I due pilastri della vita cristiana

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Non c'è carità vera, senza preghiera profonda. Chi non prega prima o poi fallisce nell'amare gli altri. Pregare, infatti, significa ricevere tutto da Dio e nello stesso tempo abbandonarsi nelle Sue mani di Padre e dentro il Suo cuore di Madre. Vuol dire scoprire se stessi, fare chiarezza sulla propria vita, adorare il Padre in spirito e verità, guardarsi in Dio con i propri limiti, difetti e talenti. Significa mettere le ali come i gabbiani e i piedi di cerva per correre sul monte della Luce.

Questo gesto ci consente di “reingentilire” il cuore, reso chiuso e rude dai peccati, e di nuotare nei fondali meravigliosi dell'oceano immenso dell'Amore di Dio. Senza di esso non c'è iniziativa, responsabilità, opera, apostolato, servizio, assistenza ai poveri che regga. Siamo volontari, perché “Un volontario sulla Croce” ha preso l'iniziativa di amarci continuamente ed in eterno. La preghiera è il fondamento del sacerdozio, del matrimonio, dell'aiuto ai poveri, dell'insegnamento e di ogni attività ecclesiale e sociale. E' un'illusione del diavolo quella di fare la carità senza una vita di raccoglimento. I santi sono la prova di tutto questo. La preghiera vera ci trasforma in persone migliori e più umane. Significa chiedere a Dio “gli occhi” per vedere la nostra realtà.

Perché ci è scomodo pregare? Perché è un sacrificio, ma fermarsi (mentre vorresti fare tante cose), non è mai tempo perso (anche se sembra che perdiamo tempo) ed è l'unica attività che faremo nell'eternità insieme agli angeli e ai santi. Bisogna diffidare di quei cristiani che fanno tanto volontariato ma non pregano o fanno solo questo senza carità concreta. I due pilastri della vita di qualsiasi santo sono stati la preghiera e la carità. La prima per ricaricarsi e restare abbracciati nell'Amore di Dio, la seconda per donarsi e andare incontro agli altri. Dobbiamo imparare a fare il bene nel modo giusto e poi a distaccarci da quanto fatto. 

In tutte le situazioni, con tutte le persone e in ogni caso bisogna metterci il cuore, ma non affondarcelo, perché potremmo soffrire anche noi e chi ci circonda. Dobbiamo amare il servizio che rendiamo ma non perdere mai la libertà interiore verso ciò che facciamo. C'è un fondamento evangelico  “bisogna dare, senza ricevere nulla in cambio”. Quando noi diamo ci possiamo aspettare il ringraziamento, l'indifferenza o il rifiuto. Bisogna dare, senza aspettarci niente, questo ci fa conservare la pace e la libertà nel cuore, altrimenti soffriamo tanto e inutilmente.

Le suore di Madre Teresa insegnano concretamente con la loro vita questo: “Dare senza ricevere e a chi fai del bene, non ti aspettare ringraziamenti, soldi o qualche favore in cambio, ma dai sempre e continuamente anche quando ricevi il male, perché tutto questo 'lo avete fatto a Me'”. E' difficile, ma è proprio nel “disinteresse del dare” che si diventa liberi interiormente e veramente felici. La carità ci spinge, ci fa alzare dal letto della comodità e ci fa correre su sentieri inaspettati.

Diceva san Tommaso: “Guai a chi legge un solo libro“. Guai a chi frequenta sempre le solite persone, non crescerà mai umanamente, culturalmente e spiritualmente. La vita è l'arte dell'incontro ed ognuno lascia parte di se e prende parte dell'altro. Ogni incontro è un dono, una sorpresa, un rivedere la propria esistenza e le proprie “sicurezze“, un confronto che ci fa crescere. L'amicizia vera ci apre il cuore e la mente, dona la forza per andare avanti e l'allegria alla nostra vita.

Dobbiamo ringraziare Dio se abbiamo la possibilità di frequentare vari generi di persone. Nella vita non si incontrano poveri, ricchi, prostitute, saggi, pazzi, ma persone. Ognuno non è quello che è per gli altri o il reddito che ha, ma quello che è davanti a Dio, cioè figlio amato dal Signore e persona umana. 

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