A san Giuseppe “con cuore di Padre”

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In occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa Cattolica, papa Francesco con la lettera apostolica “Patris corde” (Con cuore di Padre) ha indetto uno speciale Anno di San Giuseppe, definito: “Padre amato, padre nella tenerezza, padre nell’obbedienza, padre nell’accoglienza, padre del coraggio creativo, padre lavoratore, padre nell’ombra”.

Per questo suo ruolo nella storia della salvezza e nella storia della Chiesa, San Giuseppe è un padre che è stato sempre amato dal popolo cristiano.

Tutta la tradizione siciliana legata alla festa di San Giuseppe, padre della Divina Provvidenza, parla di condivisione e di fraternità.

Le tavolate ricche di piatti tradizionali da offrire a chi è nel bisogno, la minestra cucinata da alcuni e consumata nella condivisione, il pane donato dalle famiglie e benedetto distribuito ai poveri, sono l’espressione più bella di un popolo che vuole testimoniare la sua fede operante attraverso la carità.

I testi biblici relativi a Giuseppe, lo sposo di Maria e padre legale di Gesù, sono piuttosto scarsi, eppure da essi emerge una figura interessante, capace di interpellare anche le persone del nostro tempo.

Nei Vangeli, Giuseppe entra in gioco come l’uomo giusto, l’uomo dei sogni, il servo obbediente, lo sposo fedele, il padre di Gesù secondo la legge che sa prendersi davvero cura delle persone affidategli. Giuseppe è l’uomo che accoglie il sogno di Dio e scopre in esso la dimensione più profonda della vita e il senso degli eventi.

Una volta che ha compreso il disegno di Dio, Giuseppe accetta, non come strumento passivo, quasi fosse un burattino nelle mani del Creatore, ma con la consapevolezza del suo ruolo di sposo e di padre. Giuseppe non è un uomo rassegnato passivamente, ma coraggioso e forte, capace di iniziativa.

Uomo pratico e silenzioso, Giuseppe non risponde alla chiamata di Dio con le parole, ma con i fatti.  La presenza di Giuseppe a fianco di Maria suggerisce la realtà di una coppia realmente affiatata, tutta protesa alla costruzione di una famiglia al cui centro sta la ricerca della volontà di Dio e dell’obbedienza alla sua legge.

Essere padre è stato per Giuseppe innanzitutto essere servitore della vita, e dell’educazione di Gesù per favorire la sua crescita in età, sapienza e grazia. La sua vocazione è stata di dare a Gesù tutto ciò che può dare un padre umano: l’amore, la protezione, la sicurezza, il nome, un mestiere, una casa. Giuseppe è un vero capofamiglia, che non vuole essere un padre-padrone detentore del potere, ma aiutare i membri della famiglia a lui affidata a realizzare la propria vocazione. San Giuseppe era un carpentiere che ha lavorato onestamente per garantire il sostentamento della sua famiglia.

In Giuseppe vediamo i drammi, le incertezze di ogni credente nel cammino faticoso della vita quotidiana. Nell’epoca attuale, nella quale il fidanzato deluso o il marito che si sente tradito reagisce con violenza psicologica, verbale che in casi sempre più frequenti sfocia nei femminicidi,  Giuseppe, che pure era influenzato da una cultura patriarcale e maschilista, si presenta come un uomo ragionevole, rispettoso, delicato che vuole salvaguardare la reputazione e la dignità della sua donna.

San Giuseppe risulta una figura molto attuale per la nostra generazione alla ricerca di una serena convivenza familiare basata sul dialogo e la reciproca comprensione fra gli sposi e fra i genitori e i figli. Egli risulta una figura contro corrente in una società come la nostra, basata sull’apparire piuttosto che sull’essere, sulle chiacchiere sterili piuttosto che sui fatti concreti, su una vita facile che pretende tutto e subito piuttosto che sulla pazienza e sullo spirito di sacrificio, sulle convivenze instabili e passeggere piuttosto che sulla fedeltà faticosa di un impegno matrimoniale per tutta la vita.

In questo tempo di pandemia caratterizzato da paure, da ansie, da crisi familiari, San Giuseppe, attraverso una vita familiare e lavorativa normale nella quale non mancano gli imprevisti, costituisce una figura esemplare capace di ritessere relazioni positive e un modello di un’autentica paternità in una società senza padri.

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