La vita è bella, e va sempre difesa

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C’è una linea sottile che unisce “tutte le persone di buona volontà” ed è la difesa della sacralità che in ogni tempo e luogo va riconosciuta alla vita. Nei documenti del Magistero, come nei testi di spiritualità, viene costantemente ribadito quanto l’esistenza umana sia un dono, dal concepimento fin al suo termine naturale. La vita è bella, titolava una celebre pellicola.

In questo momento così difficile per l’umanità, avvertiamo ancora più forte l’esigenza di tutela e di salvaguardia verso i più fragili e i più indifesi. Madre Teresa di Calcutta diceva che non c’è nessuno al mondo più povero del bambino non nato. Papa Francesco ha richiamato più volte il significato e la testimonianza di coloro che resistono alla malattia, pur nella consapevolezza che tutti i mali tutto i mali vanno curati, ma non tutti possono essere guariti.

È esperienza quotidiana quella di un santo e commovente attaccamento alla vita da parte di quanti, pur nella sofferenza, non vedono eclissarsi la speranza e la luce che ci illumina anche quando non ce ne rendiamo conto. La vita va tutelata ancora di più quando le condizioni di vulnerabilità la espongono maggiormente alle inevitabili intemperie. In tutte le fasi la presa in carico della persona dovrebbe sempre prevalere: il sacro rispetto per la dignità non può mai abbandonarci in alcuna situazione di difficoltà.

Siamo figli di Dio e tra noi fratelli nella buona come nella cattiva sorte. Quanti operano nei diversi ruoli ( sanitari assistenziali, educativi, caritativi) si trovano investiti dell’alta missione di accompagnare i fratelli e le sorelle, mettendosi nei loro panni, condividendone apprensioni e attese. Un famoso romanziere, Ernest Hemingway, esortava a non chiedersi mai “per chi suona la campana”: suona per ciascuno di noi. Nessuno può chiamarsi fuori dall’impegno individuale e collettivo a protezione della vita.

Le Encicliche dei Pontefici, dal dopoguerra ad oggi, richiamano continuamente la necessità interiore e sociale di mettere l’esistenza umana al riparo dalle contingenze legislative e dalle “mode” disumanizzanti. Dal calvario fino ai piedi della croce, Maria sostiene Gesù nella sua agonia e lo sorregge durante il trapasso. È l’immagine della Pietà scolpita da Michelangelo che deve guidare la sollecitudine (personale, familiare e sociale) a difesa della vita in tutti i suoi momenti. Senza mai arrogarsi il falso diritto di decidere chi nasce e chi muore. Se la vita è un dono di Dio, come noi credenti siamo chiamati a testimoniare, in nome di quale “umanità” o di quale “libertà” si possono stabilire tempi e modi di permanenza su questa terra?

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