Studenti e migranti a lezione d’inclusione

L’intervista di Interris.it alla professoressa Paola Via, docente di italiano, latino e geostoria del liceo statale “Enrico Medi” di Senigallia

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Faccia a faccia, anzi, parola a parola, si instaura un rapporto educativo, formativo e inclusivo che fa entrare in contatto due mondi che si avvicinano, facendo cadere ogni barriera. L’esperienza che, per due volte alla settimana, vivranno sei studenti della classe terza E del liceo statale “Enrico Medi” di Senigallia consisterà proprio in questo, formarsi mentre aiutano l’inclusione sociale, culturale e linguistica di persone migranti. Da marzo, per ottanta ore complessive “spalmate” sul terzo e quarto anno di scuola, questi ragazzi – quattro dei quali sono di origine straniera – insegneranno la lingua italiana a chi è arrivato qui attraversando il mare su un barcone o è stato costretto a nascondersi su qualche altro mezzo di fortuna, per sfuggire a un conflitto o in cerca di condizioni di vita più dignitose e umane. “La missione del docente è di far crescere e maturare gli studenti in modo civile”, spiega a Interris.it la referente di questo specifico Percorso per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto) – i progetti che precedentemente andavano sotto il nome di “alternanza scuola-lavoro” –, la professoressa di italiano (nella terza E), latino e geostoria Paola Via, volontaria della scuola Penny Wirton, “abbiamo proposto questo progetto agli studenti del liceo linguistico perché la lingua è un veicolo di  comunicazione, il primo approccio dell’incontro tra culture diverse”. Lo scopo è infatti quello di far acquisire a questi giovani dei valori che poi a loro volta trasmetteranno, avviando un processo di collaborazione con il territorio per agevolare il superamento i pregiudizi e l’avvio di processi di integrazione. La multietnicità della classe della professoressa ha già dato un primo, importante, insegnamento. “Quattro dei ragazzi che parteciperanno al percorso sono di origine straniera, un cubano, un moldavo, un brasiliano nato in Italia e un afghano. Qualche giorno fa due di loro hanno avuto un primo incontro con due volontari della Penny Wirton, che gli hanno illustrato il metodo d’insegnamento, e lo studente afghano ha raccontato la sua esperienza di normalità della convivenza di etnie diverse. Sono riflessioni che aprono la mente di chi le ascolta”, continua la docente.

La lezione

I ragazzi si alterneranno nelle lezioni, due volte a settimana dalle 17:30 alle 19 nella sala dello Spazio Autogestito Arvultura, che saranno però diverse dalle classiche lezioni frontali con verifiche e valutazioni. Infatti il metodo didattico della Penny Wirton, la scuola fondata dallo scrittore Eraldo Affinati e dalla studiosa Anna Luce Lenzi a Roma da cui poi sono sbocciate altre realtà su tutto il territorio nazionale, prevede di lavorare in un rapporto uno a uno tra insegnante – in questo caso il liceale – e l’alunno – il migrante – in cui si trasmettono, oltre alle nozioni di base della grammatica, una conoscenza pratica del lessico, della sintassi e della lingua italiana, grazie a dei manuali molto pratici, ricchi di immagini, che permettono di immedesimarsi in situazione quotidiane. “Di volta in volta, insegnante e studente girano e si alternano, così ogni nuova lezione si comincia recuperando lo ‘storico’ delle lezioni che il migrante ha già sostenuto per capire dov’è arrivato e quali sono le sue esigenze”, illustra la professoressa. “All’inizio si chiacchiera, chiedendogli da quanto tempo sono in Italia, dove vivono, come va al lavoro. Così s’imposta la lezione nel modo più spontaneo”. Ma non di sole lezioni vive il processo d’inclusione, bensì anche di condivisione. “Si progettano dei momenti da trascorrere tutti insieme, come il pranzo etnico, dove ognuno porta un suo piatto tradizionale, con la ricetta scritta nella propria lingua”, racconta Via. “E’ un’iniziativa aperta ciascuno invita altri compagni di scuola, gli amici, i genitori”.

Valore formativo e umano

L’idea di portare gli studenti del liceo “Medi” tra gli stranieri e i migranti in realtà non è nuova, ma stavolta potrà effettivamente vedere la luce. “Io per prima sono stata volontaria della scuola Penny Wirton che ha aperto qui a Senigallia nel 2019, la prima in tutte le Marche. E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito e ho ritenuto che potesse essere interessante anche per i miei studenti”, racconta la professoressa. “Purtroppo due anni fa è stato tutto interrotto dalla pandemia. Durante il lockdown la Penny Wirton ha chiuso e non si sono nemmeno tenute le lezioni online  perché non tutti potevano avere a disposizione la connessione e l’applicazione per le lezioni. Tutto è ripartito, con accessi limitati, con l’introduzione del green pass”. Per chi frequenta un linguistico, prosegue la docente, non è affatto facile trovare un progetto formativo attinente, “così abbiamo pensato a un modo per aiutarli a sviluppare competenze, a sapersi interfacciare con il pubblico, a imparare come progettare e presentare dei percorsi”. “Ci sono ancora barriere, problemi di razzismo, anche tra i giovani ci sono pregiudizi o paure rispetto a persone con un’origine, una lingua e una cultura diversa dalla nostra”, spiega la professoressa, “e questa esperienza offre un valore formativo e umano. Il dirigente scolastico Daniele Sordoni, sempre stato molto propositivo, ha accolto questo progetto inclusivo, visto come un arricchimento in termini di valori, di apertura, di accoglienza e di tolleranza”.

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