Minori senza identità, Mauceri: “Fenomeno a cui non è dedicata la dovuta attenzione”

L'intervista di Interris.it al dottor C. Alessandro Mauceri, Coordinatore del Tavolo Tematico 6 della Consulta del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04

L’articolo 6 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e l’articolo 16 del Patto internazionale sui diritti civili e politici sanciscono che ogni individuo ha il diritto di essere riconosciuto come persona davanti alla legge. Ma non tutte le persone vedono riconosciuto questo loro diritto. Sono i “Minori senza identità. Nessuno sa che esistono, nessuno se ne cura“. Questo è anche il tema del convegno che si svolgerà il 21 maggio a Palermo, nella sala Gialla del Palazzo dei Normanni, in piazza del Parlamento.

L’obiettivo 16.9

Nel corso dell’evento verrà presentato “Obiettivo 16.9” redatto da C. Alessandro Mauceri, Coordinatore del Tavolo Tematico 6 della Consulta del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse, istituito grazie alla Legge 203 del 14 novembre 2012, impegnato nella Ong Kiwanis Distretto Italia San Marino dove svolge il ruolo di “Coordinatore Service e Chair Minori Stranieri Non Accompagnati e Minori Scomparsi” relativamente ai tutori volontari per minori non accompagnati. L’obiettivo di sviluppo sostenibile Target 16.9 (“identità legale per tutti, inclusa la registrazione delle nascite, entro il 2030”) è fondamentale per portare avanti l’impegno dell’Agenda 2030 a non lasciare indietro nessuno. Interris.it ha intervistato il dottor Mauceri in merito al fenomeno dei minori senza identità.

Cosa si intende con l’espressione minori senza identità?

“Identità è ‘chi una persona è’. Col termine ‘identità’ si può intendere la combinazione di alcune caratteristiche o attributi che rendono una persona unica in un determinato contesto. Ad esempio, l’insieme dei dati biografici di base (nome, età, indirizzo etc) o quelli biometrici (ad esempio, immagine facciale, impronte digitali, scansioni dell’iride etc.). Identificazione o identità riconosciuta, invece, è il processo per autenticare, per ‘affermare’, per dimostrare l’identità di una persona davanti a terzi. Ad esempio, davanti allo stato, un’agenzia governativa, un’istituzione finanziaria o il datore di lavoro. L’identità legale di una persona, quindi, prescinde dal fatto che sia stata formalmente identificata o registrata da un’autorità statale. Aspetto non secondario, l’identità non dipende da uno stato o da un protocollo: è un diritto dell’uomo. Al contrario il riconoscimento di questa identità, spesso è legato alle norme di un paese. Nonostante di ‘identità’ e di ‘riconoscimento dell’identità’ (che sono due cose distinte e da non confondere) si parli ormai da oltre mezzo secolo, secondo le stime della Banca Mondiale quasi un miliardo di persone al mondo non dispone di una identità. E tra queste circa un quarto sono minorenni. Bambini, adolescenti, ragazzi che esistono, vivono, crescono, ma che sembrano non esistere per le autorità. Un minore può essere registrato alla nascita ma non avere una identità una volta raggiunta la maggiore età. Da non dimenticare, inoltre, che nella vita di una persona possono verificarsi eventi che portano alla perdita della identità riconosciuta (si pensi alle migrazioni o al fatto che lo stato da cui si era fuggiti non esiste più o ancora ai minori nati nei campi di accoglienza; per non parlare dei minori nati in alcune zone dell’Africa)”.

Quali sono le principali problematiche legate a questa condizione?

“Essere senza identità riconosciuta comporta diversi rischi per i minori ma in generale per tutti coloro che si trovano in questa condizione. Basti pensare che senza una identità non è possibile può avere accesso a molti servizi di base: dalla sanità (una campagna di vaccinazioni contro il COVID-19 globale è difficile se non si sa quante e chi sono le persone da vaccinare) al welfare, per non parlare del lavoro e di tutti quei servizi che spesso riteniamo scontati (non è possibile aprire un conto in banca, avere una carta di credito o un cellulare registrato a proprio nome) ma a volte anche alla giustizia e persino la libera circolazione (se fermati per un normale controllo da parte delle forze dell’ordine, chi non può dimostrare la propria identità rischia di essere portato in commissariato)”.

Quanti sono i minori senza identità nel nostro Paese? E nel mondo?

“Secondo alcune stime in Italia non dovrebbero esserci minori senza identità. Ma si tratta, come è facile capire, di un dato errato. Basti pensare ai minori apolidi. O agli arrivi di minori stranieri non sempre ‘intercettati’ e, quindi, registrati. Spesso, poi, si fa confusione tra registrazione alla nascita e identità riconosciuta: due aspetti che molti considerano simili ma che non lo sono affatto. In molti casi, di identità si comincia a parlare dopo il raggiungimento della maggiore età. Ma per gli adulti le stime della Banca Mondiale parlano di oltre tre milioni di persone senza identità che vivono in Italia”.

Quali provvedimenti sono stati messi in campo per aiutarli? Si potrebbe fare di più?

“Purtroppo, per strano che possa sembrare visti numeri di questo fenomeno a livello globale, a questo fenomeno non è stata dedicata la dovuta attenzione. Da anni, ad occuparsene sono le banche internazionali come la Banca Mondiale, la Banca Asiatica di Sviluppo, la Banca Centrale Africana e altre (per ovvi motivi: in genere senza identità non si può aprire un conto corrente!). Nel 2015, i paesi che fanno parte delle Nazioni Unite hanno inserito negli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, la sotto-misura 16.9 che prevede, appunto, di fornire a tutti una identità. Per questo, recentemente è stata istituita una Task Force dell’Agenda per l’identità legale delle Nazioni Unite (UNLIA TF) – composta da 13 agenzie delle Nazioni Unite, tra i quali UNDP, UNICEF e Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite. Obiettivo: ‘cercare di aiutare gli Stati membri a raggiungere l’obiettivo SDG 16.9’. Finora, però, i risultati sono deludenti”.

Il prossimo 21 maggio sarete impegnati nel convegno Kiwanis I Day. Come mai si svolge proprio in Sicilia? Qual è l’obiettivo di questa tavola rotonda?

“I problemi dell’identità e dell’identità riconosciuta sono legati a filo doppio con la piaga delle persone e dei minori scomparsi. Molti minori stranieri non accompagnati non vengono registrati al loro arrivo in Italia. E molti di quelli registrati scappano o fanno perdere le proprie tracce (anche dichiarando identità diverse). Come si fa a denunciare la scomparsa di una persona senza identità? E come si fa a cercarla? Da anni, il Kiwanis Distretto San Marino (al fianco di un numero sempre crescente di Associazioni che collaborano con noi e supportano le nostre iniziative per le aree di specifica competenza) organizza un momento di riflessione per fare il punto sul lavoro svolto nei dodici mesi precedenti sul tema dei Minori Scomparsi e definire quali sono le proposte per l’anno successivo. E ogni anno l’evento si svolge sulla base di un tema nuovo, intorno al quale si concentra la nostra attenzione. Nel 2022, abbiamo deciso di fare il punto proprio sul fenomeno dei minori senza identità”.

Vuole aggiungere una sua conclusione?

“Nel corso dell’I DAY 2022, presenteremo una ricerca condotta per conto della Scuola Nazionale Ambiente di Movimento Azzurro, con la collaborazione del Prof. Maurizio Galluzzo di Emergenza24. In questo lavoro, oltre ad un approfondimento sul tema delle persone senza identità o senza identità riconosciuta (con particolare attenzione ai minori), sono state analizzate le possibili soluzioni. A cominciare dall’utilizzo dei dati biometrici per il riconoscimento dell’identità di una persona. Tecniche e tecnologie che hanno già dimostrato di essere una valida alternativa ai sistemi tradizionali (ormai obsoleti) e una soluzione al problema delle persone senza identità. E delle persone scomparse”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.