Vivi lento e ti difendi meglio dal coronavirus

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Viviamo in un mondo veloce, dove conta – e non poco – arrivare primi, sempre, in ogni occasione. L’epoca digitale ci ha proiettato in una realtà dove tutto deve essere in qualche modo accelerato. In questa sorta di “accelerazione globale”, dove chi non solo chi si ferma è perduto, ma anche chi va piano, ha sempre meno valore una virtù “lenta” come quella della prudenza.

Si tratta di quel sano sentimento di discernimento che di fronte al bivio tra rischio e perdita di opportunità, ci spinge a fermarci un attimo e decidere con attenzione quale strada imboccare. E’ una riflessione che mi è tornata in mente più volte in questi giorni, pensando a quanti giovani (e meno giovani) hanno imboccato forse per eccesso di velocità o per impulsività la strada dell’opportunità del divertimento accettando di correre il rischio del contagio da coronavirus.

Ed ho pensato che il sano sentimento della prudenza, consigliato dai nostri genitori e dai nostri nonni, avrebbe forse aiutato ad imboccare la strada giusta, in un contesto nel quale chi si ferma non è perduto e non è perduto nemmeno chi decide di andare piano. La responsabilità non può essere naturalmente imputata ai soli giovani che per natura ed inesperienza forse non hanno tutti gli elementi per valutare la strada da prendere, ma è principalmente di chi non li ha protetti, ma di chi ha accettato il rischio di esporli all’infezione.

In questi giorni ho letto storie di discoteche, di ristoranti, di feste e di vari assembramenti con tanto di foto e video che documentavano come non si rispettasse il minimo delle regole essenziali per poter limitare al massimo il rischio del contagio anche in luoghi pubblici: distanziamento sociale e mascherina. Forse un po’ di prudenza collettiva avrebbe evitato l’esplosione di tanti contagi nei luoghi di divertimento e di vacanza. Prudenza per se stessi ed anche per gli altri. Ho letto sbalordita storie di persone che raccontano di come sia possibile eludere i controlli anticovid.

Qualcuno li ha già ribattezzati i “furbetti del termometro” e sono quelle persone che si abbassano la temperatura artificialmente per superare i termoscanner, Si tratta di comportamenti disonesti e truffaldini: perché c’è, insomma, chi si imbottisce di antipiretici e poi si fa un impacco di ghiaccio sulla fronte. Quindi passa il termoscanner ed attende la luce verde per potersi imbarcare su aerei, navi o per poter entrare in un locale.

E’ inutile dire che si tratta di comportamenti incoscienti e potenzialmente criminali, perché espongono al contagio le persone con le quali si viene in contatto. E così all’appello alla prudenza, associamo anche quello alla responsabilità. Si tratta di un binomio imprescindibile se davvero vogliamo tutelare noi stessi, i nostri figli, la nostra comunità dalla diffusione ancora troppo forte del virus. Prudenza e responsabilità, dunque, anche in vista della riapertura delle scuole. Non bisogna essere un virologo di fama per sostenere che si può garantire sicurezza per tutti cominciando da noi stessi, evitando di esporre noi stessi e gli altri a comportamenti imprudenti e irresponsabili. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo a tutti coloro che sono intorno a noi. Non dimentichiamolo mai.

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