Il brutto anatroccolo

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E' ora che il lavoro del governo abbia inizio. Perché è esattamente di questo che il Paese ha bisogno: lavoro. Declinato in tutte le sue forme, alte e basse. L’importante è che si inizi a mettere mano a tutte quelle leve economiche capaci di produrre reddito e indurre le imprese a investire. Sino ad oggi quei pulsanti sono stati usati poco e male, per non dire inutilizzati. E se il lavoro avrà davvero inizio, mettendo finalmente alla porta una lunga e defatigante campagna elettorale continua dove è stato detto tutto e il suo esatto contrario, vorrà dire che il pregiudizio sistemico nei confronti di questo governo, al limite della contumelia, è stato solo una maldestra opera di professione di antipatia. Non altro.

Ma proprio per quest’ordine di ragioni il governo Conte, retto dalla strana maggioranza 5 Stelle-Lega, ha il futuro tutto nelle sue mani, compreso di offrire un alibi all’opposizione per alimentare dubbi e incertezze. Per quanto paradossale potrà sembrare questo esecutivo ha una forza intestina che si stenta a vedere in pubblico. Per comprenderlo occorre una radiografia vecchio stile. Dalla quale esce l’immagine di un corpo sano dentro ma dallo scarso appeal esterno. Ecco, questo forse è l’elemento emerso dalla prima prova parlamentare di maggioranza e esecutivo. La solidità strutturale, le ossa forti e la spina dorsale sana ci sono, dunque il nuovo soggetto può fare tutto ciò che fanno tutte le altre cancellerie europee. Magari mantenendo alto il valore della dieta mediterranea.

Manca il trucco, il lifting giusto per apparire in pubblico. Tolta la capacità mediatica dei due leader e vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, veri king maker dell’uso dello spot elettorale e del messaggio politico diretto, tutti gli altri componenti dell’esecutivo devono imparare a stare al mondo. Anzi devono imparare ad interagire con il nuovo mondo. Fuor di metafora sono loro a rendere poco aggraziato il volto del nuovo governo, con le battute fuori luogo e le esternazioni non proprio in linea con il mandato, o il contenuto del contratto se preferite, del governo. E questo sarà un punto cruciale per la vita, e la vitalità, dell’esecutivo. Tanto Di Maio quanto Salvini faranno bene a correre ai ripari il prima possibile. Al di netto di ciò ci aspettiamo anche che l’azione complessiva di Palazzo Chigi sia sostanza e non apparenza. Vicinanza al Paese e non affiancamento della contingenza.

Le scadenze nazionali e internazionali non ci permettono digressioni sui temi della cosa pubblica. Dopo 90 giorni di tira e molla è necessario deporre i giochi e prendere in mano i dossier fermi da mesi. E se non tutto ciò che è stato promesso in campagna elettorale sarà realizzato, come è evidente già ora, l’importante è che nell’azione del governo non entrino germi e batteri in grado di ridurre a modeste tracce le scelte fatte. Servono indicazioni forti. In tutti campi. Magari anche a costo di scontentare molti e accontentare pochi. Governare non significa addomesticare la realtà, ma invertire un trend, invertire una rotta. L’Italia ha bisogno di riprendere una posizione forte nel contesto europeo, ma non picchiando i pugni sul tavolo bensì con la forza dei risultati. Dunque Salvini e Di Maio sono davvero davanti ad un importante tornante della storia, dal quale non si può che uscire con l’abbrivio giusto. Perdere il passo ora rischierebbe davvero di farci finire nel baratro. Sul bordo del quale balliamo da troppo tempo. Troppo…   

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