San Giuseppe: ecco perché viene definito il “Dottore del silenzio”

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San Giuseppe, Sposo di Maria Vergine, padre putativo di Gesù e patrono della Chiesa, del lavoratori e del moribondi Nazareth (Palestina), I sec. Matteo nel suo Vangelo lo definisce: Lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato il Cristo (Mt 1,16) e “uomo giusto” Mt 1.19). Giuseppe è della stirpe di Davide. Esercita il mestiere di carpentiere, Si fidanza con Maria. Venuto a conoscenza della maternità della Vergine non si appella alla crudeltà della legge, ma pensa semplicemente di rimandarla dai genitori. Si fida delle parole dell’angelo: “Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20) e Dio lo ricompensa affidandogli addirittura il propria Figlio.

Giuseppe è esempio di umiltà, fedeltà e povertà, ma soprattutto di fede incrollabile Vive in profonda modestia il grande privilegio di essere stato scelto come padre putativo d Gesù. E’ il personaggio più silenzioso del Vangelo: non viene riportata una sua sola parola! E’ anche definito “il Dottore del silenzio”. L’autorità di Giuseppe come capo della sacra famiglia proviene dalla sua santità, saggezza e obbedienza, ispirate da una grande fede e dal silenzioso lavoro per mantenere i suoi. Nel silenzio e nella preghiera conosce e attua con la sua vita la volontà divina. Non si limita a subire la vicenda dell’incarnazione, ma, coinvolto dal Signore vi partecipa attivamente. L’ultima volta in cui appare nel Vangelo è a Gerusalemme, alla ricerca di Gesù dodicenne rimasto nel tempio. Il resto della sua vita è del tutto proteso al servizio della sacra famiglia, fino alla santa morte, durante la quale è assistito da Gesù e da Maria.

II suo culto inizia a diffondersi nel IX secolo ed entra nella liturgia nel XV; ne è grande promotore san Bernardino da Siena, che ne esalta la giustizia biblica, l’obbedienza derivante da una fede incrollabile e lo spirito di silenzio, tutto inabissato nella volontà divina. Successivamente anche i Carmelitani promuovono la festa del Santo sotto l’influsso di Teresa d’Avila, sua grande devota, convinta che Giuseppe ottenga tutto presso Gesù che gli ha obbedito in terra.

L’8 dicembre 1870 Pio IX lo nomina patrono della Chiesa universale; Giovanni XXIII lo inserisce nel Canone Romano. «Giuseppe, uomo giusto, da Dio fu prescelto come sposo di Maria, Vergine e Madre di Dio; servo saggio e fedele, fu posto a capo della santa famiglia, per custodire, come padre, il Figlio di Dio, concepito per opera dello Spirito Santo» (Prefazio della festa). San Giuseppe va invocato per una santa morte: lui, che è morto assistito da Gesù e Maria, ci ottenga di morire con i santi nomi di Gesù e di Maria sulle labbra e nel cuore.

«Visto allo specchio della narrazione evangelica, Giuseppe ci appare sotto l’aspetto più saliente di un’estrema umiltà: un modesto e povero lavoratore, oscuro, che non presenta nulla di singolare, che non lascia, nel Vangelo stesso, alcun accento della sua voce. Questo non riferisce nessuna sua parola e si limita a parlare del suo atteggiamento, della sua condotta, di quel che ha fatto, e tutto ciò in una silenziosa discrezione ed in una perfetta obbedienza. Giuseppe è stato, ad ogni istante ed in modo esemplare, un insuperabile custode, assistente e maestro… Arrestiamo lo sguardo sulla sua umiltà. Quanto ci pare fraterna, e, si potrebbe dire. prossima alle nostre stature fragili, mediocri, di poco conto, peccatrici! Come si comunica facilmente con un santo che non sa intimidirci, che non mette nessuna distanza fra lui e no che addirittura, con una condiscendenza che ci confonde, si mette, per così dire, ai nostri piedi per dire: guarda quale livello mi è stato assegnato! Ebbene, è precisamente a questo livello che il Signore del Cielo e della terra si è abbassato, ed ha voluto onorare questa sottomissione inesprimibile, facendola oggetto della sua scelta e preferendola a tutti gli altri valori umani. Così, san Giuseppe è la prova che per esser buoni e veri discepoli di Cristo, non è necessario compiere grandi cose; bastano virtù comuni, umane, semplici, ma autentiche» (san Paolo VI).

Iconografia

Viene raffigurato come un vecchio con un giglio in mano, a volte con braccio il bambino Gesù, altre volte mentre lavora nella sua bottega.

Tratto dal libro “I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire” di Luigi Luzi

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