“Solo fotografi professionisti ai matrimoni”. Incontro con il vescovo di Salerno

Monsignor Andrea Bellandi ha incontrato i rappresentanti dei fotografi che hanno chiesto il supporto della Chiesa contro il lavoro nero

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00
matrimonio

A Salerno i fotografi chiedono l’aiuto dei vescovo per arginare il fenomeno del lavoro nero. La diocesi di Salerno si prepara alla ripresa delle celebrazioni matrimoniali. Dopo lo stop per la pandemia. I fotografi chiedono “solo professionisti alle cerimonie”. Perciò i rappresentanti della categoria hanno incontrato il vescovo di Salerno, monsignor Andrea Bellandi.Salerno

Sos alla diocesi di Salerno

Un impegno in vista della riattivazione del “wedding”. Affinché ciascun parroco consenta il lavoro durante le celebrazioni solo ai fotografi professionisti. Duramente colpiti dalla pandemia. Dal rispetto dei pagamenti statali. Ma anche da un crescente abusivismo del settore. Soprattutto in questa categoria professionale, infatti, il lavoro nero minaccia quello regolare.

Diocesi campane

Si è concluso con la promessa di regolamentare il settore. L’incontro tra i fotografi e l’arcivescovo di Salerno. Era presente il presidente della Cna Salerno (Confederazione nazionale artigianato), Lucio Ronca. Ed una rappresentanza del “gruppo fotografi” della Cna Salerno. A monsignor Andrea Bellandi era stata inviata in precedenza una lettera. Attraverso la quale la categoria professionale “paralizzata” dal Covid aveva chiesto supporto. Per garantire il rispetto del loro lavoro. Una lettera indirizzata anche ai vescovi delle alte diocesi della provincia di Salerno. E cioè Nocera Inferiore-Sarno (monsignor Giuseppe Giudice). Amalfi-Cava de’ Tirreni (monsignor Orazio Soricelli). Teggiano-Policastro (monsignor Antonio De Luca). Vallo della Lucania (monsignor Ciro Miniero).matrimonio

Richiesta

Il presidente di Cna Salerno Ronca ha chiesto al vescovo di intercedere con tutti i prelati. E con le altre curie vescovili della provincia di Salerno. Per “dare lavoro ai professionisti”. Penalizzati dall’accesso alle celebrazioni di fotografi “abusivi”. Che ovviamente non sono inseriti in nessun albo professionale. O regolamentati fiscalmente. E e non sono giuridicamente riconosciuti come professionisti del settore della fotografia e della video ripresa. Non avendo inoltre alcun obbligo fiscale, possono applicare costi bassi. E slealmente concorrenziali. Sottraendo risorse, economia e prestigio agli studi fotografici regolarmente iscritti. Che pagano le tasse e i contributi ai dipendenti. Un appello a “favorire il lavoro dei professionisti e non degli abusivi”. L’interlocuzione con il mondo della Chiesa è “uno dei passi in questo percorso non semplice“. Per richiamare, conclude la Cna, l’attenzione della filiera istituzionale.

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