Il turismo della Sardegna riparte dai tracciati ferroviari

Le “Vie Verdi” di Ornella D’Alessio, una guida attraverso la Sardegna che non ti aspetti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:27

Gallura e Sulcis da scoprire sugli ex tracciati ferroviari da percorrere a piedi o in bici, itinerario perfetto in tempo di pandemia con musei e mostre chiuse e mobilità tra regioni limitata. 

Le “Vie Verdi” di Ornella D’Alessio

In “Vie Verdi” la giornalista e autrice di reportage Ornella D’Alessio conduce nel cuore della Gallura sulla Calangianus-Monti e nel sud ovest della Sardegna sulla Carbonia-Sant’Antioco-Calasetta, tra scenari naturalistici, ponti, passaggi a livello, memorie, archeologia.

Questi sono sole due esempi dei venti itinerari scoperti attraverso i tracciati ferroviari non più in funzione, ma che sono ancora in grado di raccontare una storia favolosa e soprattutto di permettere la riqualificazione di una zona che altrimenti rischierebbe di essere abbandonata.

La Calangianus-Monti 

La Calangianus-Monti è una passeggiata o pedalata sulle tracce della prima linea pubblica a scartamento ridotto ad entrare in servizio in Sardegna nel 1888 in contemporanea alla Cagliari-Isili. Quaranta chilometri immersi nella natura e guardando a est, si possono vedere costa e mare e il colpo d’occhio arriva fino alle cime dell’isola di Tavolara. Si rivede il ricordo degli antichi mestieri con il tracciato Carbonia-Sant’Antioco-Calasetta. Appena si parte dopo 500 metri appaiono le due torri dei due pozzi principali della miniera di Serbariu. Si estende per 27 chilometri in pianura il tratto ciclabile, ricalcato sulla vecchia ferrovia. E tra i siti spicca la centrale termoelettrica di Santa Caterina, a San Giovanni Suergiu. Dall’Archeologia industriale ai segni più antichi della storia con i menhir Su Para e Sa Mongia, ribattezzati il frate e la suora, le ex Saline di Stato e a Sant’Antioco il ponte romano Pontimannu.

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