Allarme Africa. Mobilitazione per l’ecosistema in pericolo

Climate change come fattore di impoverimento: la scienza e le organizzazioni internazionali cercano di fronteggiarne i devastanti effetti socio-economici

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Sos Africa. I cambiamenti climatici mettono a rischio la sopravvivenza in vaste aree del continente.  Per evitare che le persone siano costrette a emigrare, in fuga da “persecuzioni, guerre, fenomeni atmosferici e miseria”, bisogna “fermare la corsa agli armamenti. Il colonialismo economico. La razzia delle risorse altrui. La devastazione della nostra casa comune”, avverte Francesco. Il Papa richiama “la libertà che dovrebbe sempre contraddistinguere la scelta di lasciare la propria terra”. Climate change come fattore di impoverimento, quindi. La scienza e le organizzazioni internazionali cercano di fronteggiarne i devastanti effetti socio-economici. I pannelli fotovoltaici solari galleggianti, per esempio, rappresentano una valida soluzione per lo sviluppo sostenibile dell’Africa.  Perché possono aumentare l’energia rinnovabile nel futuro mix energetico del continente. Riducendo gli impatti sugli ecosistemi e sulle comunità rispetto alla costruzione di nuove dighe idroelettriche. Lo dimostra uno studio del Politecnico di Milano pubblicato su Nature Ecology. Il lavoro è condotto dai ricercatori dell’Environmental Intelligence for Global Change Lab guidato da Andrea Castelletti. E’ stato valutato come caso di studio il bacino idrografico transfrontaliero dello Zambesi. Dove gli investimenti previsti per la costruzione di tre nuove dighe potrebbero essere impiegati in modo più efficiente. Integrando l’offerta energetica con il solare galleggiante.

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Interventi per l’Africa

Rispetto alle soluzioni intensive, come le dighe, questo approccio ha comportato una variabilità nell’offerta di elettricità inferiore del 12%. Ed è risultato più robusto contro la siccità. Su scala continentale, i pannelli fotovoltaici galleggianti installati nei serbatoi idrici esistenti potrebbero produrre tra il 20 e il 100% dell’elettricità prevista dalle dighe idroelettriche già progettate in Africa. Usando un modello di pianificazione energetica all’avanguardia, che copre l’intero sistema energetico del continente, i ricercatori hanno fatto una scoperta. E cioè che il fotovoltaico galleggiante è competitivo in termini di costi rispetto ad altre fonti rinnovabili. E quindi costituisce un elemento chiave del futuro mix energetico dell’Africa. Utilizzando il solare galleggiante, riducendo la dipendenza dall’energia idroelettrica, le economie in via di sviluppo possono garantire un’offerta energetica più stabile. Una robusta risposta alle incertezze idrologiche causate dal cambiamento climatico. Il professore Andrea Castelletti è ordinario di Gestione delle Risorse Naturali del Politenico di Milano. “Il solare galleggiante evita molti degli impatti negativi che nuove grandi dighe potrebbero avere sulle comunità a valle e sugli ecosistemi fluviali”, sottolinea Castelletti.

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El Nino

Intanto i cambiamenti climatici impoveriscono sempre più l’Africa. La siccità che sta spingendo milioni di persone sull’orlo della fame in gran parte dell’Africa australe è causata principalmente da El Nino, secondo una recente ricerca. Zambia, Zimbabwe e Malawi hanno già dichiarato uno stato di calamità nazionale dovuto alla la siccità che ha devastato il settore agricolo, decimando raccolti e pascoli. Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha lanciato un pubblico appello chiedendo aiuti internazionali per 900 milioni di dollari. Collegando la mancanza di piogge al cambiamento climatico. Gli scienziati del gruppo di ricerca World Weather Attribution (Wwa), tuttavia, sostengono che il riscaldamento globale non è, in questo caso, la ragione per la siccità in corso. “La siccità in Africa meridionale sembra essere un raro esempio di evento alimentato principalmente da El Nino”, sostiene Joyce Kimutai, dell’Imperial College di Londra. I ricercatori hanno analizzato i dati meteorologici storici per il periodo compreso tra dicembre e febbraio (picco della stagione delle piogge in Africa Australe). Hanno concluso che le precipitazioni sono effettivamente aumentate nella regione a causa del riscaldamento del pianeta. Ma le temperature più elevate causano una maggiore evaporazione dell’acqua. Il fenomeno di El Nino porta al surriscaldamento delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico. Avviene a intervalli irregolari, da due a sette anni. E porta un clima più caldo a livello globale. L’attuale Nino è arrivato a metà 2023 e si prevede che influenzerà le temperature fino a maggio.

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Crisi umanitaria

L’agenzia umanitaria Oxfam ha recentemente dichiarato che più di 20 milioni di persone stanno affrontando una crisi alimentare nella parte meridionale del continente a causa della siccità. Con l’intesa siglata al G7 su ambiente, energia e clima nasce un apposito hub per promuovere un approccio comune nelle iniziative per la gestione sostenibile del suolo in Africa e nel bacino del Mediterraneo. Tra i Paesi ospiti al summit che si è svolto a Torino alcuni provenivano da queste aree. Ci sono stati l’Azerbaigian che ospiterà la Cop 29 è stato tra gli ospiti al summit, con anche l’Algeria, il Brasile presidente di turno del G20, gli Emirati Arabi Uniti, Kenya, Mauritania, i rappresentanti di nove organizzazioni internazionali. Dunque arriva un “importante passo avanti, un raccordo – evidenzia il ministro Gilberto Pichetto – tra i risultati della Cop di Dubai e la prossima Cop 29 di Baku”. Così “le grandi economie assumono la guida della transizione”. È confermato l’obiettivo di uno stop al carbone nella produzione di energia nella prima metà della decade 2030 e dal G7 nasce anche la prima “Coalizione per l’acqua”. Lo scopo è quello di affrontare la crisi idrica globale e promuovere politiche inclusive. Una stretta viene decisa sulle emissioni di metano da combustibili fossili. Con l’obiettivo del -75% entro il 2030. Mentre sulle rinnovabili, il traguardo della Cop 28 di triplicare la capacità di produzione al 2030 si rafforza con l’impegno nel G7 a sestuplicare la capacità degli accumuli di energia al 2030.

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Obiettivi del G7

Si punta a rafforzare la sicurezza energetica. Così come a emanciparsi dalle rimanenti importazioni di gas russo. C’è poi un focus sulla perdita di biodiversità. A ciò si aggiunge un’agenda governi-imprese sul tessile e la moda circolari. I Paesi del G7 si impegnano anche a presentare nuovi piani nazionali per la riduzione delle emissioni prima della Cop 30. Sono tra le molte ambizioni di un documento finale di 35 pagine. Sulla “carta di Venaria” pesa il nodo delle risorse. Bisogna sbloccare investimenti per migliaia di miliardi di dollari. Molto più di quanto programmato finora. L’allarme lanciato da Venaria Reale rimbalzerà a stretto giro sul tavolo del G7 delle Finanze, a Stresa. Sede per valutare gli spazi così da mettere in campo più risorse. Per il commissario europeo al clima, Wopke Hoekstra, è stato “un successo straordinario”. Eppure lo scenario geopolitico ed economico resta un’incognita. Lo stesso obiettivo allo stop al carbone è vincolato al mantenimento di condizioni che lo rendano possibile. I ministri del G7 del resto sottolineano la preoccupazione per l’impatto delle guerre. “Per la devastante e crescente crisi umanitaria a Gaza”. E per “gli attacchi russi diretti alla produzione di energia e alla rete elettrica dell’Ucraina”. Afferma il ministro canadese Steven Guilbeault: “Continueremo ad aiutare l’Ucraina a riparare le sue infrastrutture energetiche e ambientali critiche”.