Come la cattiva informazione ha influito sulla campagna vaccinale

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Si torna a parlare di obbligo vaccinale. Il sottosegretario Costa, infatti, ha detto che il governo è pronto a prenderlo in considerazione per alcune categorie. Credo che questa decisione debba essere presa sui numeri. Facciamo l’esempio di una categoria come quella degli insegnanti, molto a contatto con altre persone, ossia gli studenti. Risulterebbe che una grossa fetta di questa categoria non sia vaccinata, in questo caso potrebbe valerne la pena. Come concetto è accettabile se coinvolge una popolazione a contatto con il pubblico. La prima cosa da valutare è la categoria, secondo bisogna verificare quante persone di quella categoria non sono ancora vaccinate. Il principio è certamente accettabile, ribadisco comunque che si tratta una valutazione da fare sui numeri.

Come sottolinea il sottosegretario Costa, è importante raggiungere il 90% della popolazione vaccinata. Questo farebbe stare più tranquilli tutti. Vanno comunque mantenuti tutte le forme di protezione personale: indossare le mascherine, igienizzarsi le mani ed evitare assembramenti. Bisogna comunque agire con prudenza.

In questo ultimo periodo, come abbiamo potuto constatare dai dati, la curva dei contagi non cresce in modo così repentino come lo scorso anno. Questo fa ben sperare che potremmo vivere un Natale diverso da quello del 2020. La differenza tra i due anni sta proprio nel fatto che oltre l’80% della popolazione è vaccinata. Non mi aspetto una riesplosine massiva dei contagi. Probabilmente ci saranno dei focolai, dovremo pagare per l’insensatezza di chi fa assembramenti o chi si procura un certificato verde falso.

D’altro canto dobbiamo ricordare che la resistenza ai vaccini non è cosa nuova, è storia vecchia come il mondo. In questo caso, però, si è aggiunto il clamore insensato, frutto di una cattivissima comunicazione che ha messo in allarme una fetta di popolazione: ci sono alcuni che pensano che sia pericoloso vaccinarsi perché non si sa a quali rischi potrebbe andare incontro. Ancora oggi, dopo quasi due anni di pandemia, tutte le sere ci sono talk show dove si fa spettacolo intervistando gente che esprime ragionamenti, storie che non si sa se siano vere o false sui vaccini: quando non si pone un freno il risultato è quello di spaventare le persone che rifiutano così il vaccino. Ancora una volta, si dimostra come la comunicazione dei rischi sia un pilastro fondamentale nella lotta alle epidemie. Questo aspetto non c’è stato. E’ molto importante capirlo.

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