Appello della Cei per la riconversione dell’ex Ilva

Interviene monsignor Luigi Renna, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano e presidente della commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro. Il grido dell'allarme della Chiesa per i lavoratori dell'ex Ilva

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00
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Sos della Chiesa pugliese a difesa dell’occupazione e della “casa comune”. “In Puglia occorre pensare seriamente ad una riconversione. Soprattutto per la zona di Taranto. Che era la più industrializzata dell’intero Sud. I progetti economici in Italia la possono favorire appieno”. A lanciare l’appello attraverso Radio Vaticana è il vescovo di Cerignola- Ascoli Satriano. Monsignor Luigi Renna presiede la commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro. E interviene a proposito dell’ex Ilva.ilva

Il futuro dell’ex Ilva

Aggiunge il presule: “Ci vuole molta lungimiranza. Perché si tratta di riassorbire tante persone. Che potrebbero adesso rimanere per strada in breve tempo. Si tratta di dare lavori che permettono loro di vivere. Di realizzarsi. E non semplicemente delle massicce casse integrazione“. La Cei indica l’urgenza di “fare un progetto che vada aldilà semplicemente della provincia di Taranto”. Perché tutto l’indotto dell’Ilva va al di là di quella che è l’industria stessa. “E nella nostra regione, che ha una grande vocazione nell’agricoltura, bisognerebbe attenzionare alcune situazioni. Penso a tutto il problema nato con la xylella. Che praticamente ha devastato le secolari colture di ulivi. C’è la situazione di una economia legata alla coltivazione degli ortaggi. Dove c’è molto lavoro nero e molto precariato. E, quindi, il riconoscimento di alcuni diritti. Soprattutto di quelli dei nostri fratelli immigrati. E’ sempre più necessario. Ma non basta riconoscerli bisogna operare“, osserva monsignor Renna.

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Gli stabilimenti di Taranto

Manodopera

Conclude il presule: “Non dimentichiamo che qui a Foggia c’è un grande ghetto. Il ghetto di Borgo Mezzanone fornisce tanta manodopera per tutto il Tavoliere di Puglia.  E lì le condizioni abitative e di lavoro di queste persone non rispondono a criteri di dignità umana. In questo momento di forte difficoltà, le forze dei sindacati, i partiti devono dare il meglio di sé. Per tutelare i più deboli. Adesso bisogna ripartire dal lavoro. E stupisce che tante volte si parli di riaperture. Si parli di vacanze. Ma si dimentichi il tema principale che è quello del lavoro”.

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