I cristiani birmani invocano la mediazione di pace della Santa Sede

Leader cattolico birmano: "Ci appelliamo alla Santa Sede, perché sia coinvolta nella mediazione"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
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Joseph Kung Za Hmung, leader laico cattolico è il direttore di “Gloria News Journal”. Si tratta del primo giornale cattolico digitale in Myanmar. Attraverso l’agenzia missionaria vaticana Fides lancia un accorato appello alla Santa Sede per una mediazione di pace nelle crisi birmana.

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L’ex capo del governo birmano Aung San Suu Kyi

Richiesta alla Santa Sede

Afferma il leader cristiano: “E’ un grave momento di sofferenza e di repressione. Rivolgiamo un appello accorato a Papa Francesco. La Santa Sede ci aiuti. E si coinvolga nel ruolo di mediazione per migliorare la situazione della popolazione in Myanmar“. Un appello condiviso anche dalle guide delle comunità cattoliche. Come vescovi, preti e religiosi. Che spesso hanno aiutato e assistito i manifestanti.

La visita del Papa

Aggiunge Joseph Kung Za Hmung: “Ricordiamo ancora con gioia e commozione la visita di Papa Francesco in Myanmar. Nel novembre 2017. Allora il generale Min Aung Hlaing, oggi a capo della giunta militare, gli ha fatto visita nella sua residenza. All’ Arcivescovado di Yangon. Venimmo a sapere che il Pontefice ricordò e ammonì il generale perché fosse responsabile di una pace sostenibile e della democrazia in Myanmar. Oggi, mentre vediamo morire i nostri giovani, crediamo che un’azione mediatrice della Santa Sede“.

In strada

A Mandalay anche le Suore di San Giuseppe dell’Apparizione sono scese in strada per aiutare. Curare. Accudire i manifestanti. Spesso percossi e feriti. “Siamo tristi per la morte di giovani innocenti e inermi. Quello che ci muove è la compassione” raccontano a Fides le religiose. Fin dall’inizio della protesta, le suore hanno deciso di visitare i parenti delle persone uccise. Per alleviare un po’ le loro sofferenze e donare conforto. “La nostra preghiera è importante per loro. Anche se sono buddisti– osservano le suore di Mandalay-. In questo modo dimostriamo la nostra solidarietà. E rafforziamo il legame umano e spirituale”.

Le proteste

Vittime dei cecchini

Manifestando empatia e solidarietà, le religiose hanno vegliato e pregato dopo la morte del 36enne Ko Min Min. Ucciso nei giorni scorsi a Mandalay. Quando la polizia ha sparato sulla folla per disperdere la protesta. E hanno poi pianto e pregato con la famiglia di un’altra giovane vittima, Wai Yan Htun, 16 anni. Anch’egli colpito da un cecchino.

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