LUNEDÌ 18 MARZO 2019, 00:02, IN TERRIS

Via della Seta: perché Usa e Ue sono contrari

LUCA LIPPI
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Le bandiere di Italia e Cina
Le bandiere di Italia e Cina
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a via della seta 2.0 è il nuovo percorso fatto di strade e porti che la Cina intende allacciare, attraverso l’Asia centrale, per arrivare al Mediterraneo e all’Europa. Le argomentazioni al centro del dibattito sull’accordo italiano con la Cina degli ultimi giorni hanno lo stesso valore della Tav, sono inutili e faziose.

L’Italia e la Cina hanno stilato un semplice memorandum d’intesa, il quale per una parte riguarda il porto di Trieste che prevede investimenti cinesi, tuttavia rimanendo sotto il controllo dell’autorità portuale, quindi sotto quello dello Stato italiano. Tradotto, per contrastare i finti timori usati dai detrattori dell’accordo, non accadrà come in Grecia dove il Pireo è finito totalmente nelle mani cinesi.

Il porto di Trieste è il più importante dell’Est europeo, arriverebbero investimenti per 900 miliardi di dollari per costruire interporti, autostrade e ferrovie. Trieste diventerebbe uno dei maggiori scali marittimi (sicuramente il più moderno) d’Europa entrando in diretta concorrenza con Rotterdam e Amburgo dove peraltro i cinesi hanno già investito.

In estrema sintesi il protocollo d’intesa in questione è malvisto poiché il potenziamento dell’area “Trieste, Venezia e Marghera” realizzerebbe l’hub più importante d’Europa proprio in Italia. Perché Stati Uniti e Ue si oppongono a questo accordo? Per quanto riguarda il governo statunitense, la preoccupazione maggiore sulle eventuali intese tra alleati commerciali e Cina è per la rete 5G ma di questo non si parla mai nel memorandum d’intesa tra l’Italia e la Cina. A essere precisi, il contenzioso che disturba il sonno di Trump è quello che vede protagonista la Huawei che a oggi è il maggiore investitore tecnologico in Francia, non certo in Italia.

La vera ragione che vede schierati Usa, Ue e tutti i "frondatori" di professione anche in Italia contro il governo giallo-verde è la presunta firma di un atto che ha già avuto precedenti ma meno insidiosi. Parliamo di Grecia e Portogallo. Facendolo l’Italia, simbolicamente, vengono minacciate le mire di altri Paesi europei che vedono sottrarsi una fetta importante di una torta assai golosa.

A questo punto, si cerca disperatamente qualcuno che indichi chi, tra i detrattori o tra i Paesi membri della Ue, sarebbe disposto a mettere sul piatto, al posto della Cina, i 900 miliardi di dollari promessi. Comunque sia, la Cina è un mercato troppo importante per tutto l’occidente, considerarlo un nemico significa fare la fronda a un potere superiore che vorrebbe godere di privilegi al posto dell’Italia. La via della seta dovrà necessariamente passare per l’Europa. Il problema è che l’Europa non è unita e quindi i singoli Paesi membri sono uno contro l’altro per sfilarsi privilegi che tali non dovrebbero essere giacché l’interesse dovrebbe esser comune. Nell’accordo non esiste un solo elemento che possa mettere in dubbio la collocazione Euroatlantica dell’Italia, a meno che il nostro Paese non sia destinato a diventare la Grecia o il Portogallo.

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