Frenesia e aggressività. Lo psicoterapeuta Pani spiega la “depressione da Covid”

Gli effetti "invisibili" della pandemia secondo il docente dell'Università di Bologna e specialista di psicologia clinica e psicopatologia. Diagnosi e prognosi per tornare alla normalità

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psicologo
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Allarme per i danni psicologici dell’emergenza Covid. In pericolo la salute mentale. Il 14% degli italiani ha iniziato ad assumere ansiolitici o sonniferi. E il 10% ha fatto ricorso ad antidepressivi. E chi già faceva uso di questi farmaci prima della pandemia? Ha dovuto ricorrere a un incremento di dosaggio (19%). Il 21% ha riportato “sintomi ansiosi clinicamente significativi”. Cioè che interferiscono sulle proprie attività quotidiane. Mentre il 10% ha avuto in pandemia almeno un attacco di panico. Senza mai averlo avuto prima nella vita. Il 20% ha riportato sintomi clinicamente significativi. Ossia disturbi post-traumatici da stress (PTSD). E ciò per le esperienze legate alla pandemia. Il 28% ha lamentato sintomi ossessivo-compulsivi. “Disturbanti e interferenti” con il proprio funzionamento quotidiano.

Individui e collettività

L’emergenza Covid non è ancora superata. Però sono possibili alcune considerazioni sulla pandemia “invisibile“. Quella che attraversa la psiche dei singoli e della collettività. “La maggior parte della popolazione ha reagito in modo sano. Ed è stata resiliente in breve tempo ai grossi disagi. La malinconia nella gente è diffusa. Ma, specialmente chi non ha subito gravi perdite economiche, non risente di uno stato dell’umore in senso patologico“, evidenzia lo psicoterapeuta Roberto Pani. Alcune persone “avevano adottato in pandemia comportamenti piuttosto frenetici, adrenalitici”. Ciò per reagire alle varie frustrazioni. Ed è soprattutto in queste persone che si riscontrano “crolli dell’umore”. Quindi disforie. Ossia oscillazioni nello stato d’animo verso il basso e verso l’alto. Rispetto a un tono dell’umore relativamente stabile. Inoltre si manifestano “apatie, veri disturbi depressivi e molti comportamenti insofferenti e aggressivi“.
covid

Depressione clinicamente maggiore

La pandemia di Covid-19 avrà effetti a lungo termine sulla salute mentale. Urgente prepararsi e ampliare l’accesso alle cure. A partire da giovanissimi e fragili. Psico-allarme Covid, quindi. Oltre a quella sanitaria ed economica è una pandemia “invisibile”. Ad analizzare gli effetti dell’emergenza sulla psiche individuale e collettiva è il professor Roberto Pani. Specialista di Psicologia Clinica e Psicopatologia alla Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Lo psicoterapeuta e psicoanalista ha approfondito il nesso tra  depressione e Covid. “Non siamo ancora liberi dal Covid. L’ infezione circola ancora. E una depressione si diffonde, trasformata da sintomi di frenesia e aggressività“, sottolinea il professor Pani.

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L’emergenza Covid “invisibile

“Siamo quasi a marzo del 2022, cioè al terzo anno di gestione della malattia- aggiunge il docente dell’Università di Bologna-. Le previsioni sanitarie del nostro Paese sono a tutt’oggi ancora incerte o contradditorie. Il recente buon governo ha premesso un’ottima vaccinazione in poco tempo. Ma la situazione non ci permette di sentirci liberati da un’oppressione materiale e psicologica. Perché le variabili del virus possono ancora mutare e essere nuovamente aggressive“. In altri Paesi, laddove la vaccinazione non è ancora diffusa, lo scenario internazionale “potrebbe portarci sgradevoli sorprese come è avvenuto per la variante Delta“. Oggi ci giunge già la variabile Omicron 2 di cui si conosce poco. Si litiga in televisione e altrove, nel mondo politico, tra giornalisti. E, osserva il professor Pani, “spesso anche coinvolgendo virologi e scienziati. Tutti hanno bisogno di per far valere le proprie posizioni. Per esempio sulla necessità del Green-Pass oppure sulla sua inutilità. Su obbligo di vaccino o meno. Su penalizzazioni come sospensione delle stipendio a chi non possiede i permessi prescritti”.covid

Conseguenze

“La situazione economica italiana risente non poco delle passate e ancora attuali restrizioni- precisa lo psicoterapeuta- L’inflazione è ricomparsa pericolosamente come ai tempi della monera lira. E le sperequazioni sono all’ordine del giorno. Va da sé che il tono generale dell’umore sia generalmente piuttosto basso. E per molti gravemente crollato. Inoltre, vediamo che  le restrizioni del passato sono state assai rigorose. Perché promulgate a causa dei numerosi decessi che alcune regioni hanno subito con e per il virus malefico”. Quindi “subita una situazione surreale, la gente ha appena ha percepito un risveglio e una ripresa di vita normale. Da uno stato di letargo generalizzato e di congelamento delle emozioni. Ed è passata a una sorta di reazione psichica. Uno di questi atteggiamenti si è rivelato come frenesia nel lavoro. Ma anche l’eccitazione senza tregua con la quale molte persone trascorrono il loro tempo nelle varie attività. Una sindrome tipica è la compulsione “itso“. Ossia inability to switch off. L’incapacità di staccare dalle attività. Sono numerosi gli studi realizzati da numerosi team di scienziati in tutto il mondo. Nel periodo del lockdown e delle restrizioni anti-contagio. Tali indagini scientifiche descrivono in maniera pressoché unanime il pesante impatto che la pandemia ha avuto sulla sfera psichica degli individui.

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