29 missionari uccisi nel 2019

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:53

La morte violenta di un sacerdote destabilizza un’intesa comunità cristiana. Sono, come li chiama papa Francesco, i “santi della porta accanto”, quelli che nel silenzio e con totale dedizione a Cristo e alla Chiesa testimoniano eroicamente la fede fino al sacrificio della propria vita. Secondo i dati raccolti dall'agenzia missionaria Fides, nel corso dell’anno 2019 sono stati uccisi nel mondo 29 missionari, per la maggior parte sacerdoti: 18 sacerdoti, 1 diacono permanente, 2 religiosi non sacerdoti, 2 suore, 6 laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, dal 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica.

20 paesi bagnati dal sangue dei missionari

“In Africa nel 2019 sono stati uccisi 12 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 1 laica (15). In America sono stati uccisi 6 sacerdoti, 1 diacono permanente, 1 religioso, 4 laici (12). In Asia è stata uccisa 1 laica. In Europa è stata uccisa 1 suora- riferisce Vatican News– Ancora una volta la vita di molti è stata stroncata durante tentativi di rapina o di furto, in contesti sociali di povertà, di degrado, dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello Stato latita o è indebolita dalla corruzione e dai compromessi“. il Rapporto Fides riscontra una sorta di “globalizzazione della violenza”: mentre in passato i missionari uccisi erano per buona parte concentrati in una nazione, o in una zona geografica, nel 2019 il fenomeno appare più generalizzato e diffuso. Sono stati bagnati dal sangue dei missionari 10 paesi dell’Africa, 8 dell’America, 1 dell’Asia e 1 dell’Europa. La Chiesa locale è, di fatto, “una realtà che aiuta la gente, in diretta concorrenza con il crimine organizzato”, il quale sa che eliminare un sacerdote è molto più che eliminare una persona, perché destabilizza un’intera comunità. Così si instaura “una cultura del terrore e del silenzio, importante per la crescita della corruzione e, quindi, per permettere ai cartelli di lavorare liberamente”. Il vaticanista Luigi Accattoli ha approfondito l'argomento. “Sono ritornati i martiri”, disse Giovanni Paolo II invitando a fare memoria di coloro che hanno testimoniato con il sangue la fede. “Da un'indagine statistica si calcola che ngli ultimi cento anni i martiri siano molto superiori a tutti quelli trucidati da Diocleziano o dalle prime persecuzioni contro i cristiani”, osserva Accattoli. Ce ne sono stati anche in Italia: martiri della missione, della carità, della giustizia. Testimoni di umanità in guerra e in pace, in patria e nel mondo. Da Salvo D'Acquisto a Vittorio Bachelet, da don Minzoni al giudice Livatino, da Teresio Olivelli a don Graziano Muntoni, dai missionari Longo e Ramin a tutte le vittime innocenti dell'occupazione nazista, del terrorismo e della mafia, delle faide e di ogni violenza. 

Al proprio posto

Anche oggi, di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi, i missionari rimangono al proprio posto, consapevoli dei rischi che corrono, per essere fedeli agli impegni assunti e rimanere accanto alla gente che condivide gli stessi pericoli. “Risulta quasi impossibile compilare un elenco di vescovi, sacerdoti, suore, operatori pastorali, semplici cattolici, che vengono aggrediti, malmenati, derubati, minacciati solo a motivo della loro fede- evidenzia Vatican News-.Come è impossibile censire le strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, senza distinzione di fede o di etnia, come scuole, ospedali, centri di accoglienza, che sono assaliti, vandalizzati o saccheggiati”. Particolare dolore provocano poi “le chiese profanate o incendiate, le statue e le immagini sacre distrutte, i fedeli aggrediti mentre sono raccolti in preghiera”.

Eroismo quotidiano

Si è ormai diffuso in diversi continenti “il sequestro di sacerdoti e suore: alcuni si sono conclusi in modo tragico, come si evince anche dall’elenco dei missionari uccisi, altri con la liberazione degli ostaggi, altri ancora con il silenzio”. In Nigeria sono aumentati i rapimenti a scopo estorsivo di preti e religiosi, la maggior parte vengono liberati dopo pochi giorni, in alcuni casi però con conseguenze devastanti per la loro salute fisica e psichica. Analogo fenomeno è frequente anche in America Latina. Tra i rappresentanti di questo gruppo Vatican News cita il gesuita italiano padre Paolo Dall’Oglio, rapito il 29 luglio 2013 a Raqqa, in Siria, su cui si sono rincorse in questi anni tante voci, senza nessuna conferma. Il suo rapimento non è mai stato rivendicato. La missionaria colombiana suor Gloria Cecilia Narvaez Argoty, rapita l'8 febbraio 2017 nel villaggio di Karangasso, in Mali, dal gruppo Al Qaeda del Mali. E’ ancora nelle mani dei suoi sequestratori padre Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane (Sma), che nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018, è stato rapito in Niger, nella missione di Bamoanga.

Testimonianza evangelica

Il Rapporto Fides riporta gli omicidi, come quello di don David Tanko, ucciso da uomini armati mentre era sulla strada per il villaggio di Takum, in Nigeria, dove stava recandosi a mediare un accordo di pace tra due etnie locali in conflitto da decenni, o il barbaro assassinio di un’anziana suora, nella Repubblica Centrafricana, suor Ines Nieves Sancho, che da decenni continuava ad insegnare alle ragazze a cucire e ad apprendere un mestiere, o ancora la vicenda di fratel Paul McAuley, trovato senza vita nella Comunità studentesca “La Salle”, a Iquitos, dipartimento della foresta peruviana, dove si dedicava all’istruzione dei giovani indigeni. Loro, come tutti i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici uccisi, portavano nella vita quotidiana delle persone con cui vivevano, la testimonianza evangelica di amore e di servizio, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e alzando la voce in difesa dei loro diritti calpestati, denunciando il male e l’ingiustizia, aprendo il cuore alla speranza. “Sulla scia del Mese Missionario Straordinario dell'ottobre 2019, vissuto dalle comunità cattoliche a tutte le latitudini, che è stato anche occasione di riscoprire le figure di tanti testimoni della fede delle Chiese locali che hanno speso la vita per il Vangelo nei contesti e nelle situazioni più diverse, Fides con questo rapporto annuale prosegue il suo servizio di raccogliere le informazioni relative ai missionari uccisi nel corso dell’anno- sottolinea Vatican News-. L'agenzia missionaria usa il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione”. Del resto l’elenco annuale di Fides ormai da tempo “non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo l’agenzia ha preferito non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per “non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro proponendoli, dopo un attento esame, per la beatificazione o la canonizzazione”.

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