VENERDÌ 22 GIUGNO 2018, 00:02, IN TERRIS

Perché la cannabis non può essere "light"

MASSIMO BARRA
Una pianta di marijuana
Una pianta di marijuana
A

ccostare il termine "cannabis" a "light" significa lanciare un messaggio sbagliato che, nel tempo, porterà a sottovalutare la marijuana. Nel lungo periodo si finirà, infatti, con l'associare queste due parole e la cannabis in sé verrà percepita come qualcosa di leggero, di non grave. Questo ci svela una triste realtà: viviamo in un Paese confuso, malfunzionante, nel quale prevale l'ignoranza. Un sistema caotico in cui anche il consumo di droga gioca la sua parte. Dietro ci sono, ovviamente, anche ragioni di business. Chi vende queste sostanze ha l'obiettivo di farle passare per quelle che non sono, cercando di restituire loro una sorta di verginità

La cannabis light probabilmente non avrà gli stessi effetti psicotropi del suo equivalente illegale. Ma anche un piccolo effetto viene mediato dal cervello, altrimenti non sorgerebbe il bisogno di consumarla. Se c'è questa esigenza significa che in qualche modo il sistema nervoso si è modificato. Non esistono mezze misure. Una sostanza o 'fa o non fa', se non fa non la si utilizzerebbe. Questo sotto l'aspetto chimico. Per quanto riguarda quello più strettamente sociologico sembra evidente l'esistenza di una vera e propria campagna di marketing sul fenomeno marijuana.

Dobbiamo però tenere presente un'altra cosa: al cervello umano non interessa se una sostanza è legale o meno. Il sistema nervoso è, infatti, la parte più differenziata e quindi, anche più delicata, del nostro organismo. Le droghe sono brutte bestie che hanno effetti imprevedibili anche alla lunga. Lo vediamo suoi nostri ex tossicomani che muoiono prima dei loro coetanei, per una leucemia, per un tumore, e così via... Forse non esiste un rapporto di causalità fra le due cose, ma di certo quella dei drogati è una vita sregolata. Gli stupefacenti portano a una fragilità del soggetto che permane anche dopo un'eventuale percorso di recupero. Non solo: il consumo è spesso accompagnato da malattie come l'epatite, un virus che gira nel corpo di chi ne è affetto, arrivando a colpire non solo il fegato ma tutti gli organi e gli apparati. Per questo è importante trattare tutte le droghe con grande circospezione.

Difficile dire come possa agire lo Stato in questo scenario. Per un Paese la priorità dovrebbe essere il mantenimento della salute. Esiste il timore che le battaglie contro le droghe siano destinate a essere perse. Va tuttavia sottolineato un punto: la criminalizzazione della cannabis ha avuto, purtroppo, un risvolto negativo, ha provocato un fenomeno di rebound. La reazione a politiche percepite come eccessivamente repressive porta oggi tante persone in Italia a considerare la marijuana come un ricostituente. 

prof. Massimo Barra - Fondatore della comunità di recupero Villa Maraini ed esponente di spicco della Croce Rossa Italiana e Internazionale

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