Come sarà il nuovo governo tedesco. Ritratto della “coalizione semaforo”

L’intervista di Interris.it a Leonardo Panetta, giornalista Mediaset esperto di temi europei sul nuovo esecutivo che guiderà la Germania

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Da GroKo al semaforo. Dopo 16 anni si chiude l’era Merkel, la cancelliera federale cristiano-democratica venuta dalla Germania orientale, rettasi sulla Grosse Koalition. Un nuovo capitolo della storia della Germania, che come altri Paesi europei si trova a dover affrontare la quarta ondata della pandemia di Coronavirus con importanti aumenti di contagi, si aprirà con la cosiddetta coalizione “semaforo”, così ribattezzata per via dei colori delle tre forze politiche che hanno raggiunto l’accordo sul contratto di governo a soli due mesi di distanza dalle urne, una novità per recente panorama politico tedesco – segnato spesso da trattative molto lunghe per la formazione del nuovo esecutivo. Il rosso dei socialdemocratici dell’Spd, il giallo del Partito liberaldemocratico (Fdp) e il verde dei Grünen, i – appunto – Verdi. Successore designato della Bundeskanzlerin, il suo vicecancelliere e ministro della Finanze del governo uscente, il leader socialdemocratico Olaf Scholz che alle ultime elezioni federali del 26 settembre scorso ha portato il suo partito al 25,7%, guadagnando cinque punti percentuali in più rispetto alla tornata elettorale precedente e facendo così ottenere all’Spd 206 seggi nel Bundestag, il parlamento federale tedesco. La sua elezione a cancelliere da parte del parlamento è prevista per l’8 dicembre.

L’intervista

Per capire meglio quale potrà essere il profilo di questa coalizione di governo inedita per la Germania, quali sono i punti salienti del suo documento programmatico di oltre 170 e qual è la figura di politica di Scholz, Interris.it ha intervistato Leonardo Panetta, giornalista e corrispondente Mediaset a Bruxelles ed esperto di temi europei.

Foto Image/Politica

Si chiude l’era Merkel e le trattative per la formazione del nuovo governo solo durate due soli mesi. Che tipo di novità rappresentano queste per la Germania?

“Il Paese non si affida più alla persone ma all’offerta politica, si ha un governo con un ampio raggio di proposte. E la trattativa è stata molto veloce anche a causa della questione Covid, si è compreso che a livello politico si doveva accelerare. Finora in Germania l’esecutivo è sempre stata una ‘partita a due’ perché con i numeri importati che ottenevano le principali forze politiche era poi sufficiente un altro partito  per formare una coalizione a due. Ora però il voto si è maggiormente frammentato, con il centrodestra che ha perso qualcosa per una serie di motivi, come la fine dell’era di Angela Merkel come guida, lo scarso appeal del candidato della Cdu Armin Laschet e il probabile maggior interesse che riscuotono i liberaldemocratici sulle nuove generazioni. Dall’altra parte, i socialdemocratici – anche l’offerta politica dell’Spd si è un po’ frantumata a sua volta – hanno guadagnato grazie a Olaf Scholz e i Verdi non sono andati esattamente come si pensava prima delle elezioni”.

Quali sono i principali punti del contratto di governo della coalizione “Semaforo”?

“Al centro c’è l’ambiente. E’ stato organizzato un ‘superministero’ che unisce quello dell’Economia con quello per il Clima e che andrà ai Verdi, inoltre tutta una serie di leggi del nuovo governo dovranno avere una valutazione di compatibilità ambientale. Ci sono poi lo stop al carbone entro il 2030, il voto ai sedicenni e l’aumento del salario minimo. Una particolarità della Germania però è che il parlamento ha una composizione ‘mobile’, per cui ci sarà bisogno di un’ampia forza parlamentare per ciascuna di queste proposte. Se ai Verdi va Economia e  Clima, ai liberali andrà invece il ministero delle Finanze e dovremo capire se sarà più ‘rigorista’ o più ‘colomba’. Certo, il Paese si è sempre fatto forte del suo surplus commerciale, però con i socialdemocratici e verdi al governo potrebbe essere più incline a spendere. C’è poi la questione Covid: tutto quello che si vuole fare può essere condizionato dalla pandemia e bisognerà vedere come sarà l’economia europea dopo un periodo segnato da incertezza, chiusure e borse in perdita”.

Sarà un governo con profilo più sociale o più green?

“Forse sarà più verde, perché gli ambientalisti arrivano in un momento storico che vede l’industria tedesca matura e pronta per la rivoluzione verde. La transizione ecologica sarà una transizione industriale e nel settore automobilistico già si stanno muovendo. Per fare un esempio, dopo il cosiddetto Dieselgate la Volkswagen si trovava in un vicolo cieco che l’ha portata a cambiare e a capire in quale direzione andava il futuro. Per quanto riguarda il profilo sociale, in realtà anche durante i governi Merkel la Germania ha sempre avuto un’attenzione alle esigenze sociali, le considerano cose acquisite e non materia di destra o di sinistra. Inoltre il Paese ha anche dovuto assorbire la sua parte orientale, prestando attenzione alle persone”.

Sotto il profilo economico, in Germania a novembre si è registrata un’inflazione al di sopra delle previsioni. Quali sono le cause?

“Sono diverse, come l’aumento dei costi di produzione a livello globale, i ritardi sempre nella produzione e anche i forti aiuti economici europei alimentano meccanismi inflattivi. Per i tedeschi l’inflazione alta è un ‘male’, la considerano materia da gestire con grande attenzione. Sotto questo aspetto ci sarà da capire come vorrà intervenire il prossimo ministro delle Finanze, senza dimenticare il tassello Bundesbank che dovrà scegliere il successore di Jens Weidmann”.

Foto Ministero delle Finanze tedesco

Da ministro della Finanze a erede di Merkel, che figura è Olaf Scholz?

“E’ stato visto come una scelta sicura da parte dei tedeschi, oltre le divisioni politiche. Scholz è considerato rassicurante, la sua figura potrebbe essere una garanzia di mediazione tra le spinte dei Verdi e dei Liberali. Merkel è stata una figura materna, vedremo se sarà “paterno” e capace di portare tutti al dialogo”.

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