MERCOLEDÌ 09 OTTOBRE 2019, 17:37, IN TERRIS

Incontri di civiltà. Il caso della Chiesa della Martorana a Palermo

Alla base della cupola iscrizioni in arabo che testimoniano l'incontro di civiltà e fedi

MICHELE DI BARI
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La Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio o della Martorana a Palermo
La Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio o della Martorana a Palermo
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n’attenta analisi geopolitica non può previamente prescindere dal tema del pluralismo culturale e religioso e della coesistenza tra culture e fedi religiose diverse. Questioni che quotidianamente si affacciano nelle Cancellerie, soprattutto in Europa, dove si avverte il bisogno di possedere una particolare conoscenza del fenomeno.Ed è ovvio che i migranti giunti in Europa nel secolo scorso, appartenenti a fedi e culture diverse, hanno cambiato l’agenda dei Governi fino a diventare una assoluta priorità. In una prospettiva storica si può forse ricordare il caso della Sicilia, una terra la cui storia, a differenza di altri paesi, quali la Spagna, fu segnata per secoli più dall'incontro che dallo scontro di civiltà e fedi.


La Chiesa della Martorana

Proprio in Sicilia, in particolare a Palermo, un singolare incontro tra Cristianesimo e Islam si materializzò  con le iscrizioni arabe nella chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio o della Martorana, appartenente al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Si tratta di un edificio, il cui nucleo originario, di rito greco-ortodosso, fu costruito intorno alla metà del secolo XII, in stile arabo-bizantino e normanno da un grand commis del Regno normanno di Sicilia: l’ammiraglio Giorgio di Antiochia (1090 ca.-1151), comandante della flotta del Regno di Sicilia, oriundo della Siria e di confessione greco-ortodossa, che fu per molti anni al servizio del re normanno Ruggero II. Nel secolo XV la chiesa dell’Ammiraglio fu acquisita dall’adiacente monastero della Martorana che, a seguito della  soppressione degli enti ecclesiastici, iniziata nel 1855 nel Regno di Sardegna, e poi estesa a tutto il territorio nazionale, perdette la personalità giuridica, ed i suoi beni con la Chiesa annessa passarono allo Stato fino a transitare nell’odierno Fondo Edifici di Culto. Dopo l’unità d’Italia, la chiesa della Martorana fu oggetto di restauri con l’intento di riportarla, per quanto possibile, al tempo di Giorgio di Antiochia. 


Le iscrizioni in arabo

Fu quindi scoperta alla base della cupola bizantina, la cui calotta è decorata da mosaici e da iscrizioni in greco, un’iscrizione in caratteri arabi, ignota fino all’aprile del 1871, quando fu notata da Giuseppe Patricolo, professore straordinario di geometria descrittiva all’Università di Palermo. Il testo dell’iscrizione venne copiato, tradotto e pubblicato nel 1872 da Michele Amari (1806-1889), celebre arabista siciliano, professore ordinario a Pisa e a Firenze e ministro della Pubblica Istruzione dal 1862 al 1864. Nel 1870 Amari aveva già pubblicato il testo arabo di alcune sentenze coraniche presenti su due delle otto colonne della chiesa della Martorana. Ma l’iscrizione in caratteri arabi rappresenta la vera novità poiché contiene non versetti del Corano, ma formule o acclamazioni liturgiche cristiane (Sanctus, Osanna, Gloria, Agnus Dei), usate sia nella Chiesa orientale sia in quella occidentale. Si può supporre dunque che le preghiere al Dio dei Cristiani recitate dal potente ammiraglio di Sicilia suonassero in lingua araba e questo certamente non deve essere stato un caso unico nella Sicilia del secolo XII. Un incontro di civiltà che ancora oggi può dirsi attuale

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