Insegnanti cristiani in fuga dai terroristi islamici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:02

La ferocia dei militanti di Al-Shabaab è tornata d'attualità oggi con la notizia dell'assalto in un hotel di Nairobi che ha provocato morti e feriti. Ma questi terroristi islamici stanno terrorizzando da tempo i cristiani che vivono in Kenya. Negli ultimi anni il gruppo originario della Somalia ha aumentato il numero delle operazioni nel nord del Paese confinante costringendo molti cristiani alla fuga e creando un grave vulnus anche nel sistema educativo: molti di loro, infatti, svolgono il ruolo di insegnanti nelle scuole nazionali.

Morte e paura

Soltanto ieri l'informato portale “Religion News Service” dava notizia di come le scuole non islamiche siano entrate nel meritino degli uomini di Al-Shabaab. L'organo d'informazione è riuscito a raccogliere la testimonianza di Jared Nyanchong'i, un insegnante che è stato costretto ad abbandonare Wajir dopo che un gruppo di terroristi ha assalito la scuola in cui lavorava. L'uomo ha così raccontato i terribili momenti dell'incursione: “Queste persone ci chiamano Satana nero, diavolo e kafir“. “La vita degli insegnanti è molto importante. Amiamo insegnare ma non possiamo farlo se le nostre vite sono minacciate”. Uno scenario analogo a quello riferito da  Elijah Nderitu, professore di inglese e di letteratura che si è detto “molto fortunato per essere ancora vivo”: “Ho avuto – ha rivelato – un incontro agghiacciante con i militanti ma mi sono nascosto sotto il mio letto. Volevano uccidere tutti noi che siamo insegnanti non locali. Non insegnerò mai più in questa regione e voglio trasferirmi in aree più sicure”.

La strategia criminale

I terroristi, in genere, attaccano gli edifici lanciando ordigni espolsivi costruiti artigianalmente, come accaduto nella scuola secondaria “Arabia Boys”. Gli attacchi sono ripresi nell'ultimo periodo e sembrano essere una risposta al governo kenyota che ha inviato l'esercito a combatterli sul territorio somalo. La strategia criminale di Al-Shabaab ripropone quanto era già avvenuto nell'aprile del 2015, quando furono uccisi 148 studenti cristiani nell'università di Garissa. Nel nord del Kenya non mancano residenti che solidarizzano con i terroristi: questo ha fatto sì che l'obiettivo principale di queste azioni fossero gli insegnanti provenienti da altre regioni del Paese, a volte attaccati con pietre anche dagli stessi studenti. Questa situazione ha portato ad un vero e proprio esodo dal nord del Kenya: 1100 professori e maestri cristiani sono stati costretti ad abbandonare i loro incarichi e fuggire in zone più sicure del Paese africano. 

L'esperienza di un'insegnante donna

Cyntia Chepkemoi, una donna che insegna in una scuola di Wajir,  ha raccontato sempre a “Religion News Service” di essere stata costretta ad indossare un costume tradizionale musulmano e le è stato intimato di non correggere gli studenti maschi in classe, ricordandole che per loro è in vigore la Sharia. “È difficile insegnare ai bambini musulmani”, ha detto l'insegnante. “Sei costretto a indossare l'hijab prima che tu possa andare a lezione. Qualunque cosa uno studente maschio dica o faccia, è giusta e non puoi permetterti di correggerlo. Atrimenti ti picchieranno e ti insulteranno“.

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