Parole di Vita, l'eredità di Chiara Lubich

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Ben 58 libri, solo in italiano (con 220 edizioni e traduzioni in una ventina di lingue) oltre a più di 25.000 lettere, almeno quelle conosciute ad oggi. La produzione letteraria di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, è stata davvero sconfinata. Ora, a 10 anni dalla morte, l'editrice Città Nuova e il Centro che porta il suo nome hanno avviato la pubblicazione della collana “Opere di Chiara Lubich” con l’intento di mettere a disposizione del grande pubblico tale patrimonio.

La collana

Si tratta di 14 volumi che raccolgono gli scritti, molti dei quali inediti, organizzandoli per “generi letterari” e raggruppati a loro volta in tre blocchi omogenei: la persona, ovvero il cuore e l’anima della Lubich, trasmessi da testi autobiografici, dall’esperienza mistica, dai diari e dalle lettere; i testi sulla “spiritualità dell’unità“, le Parole di Vita, pagine di meditazioni e altri testi nei quali Lubich ha declinato il suo pensiero spirituale, teologico e culturale; infine l'aspetto dell’incidenza storica della vita e del pensiero della fondatrice dei Focolari, quale si evince da discorsi fondativi, in ambito civile ed ecclesiale, articoli e interviste, fino agli Statuti e Regolamenti del Movimento.

Parole di Vita

Il volume che inaugura la collana è “Parole di Vita“, a cura di Fabio Ciardi. Si tratta di un genere particolare, creato proprio dalla Lubich. Più che un commento al Vangelo, ne è una lettura carismatica, un’intuizione, uno sprazzo di luce, un deciso impulso a metterlo in pratica, a viverlo. L’edizione ne raccoglie la quasi totalità, circa 350 “Parole di Vita”, che coprono un arco di oltre 60 anni che va dagli inizi dell’esperienza evangelica (il primo commento è del 1943) fino al 2006. 

Una sorpresa

“Quando ho iniziato a comporre il libro – ha spiegato nel corso della presentazione Fabio Ciardi – ero rimasto sorpreso di trovare così pochi commenti negli anni in cui era più intensa l’esperienza carismatica di Chiara e del nascente Movimento. Dal 1943 al 1951 ne abbiamo 15 soltanto. In quegli anni la Parola di Vita si viveva dunque in maniera così saltuaria ed episodica? Non si è sempre affermato che nei primi tempi del Movimento l’unica occupazione era proprio “Vivere la Parola”? Ma la mia sorpresa, o forse quella del lettore, è dovuta alla identificazione della “Parola di Vita” con il commento scritto che siamo abituati a leggere, dimenticando che prima di tutto la Parola di Vita è appunto tale, Parola di Dio. Quello che conta, anche nelle pubblicazioni regolari che continuano tutt’oggi, è la frase della Scrittura che viene proposta, non il suo commento. Agli inizi del Movimento si viveva davvero la Parola di Vita, se ne sceglieva una la settimana o ogni quindici giorni o ogni mese, senza una regolarità prestabilita – ha spiegato Ciardi – E i commenti? Chiara li faceva, ma non erano necessariamente scritti. Spiegava la Parola scelta, offriva delle indicazioni su come viverla, raccontava qualche sua esperienza. Abbiamo sue annotazioni al riguardo, senza che necessariamente venisse stampato un vero e proprio commento. A volte scriveva e poi strappava il foglio per lasciare libero lo Spirito Santo, così che fosse lui a commentare la Parola che da lui era stata ispirata”. “Penso – ha concluso il curatore – che occorra ritrovare quella freschezza e audacia che caratterizzava il modo di vivere e di trasmettere il Vangelo, evitando il rischio, sempre in agguato, di fissarsi troppo sul commento scritto che ci arriva mese per mese, con pigra ripetitività, pensando che tutto si esaurisca nel leggerlo. Sarebbe la fossilizzazione della Parola di Vita”.

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