Morti sul lavoro: una strage silenziosa da Nord a Sud

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Le denunce totali di infortunio sul lavoro fino ad aprile scorso sono state 171.870, mentre quelle con esito mortale tra gennaio e aprile 2021 sono state purtroppo 306, ovvero 26 in più rispetto alle 280 registrate nel primo quadrimestre del 2020, quindi con un incremento del 9,3%. Le denunce di malattia professionale nel primo quadrimestre del 2021 sono state 18.629, +3.861 rispetto allo stesso periodo del 2020 (+26,1%). È un continuo bollettino di guerra in tutto il Paese, il 29 maggio altri due operai morti nel pavese. L’ultima tragica notizia in Puglia è arrivata mentre con gli altri sindacati confederali regionali avevamo avviato una conferenza stampa per annunciare le iniziative del 28 maggio davanti alle sei Prefetture della Puglia e di tutta Italia contro le morti sul lavoro.

Siamo di fronte ad una emergenza nazionale che continua ad offendere i valori della Costituzione. Non possiamo continuare così, registriamo una strage silenziosa che prosegue drammaticamente ogni giorno, in ogni territorio, in ogni settore, dall’edilizia all’agricoltura, dal manifatturiero ai trasporti, dalla logistica al terziario e alla sanità. Non c’è un segmento produttivo che sia fuori da questa orribile piaga. La ripartenza, il rilancio economico e sociale della Puglia, come quella del Paese, deve attuarsi principalmente in un percorso di massima sicurezza nei luoghi di lavoro. Occorre alzare la guardia, dobbiamo fermare subito questa strage.

La sicurezza è una questione culturale, è un investimento e non un costo per le imprese; è un diritto, un dovere non negoziabile con nessun compromesso. Non c’è più tempo da perdere. Al Governo, anche dal livello regionale, chiediamo di rilanciare controlli e verifiche assumendo subito nuovi ispettori e medici del lavoro ed avviare una campagna diffusa di forte sensibilizzazione ad ogni livello. Servono maggiori e specifiche risorse economiche, vanno migliorate le sinergie tra le istituzioni coinvolte superando inefficienze nella catena di coordinamento tra Governo, Regioni, Enti locali, ma anche tra organi di vigilanza territoriali.

La piattaforma elaborata dal sindacato confederale è un messaggio, è un appello, è un suonare la sveglia esplicito alla politica, alle istituzioni, al mondo delle organizzazioni professionali e datoriali. Le richieste sono chiare, occorre adottare la patente a punti per le imprese, serve il pieno coinvolgimento nelle procedure di sicurezza delle aziende dei Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza (RLS). C’è bisogno di prevenzione massiva con iniziative mirate, che riguardano le specificità dei lavoratori in modo che siano resi partecipi in maniera attiva in ogni contesto lavorativo, dove anche l’Inail può svolgere un ruolo determinante. È necessaria la formazione e l’informazione, non solo per chi occupa un posto di lavoro come dipendente, bensì anche per i datori di lavoro e per coloro che intendono aprire un’attività. Formazione significa per la Cisl addestramento, conoscenza delle macchine su cui operano, le lavoratrici e i lavoratori, non solo in modo teorico bensì anche pratico, reale, per questo sarebbe producente inserire nei programmi scolastici la materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Non dobbiamo dimenticare che le ragazze ed i ragazzi che oggi sono a scuola/università, saranno le lavoratrici, i lavoratori, le imprenditrici, gli imprenditori, le libere professioniste e i liberi professionisti di domani.

È essenziale quindi, che si arrivi subito alla definizione di un Patto per la Sicurezza e che si attivi una Cabina di Regia Permanente alla Presidenza del Consiglio tra Governo e Parti Sociali per monitorare, ma soprattutto agire insieme, con le parti sociali, perché questa è una grande vertenza nazionale dove trovare anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza le appropriate linee politiche, le giuste risorse e gli adeguati strumenti per contrastare definitivamente le stragi nei luoghi di lavoro. Il sindacato c’è, la Cisl continua ad essere in prima linea ma adesso chiediamo al Governo e alla Regione Puglia di attivarsi per interrompere questa strage silenziosa nei luoghi di lavoro.

Antonio Castellucci, Segretario generale Cisl Puglia

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