Migranti, altre due stragi: il bilancio drammatico dell’Onu sui morti in mare

Due nuovi naufragi, costati la vita 94 persone, prova di un'emergenza ancora in atto sulla rotta mediterranea

ULTIMO AGGIORNAMENTO 4:00

Altre 74 vittime nel Mediterraneo, che segnano una nuova giornata di tragedia nelle acque del Mare nostrum. Un gommone affondato al largo delle coste libiche, caricato allo stremo, con 120 migranti fra cui donne e bambini. Appena 31 i corpi recuperati e operatori di soccorso che continuano a perlustrare il braccio di mare al largo di Khums nella speranza di rintracciare ulteriori dispersi. A fornire il nuovo tragico bilancio è l’Organizzazione delle Nazioni Unite, alla quale si affianca Medici senza frontiere e la notizia di un altro naufragio, costato la vita a 20 persone. Solo tre superstiti, tutte donne, assistite dagli operatori della ong e “salvate dai pescatori. Erano sotto shock, hanno visto i loro cari morire inghiottiti dalle onde”. Il rapporto Onu riferisce di almeno 900 persone annegate nel Mediterraneo nel 2020. Altre 11 mila sono invece tornate in Libia.

La tragedia di Joseph

Tragedie che seguono l’affondamento di un barcone avvenuto nella giornata di mercoledì. L’imbarcazione, in attesa di soccorso, era collassata trascinando in mare tutti coloro che vi si trovavano a bordo. Più di cento persone, fra le quali il piccolo Joseph, di appena sei mesi, ripescato dai volontari della ong Open Arms senza tuttavia riuscire a sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi. Un filmato diffuso alcune ore dopo il salvataggio mostra la mamma del bimbo rivolgersi disperatamente ai volontari dicendo di aver perso il proprio bambino. L’ennesimo dramma in un braccio di mare che continua a mietere vittime.

Migranti, l’Oim: “Cambi l’approccio”

“La perdita di vite umane nel Mediterraneo – ha fatto sapere Federico Soda, capo missione dell’Oim in Libia – è una manifestazione dell’incapacità degli Stati di intraprendere un’azione decisiva per dispiegare un sistema di ricerca e soccorso quanto mai necessario in quella che è la rotta più mortale del mondo”. Come riferito dal cooperante, “da tempo chiediamo un cambiamento nell’approccio, evidentemente impraticabile, seguito nei confronti della Libia e del Mediterraneo. Non dovrebbero essere più riportate persone a Tripoli e si dovrebbe dar vita al più presto a un meccanismo di sbarco chiaro e definito, a cui possa possano far seguito delle azioni di solidarietà degli altri Stati. Migliaia di persone vulnerabili continuano a pagare il prezzo dell’inazione, sia in mare sia sulla terraferma”.

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