Ricreare il tessuto sociale

L'arcivescovo di Camerino - San Severino Marche Monsignor Francesco Massara, a cinque anni dal sisma che ha colpito il centro Italia, lancia un appello per la ricostruzione materiale e sociale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:42
Mons. Massara e Papa Francesco

“La burocrazia il peggior nemico dello sviluppo. Sono trascorsi 5 anni dal sisma e la gente è stanca di aspettare una ricostruzione che tarda ad essere completata. Bisogna intervenire in maniera concreta e puntare alla ricostruzione sociale. La chiesa sta compiendo sforzi enormi per garantire un sostegno fisico e spirituale, ma non basta. Se poi si aggiunge la pandemia e le lungaggini la situazione si complica ancora di più”: è quanto spiega monsignor Francesco Massara a L’Osservatore Romano, arcivescovo di Camerino – San Severino Marche e vescovo di Fabriano – Matelica, in merito allo stallo In cui si trovano i 130 paesi del maceratese colpiti il 30 ottobre 2016 dal terremoto che provocò ingenti danni alle abitazioni al patrimonio artistico. Il presule si dice preoccupato perché è convinto che prima di tutto occorre agire in maniera veloce convincente per aiutare le persone a ritrovare condizioni di vita confortevoli, lavoro, servizi, sostegno.

L’appello alla ricostruzione

Ma “le case da sole non bastano, serve prima di tutto una ricostruzione sociale. Altrimenti Rischiamo di ritrovarci con tante belle abitazioni, ma senza famiglie, senza giovani, e con le chiese, le piazze e i cinema vuoti. Questi aspetti hanno la necessità di essere portati avanti con serietà e determinazione. La nostra gente non ne può più di aspettare”. Monsignor Massara Ricorda alcuni dati negativi che invitano a riflettere: 24 suicidi in quattro anni che l’aumento esponenziale del consumo di farmaci ansiolitici, “il tutto – sottolinea – Aggravato da una crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 che ha mietuto vittime sull’intero pianeta. Ognuno di noi è responsabile anche del nostro futuro. Questo è un bellissimo territorio che va tutelato e rilanciato; i nostri ragazzi hanno necessità di vedere riconosciuto il diritto ad avere una vita piena di soddisfazioni, con un lavoro e una famiglia”. Per questa ragione il presule è rivolto un invito ai sindaci, ai quali, oltre a infrastrutture e servizi chiede la “realizzazione di centri di aggregazione perché i nostri ragazzi hanno bisogno di punti di incontro, di socializzare. La Ricostruzione la possiamo fare soltanto ricostruendo la persona”.

La lentezza della ricostruzione

A rendere difficile la ricostruzione in quest’area basta delle Marche è la lentezza. Vi sono una serie di criticità nonostante la normativa (ben fatta) del commissario straordinario Giovanni Legnini, che rallentano il processo di ricostruzione. Monsignor Massara punta il dito contro “le progettazioni che stanno andando avanti a passo di lumaca, perché i progettisti, a loro volta, hanno difficoltà; mancano gli operai e quelli che ci sono, perlopiù stranieri, non hanno un alloggio dove dormire; le discariche che accolgono i materiali inerti non sono sufficienti; il caro prezzo e tutta una serie di problematicità Milano seriamente la ripresa”.

La ricostruzione delle chiese e del Museo della Rinascita

Per fortuna, precisa il presule, lo snellimento degli adempimenti della diocesi sta portando buoni frutti: sono tenti, infatti, i progetti di ricostruzione di chiese, monasteri e canoniche distrutti dal sisma. “Siamo in attesa che ingegneri architetti ci diano i progetti finiti – sottolinea l’arcivescovo – per procedere con l’affidamento diretto alle imprese, dato che questo per la diocesi è possibile”. Tra i vari luoghi prossimi al completamento monsignor Massara città il santuario di Macereto a Visso, la collegiata Santa Maria Assunta nel comune di San Ginesio, il collegio universitario Bongiovanni di Camerino e il Palazzo arcivescovile”. Inoltre, il presule annuncia la prossima apertura del Museo della Rinascita proprio all’interno dell’arcivescovado a Camerino. “Si tratta di una galleria – precisa Massara – che ospiterà tutte le opere recuperate, circa tremila, dai luoghi colpiti dal sisma”. Sarà suddiviso in tre aree: la prima è dedicata all’esposizione di dipinti, statue marmoree e oggetti liturgici che saranno esposti a rotazione in base alla loro provenienza geografica e che ogni mese faranno posto ad altrettante opere; la seconda sarà adibita a deposito; nella terza ci sarà un laboratorio dove i restauratori provvederanno a riportare in vita tutti gli oggetti parzialmente distrutti o danneggiati. L’apertura del museo sottolinea l’arcivescovo, “sarà un’occasione di rinascita per il territorio è un’opportunità per gli amanti dell’arte della cultura di poter ammirare in un luogo unico tante bellissime opere. Le Marche Hanno bisogno di un rilancio e l’arrivo di turisti potrebbe contribuire ad aiutare il nostro tessuto sociale.

La solidarietà necessaria

Nonostante i nostri sacerdoti siano stati sempre al loro fianco, i problemi continuano ad esserci e per questa ragione dobbiamo stare Uniti e solidali”. E a proposito di solidarietà Monsignor Massara ricorda che l’arcidiocesi ha di recente messo a disposizione tre abitazioni per raccogliere altrettante famiglie, composte da trenta persone, provenienti dall’Afghanistan: “Si tratta di persone bisognose che andavano aiutate. il nostro è semplicemente un gesto di solidarietà verso i più fragili. Anche noi, subito dopo il sisma del 2016, abbiamo ricevuto tanti gesti di solidarietà, quindi è nostro dovere di buoni cristiani ricambiare”.

Intervista di Francesco Ricupero tratta da L’Osservatore Romano

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