Stregoneria, prima giornata contro la violenza in Papua Nuova Guinea

Il vescovo di Mendi esorta ad osservare tutti insieme la prima giornata internazionale contro la violenza con l'accusa di stregoneria

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:37

La Chiesa in campo contro la violenza. “Coloro che torturano e uccidono le donne accusate di stregoneria sono chiaramente colpevoli del crimine che stanno denunciando”, avverte monsignor Donald Lippert, vescovo di Mendi. Si moltiplicano gli episodi di violenza su donne accusate di sanguma o stregoneria.

Sos violenza in Oceania

In Papua Nuova Guinea, riferisce Fides, continua a crescere l’allarme contro la violenza domestica e tutte le forme di violenza. Secondo quanto dichiarato all’agenzia missionaria vaticana da suor Lorena Jenal, missionaria nella diocesi di Mendi, tre donne sono state torturate e bruciate. Erano state accusate della morte di un uomo anziano che per molti anni ha sofferto di asma e insufficienza renale. Di recente, altre sei donne nella provincia sono state accusate di stregoneria.

Escalation

A questi episodi di sevizie e abusi, sfociati in morte, si aggiunge quello di una giovane donna lo scorso mese. In Papua Nuova Guinea Chiesa cattolica ha promosso sui social media una campagna contro la la violenza con l’accusa di stregoneria. Il vescovo Lippert ha denunciato il grave fenomeno che continua a perpetrarsi. Il presule ha esortato la Chiesa, insieme a tutte le persone di buona volontà, ad affrontarlo. E sradicarlo una volta per tutte dalla società. Monsignor Lippert ha concluso il suo intervento invitando tutti a celebrare la prima giornata internazionale contro la violenza con l’accusa di stregoneria che si terrà il 10 agosto. “Osserviamola tutti insieme, preghiamo insieme e agiamo per fermare la violenza legata all’accusa di stregoneria in Papua Nuova Guinea”, ha esortato il presule dell’Oceania. Superstizione violenta contro la quale si mobilita l’intera comunità ecclesiale. Spiega a Fides suor Anna Pigozzo, missionaria della Fraternità Cavanis Gesù Buon Pastore a Bereina.  “Qui in Papua Nuova Guinea  il credere alla magia e alla superstizione è ancora molto radicato. Se una persona muore improvvisamente e senza nessuna visibile malattia, la gente tende a pensare che la morte sia stata causata da un maleficio da parte di ‘nemico’. Per questo, cercano di identificare il ‘nemico’ per punirlo e vendicare la morte. È considerata una forma di giustizia e, fino al 2013, anche la legge teneva in considerazione questo tratto culturale. Alleggerendo la punizione di una sentenza per omicidio qualora ci fosse stata una presunta accusa di magia contro la vittima”. Nel 2013 la legge è stata modificata e nel 2015 il governo ha approvato il Sorcery National Action Plan, la cui realizzazione, evidenzia la religiosa, “è ancora evidentemente lunga e difficoltosa“.

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