Il Papa a Confindustria: “Anche il mondo dell’impresa sta soffrendo molto”

Papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti all'Assemblea di Confindustria: "Basta donne cacciate via dal lavoro perché incinte"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:29
Bonomi saluta Papa Francesco. Fonte: Vatican News

“Questo tempo non è un tempo facile, per voi e per tutti. Anche il mondo dell’impresa sta soffrendo molto”. Lo ha detto papa Francesco ricevendo in udienza nell’Aula Paolo VI i partecipanti all’Assemblea pubblica di Confindustria, guidati dal presidente Carlo Bonomi.

“La pandemia – ha proseguito il Papa – ha messo a dura prova tante attività produttive, tutto il sistema economico è stato ferito. E ora si è aggiunta la guerra in Ucraina con la crisi energetica che ne sta derivando”.

“In queste crisi soffre anche il buon imprenditore – ha sottolineato il Pontefice -, che ha la responsabilità della sua azienda, dei posti di lavoro, che sente su di sé le incertezze e i rischi”.

Papa: “No agli imprenditori mercenari”

Secondo Francesco, “nel mercato ci sono imprenditori ‘mercenari’ e imprenditori simili al buon pastore (cfr Gv 10,11-18), che soffrono le stesse sofferenze dei loro lavoratori, che non fuggono davanti ai molti lupi che girano attorno”. “La gente sa riconoscere i buoni imprenditori – ha aggiunto -. Lo abbiamo visto anche recentemente, alla morte di Alberto Balocco: tutta la comunità aziendale e civile era addolorata e ha manifestato stima e riconoscenza”.

Papa: “Imprenditori creino lavoro, specie per i giovani”

“Un’altra via di condivisione è la creazione di lavoro, lavoro per tutti, in particolare per i giovani. I giovani hanno bisogno della vostra fiducia, e voi avete bisogno dei giovani, perché le imprese senza giovani perdono innovazione, energia, entusiasmo”, ha aggiunto il Papa all’Assemblea di Confindustria.

“Da sempre il lavoro è una forma di comunione di ricchezza: assumendo persone voi state già distribuendo i vostri beni, state già creando ricchezza condivisa. Ogni nuovo posto di lavoro creato è una fetta di ricchezza condivisa in modo dinamico. Sta anche qui la centralità del lavoro nell’economia e la sua grande dignità”.

Papa: “Basta donne cacciate via dal lavoro perché incinte”

“Sull’aspetto della natalità – ha poi aggiunto il Papa parlando ‘a braccio’ nella Sala Nervi – alle volte una donna che è impiegata qui o lavora là ha paura a rimanere incinta. Perché c’è una realtà, non dico fra voi, ma c’è una realtà: appena incomincia a vedere la pancia la cacciano via. ‘No, no, tu non puoi rimanere incinta’. Per favore, questo è un problema delle donne lavoratrici. Studiatelo, vedete come fare che una donna incinta possa andare avanti, sia col figlio che aspetta e sia col lavoro”.

Bonomi al Papa: “Dobbiamo offrire un lavoro degno”

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha tenuto il suo intervento di fronte al Santo Padre in un “evento straordinario”, l’assemblea della Confindustria in udienza nell’Aula Nervi.

“In questa nostra Italia, avvertiamo, oggi più che mai, il dovere di offrire il nostro contributo centrato sulla definizione condivisa di un ‘lavoro degno’. Radicato cioè nella dignità originaria di ogni donna e uomo, insopprimibile e indisponibile a qualunque potere o ideologia”, ha esordito Bonomi alla presenza di oltre 5mila imprenditori giunti, insieme alle loro famiglie, da tutta Italia.

La premessa di Bonomi, nella sua relazione che ha preceduto l’Udienza del Santo Padre, è che l’Italia sia ancora gravata “da profonde ingiustizie nel lavoro tra generazioni e generi”, dal manifestarsi di “vasti fenomeni di aggiramento delle garanzie nei diritti e nelle retribuzioni stabilite dai contratti collettivi”. E, ancora l’Italia è caratterizzata, a giudizio del leader degli industriali, “da una bassa capacità di garantire formazione adeguata come di integrare stranieri e immigrati”, da “un sempre più grave squilibrio demografico e una spesa sociale in crescita, ma non concentrata a tutela di chi è più svantaggiato”.

Una società caratterizzata da una spesa sociale che “resta fortemente squilibrata a favore delle pensioni, non dei giovani” . Ecco perché, per Bonomi, “s’impone una svolta radicale nella destinazione della spesa sociale, che non può più essere concentrata a favore dei prepensionamenti, ma va riorientata a favore delle persone più svantaggiate”.

Il “lavoro degno”, dunque, deve essere una priorità e “come imprese industriali, manifatturiere e di servizi, basate sul lavoro, noi avvertiamo la necessità di affermarlo con chiarezza. Per noi la finanza – ha sottolineato con forza Bonomi – è uno strumento essenziale, coadiuvante alla solidità e stabilità della crescita del lavoro, delle imprese e della coesione sociale, ma non è, e non deve essere, il criterio unico o prevalente per misurare i valori di un’impresa”.

E “il nostro impegno su questo fronte dev’essere chiaro e univoco”, ha insistito Bonomi sottolineando che “il pregiudizio imperante anti-impresa nel dibattito pubblico ci vede costantemente accusati o, ancor peggio, perché avvertiamo un totale disinteresse per l’importanza del valore creato dalle imprese stesse”.

Per il numero uno degli industriali, in Italia, non “si distingue tra i settori in cui sfruttamento del lavoro e lavoro nero sono diffusamente praticati, rispetto a industria e manifattura in cui il senso di responsabilità sociale, la copertura contrattuale e il rapporto con i sindacati è tale da contenere in maniera massiccia tali gravi fenomeni di disgregazione sociale”.

Quanto alla politica, Bonomi, a meno di due settimane dal voto e in piena campagna elettorale, ha ribadito che Confindustria è “autonoma, agovernativa e apartitica” e ha lanciato un chiaro messaggio: “Oggi gli orizzonti della politica sembrano sempre più corti e schiacciati su false priorità, avvertiamo più che mai la necessità di progetti di lungo orizzonte, come unica via per dare risposta ai drammatici problemi della società italiana”.

Infine, il numero uno di Confindustria chiede “lavoro, non sussidi che lo scoraggiano”. Del resto, è il suo ragionamento, “a tre anni dall’avvio, sul reddito di cittadinanza più di un beneficiario su due non ha ancora firmato il patto per il lavoro”.

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