“Così il delirio di autonomia ci ha portato alla solitudine”

Intervista di Interris.it a padre Gaetano Saracino, missionario scalabriniano, impegnato in progetti di integrazione

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Sos solitudine. “Il delirio di autonomia ci ha portato alla solitudine”, afferma a Interris.it padre Gaetano Saracino. Missionario scalabriniano. Impegnato in progetti di integrazione. Prosegue padre Saracino analizzando le radici della solitudine: “Le ragioni, i sentimenti, la sessualità auto appaganti. Così come il vivere di piacere in piacere. Ci stanno rubando la fecondità. E l’essere aperti alla vita. Come bocche fameliche siamo continuamente alla ricerca di compiacenze. Di esperienze da mangiare e consumare. E, invece, noi siamo stati creati per essere innanzitutto sorgenti. Siamo chiamati all’amore. Ovverosia ad essere innanzitutto aperti a qualcun altro. E quindi, alla vita. Non siamo chiamati ad essere terminali di vita. Ma origine di vita. Persone che procurano vita e che curano vita. ‘Siate fecondi e moltiplicatevi. Riempite la terra‘(Gen 1-28)”. Ecco l’opposto della solitudine. L’antidoto alla solitudine.Come si possono superare la solitudine e l’autoreferenzialità?

“Tutto quello che Dio ci ha rivelato non è rivolto a sé stesso ma all’uomo. Anche l’Incarnazione. Essa non è la sintesi di due opposti. Il divino che si mescola in qualche modo con l’umano. Ma il superamento di una questione che da sempre convive nel cuore e nella mente di ogni uomo dotato di istinto religioso. Dio il totalmente altro. Dio il concorrente dell’uomo”.solitudineUn circolo da cui si rischia di non uscire?

“Sì, se  non ci venisse in soccorso l’esperienza di una maternità. Quella con la quale Dio ha scelto di comunicarsi. La maternità del mistero dell’incarnazione, non è ‘faccenda’ di Maria. Ma una questione che riguarda Dio. E, attraverso la ragazza di Nazareth, ogni essere umano. Se fosse solo Dio, finirebbe per essere solo una proiezione di bisogni e necessità. Se fosse solo uomo, in Gesù ci schiaccerebbe”.solitudineE invece?

“Il fatto che Maria sia veramente la madre di Gesù è l’esperienza che prima di ogni altra ci aiuta a comprendere una questione fondamentale. E cioè che la verità che si compie in Lei dice anche a noi come diventare allo stesso tempo veramente uomini. E veramente figli di Dio”.solitudineA cosa si riferisce?

“Nella maternità di Maria di Nazareth, la capacità di generare Dio è estesa a tutti noi. Innanzitutto perché Maria è ‘capace’ di Dio. Nel senso che l’eterno, l’immenso, l’altissimo trova ‘spazio’, capienza in una creatura. E come a Lei, anche ad ogni essere umano è data la possibilità di fare la stessa esperienza. Vedere sgorgare Dio dalle opere della propria esistenza”.solitudineOssia?

“Anche per generare Dio è necessario essere innanzitutto madre. Suonerà scontata come affermazione, ma è questa la vera chiave della relazione tra il divino e l’umano. Il peccato, prima di essere trasgressione di qualcosa è venir meno a ciò per cui Dio ci ha creati. E, proprio dinanzi all’essere stati creati per generare, se ci pensiamo, oggi, in particolare, c’è una questione. Non solo è negato il fatto di poter vivere l’esperienza di essere generatori di tanta bellezza. Ma c’è addirittura una chiusura alla sola idea di essere fecondi, come l’essere madri, l’essere padri”.Qual è il significato della maternità?

“Maria non è madre solo perché Dio gli ha dato la possibilità di diventarlo. Ma perché, prima, di tutto l’ha creata madre, per esserlo. Ciò che la fa madre è dire di sì. Ma la prima verità che si rispecchia in lei è la capacità di esserlo. Prima del suo sì, viene ciò che Dio le ha donato. Dio non ha cose da chiedere ma cose da dare. A Maria e ad ogni altra creatura. In quella maternità convivono l’opera di Dio e la libertà della sua creatura. Prima ancora del parto. Maria ammette (diverso da ‘permette’) che sui suoi sogni-altri e sulle sue prospettive-altre possa scendere l’ombra di Dio. Apparentemente un’insidia al raggiante futuro di una ragazza appena donna. In verità la scintilla che apre la strada. E che accende il ‘sole senza tramonto’. Nel suo grembo e per il mondo intero”.FamigliaDalla maternità di Maria alla maternità di ogni essere umano, quindi?

“Sì. Resta un mistero il fatto che Maria sia ‘figlia del suo figlio’. E colei che ‘l’umana natura nobilitò sì che il suo fattor non disdegnò di farsi sua fattura’. Per dirla con Dante. Ma non è nel piano di Dio delegare a sfere lontano da noi una verità, pur sempre da credere e contemplare. Nella Rivelazione Dio non l’ha posta in un altrove dove si accede solo per bontà e disciplina. Ma in un ‘hic et nunc’ che richiede responsabilità. Troppo facile delegare a Maria e alla Sua santità quel drammatico ‘sì!’”.solitudinePuò farci un esempio?

“Troppo facile iconizzarla nel quadro della Sacra Famiglia. E lasciare che si arrangi nella sua fuga rocambolesca tra l’Egitto e la Palestina. O più tardi, a piangere da sola, con un discepolo e qualche pia donna, la morte di quel Figlio. Ogni azione di Dio è per noi e per la nostra Salvezza. Ma, allo stesso tempo, è responsabilità per l’uomo. Che ha un solo modo per rispondere. Procurare vita, curare vita. La Creazione è tutta per l’uomo. Custodendo il creato l’uomo la porta avanti per tutti. ‘Per noi uomini e per la nostra salvezza (…) si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo’. Generando, l’uomo porta vita a tutti”.Qual è l’attualità di questa testimonianza?

“Faccio fatica a separare la maternità di Maria e il frutto del Suo grembo. Da quella di quelle mamme che hanno generato e partorito quei corpicini rinvenuti sulle coste della Libia non molto tempo fa. Presumibilmente strappati dal mare al loro abbraccio. Nel tentativo di raggiungere un futuro dove farli crescere. Quel mondo infecondo è lo stesso che ha preferito chiedersi se fosse opportuno o meno divulgare quelle foto. Dinanzi ad un’aberrazione così grande. Mentre l’appello alla sua irresponsabilità non ammetteva (e non ammette) scuse”.solitudineDi chi è la responsabilità?

Quelle maternità sono state spezzate perché il ‘figlio dell’uomo non se n’è preso cura’. Parafrasando il Salmo 8. Uno sguardo di fede non può ignorare come l’essere umano, rinunciando ad essere ciò che è, e ciò per cui è stato creato, stia finendo per spezzare il disegno di Dio sull’uomo e sulla storia. Attraverso la maternità di Maria, Dio si è fatto conoscere. Ma quell’essere umano che non ammette Dio e che baratta la sua natura feconda con interessi di parte. Con quote di salvataggio. O peggio ancora, con la mancanza di indignazione dinanzi a tali bestialità: che razza di uomo è?”.

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