condiviso. Un’attività fondamentale esportata anche in Siria.

Nella città di Al Dana, Still I Rise ha fondato la scuola Ma’am, che accoglie i bambini dai 10 ai 14 anni. In questa struttura, potranno imparare l’inglese, l’arabo e la matematica. Le pessime condizioni del campo di Samos e il degrado costante in cui i minori profughi sono costretti a vivere hanno spinto Still I Rise a presentare a giugno 2019 una denuncia penale alle procure di Samos e di Roma contro la gestione del centro di accoglienza e identificazione dell’isola, per condannare le violazioni dei diritti umani perpetrate contro la popolazione minorile non accompagnata che vive nel campo. La denuncia è arrivata al Parlamento Europeo e al Parlamento italiano, per un totale di tre interrogazioni parlamentari.

A dicembre 2019, insieme a GCR e ASGI, Still I Rise ha ottenuto dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo una soluzione immediata per il tempestivo trasferimento in un luogo sicuro di cinque minori non accompagnati. Successivamente, altri sette minori sono stati trasferiti con procedimenti analoghi, promossi dalla Onlus con la collaborazione di Refugee Law Clinic Berlin. Un risultato senza precedenti per l’isola di Samos.

Allo stesso tempo, l’associazione si impegna quotidianamente nel settore dell’istruzione. È, infatti, l’educazione a rappresentare il grimaldello di rinascita e di riscatto per molti di questi ragazzi. Perciò, Still I Rise sta lanciando le prime scuole internazionali al mondo per minori profughi, svantaggiati e dimenticati. Il modello prevede un percorso pensato per 150 studenti, di cui il 70% profughi e il 30% bambini locali in difficoltà, che accederanno a un’istruzione di alto livello, totalmente gratuita. Alla fine di un percorso educativo della durata di sette anni, gli studenti riceveranno un diploma riconosciuto in tutto il mondo. In Kenya sono presenti circa 495mila profughi, di cui il 53,6% sono minori. Qui, Still I Rise ha iniziato i lavori per aprire la sua seconda Scuola Internazionale. L’obiettivo su scala globale è portare il progetto delle scuole internazionali anche in Sud America e, infine, in Italia.

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