La Corte Costituzionale ammette 4 referendum sulla giustizia

Al vaglio dei giudici togati ci sono ancora tre quesiti referendari tra cui quello sulla cannabis. Ieri hanno dichiarato inammissibile il quesito sull'eutanasia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:46

Sono 4, al momento, i referendum sulla giustizia ammessi dalla Corte Costituzione. L’esame degli altri quesiti prosegue, sottolinea in una nota la stessa Consulta. Quelli sinora dichiarati ammissibili riguardano l’abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità, la limitazione delle misure cautelari, la separazione delle funzioni dei magistrati e l’eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Consiglio superiore della magistratura. “I suddetti quesiti sono stati ritenuti ammissibili perché le rispettive richieste non rientrano in alcuna delle ipotesi per le quali l’ordinamento costituzionale esclude il ricorso all’istituto referendario”, ha spiegato la Corte Costituzionale in una nota.

I quesiti sulla giustizia

Ammesso il referendum che riguarda la legge Severino e propone l’abolizione di uno dei suoi decreti attuativi in materia di incandidabilità. La legge del 2012 che prende il nome dell’allora Guardasigilli prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza per parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali in caso di condanna. Non si tratta solo delle norme contestate dagli amministratori locali – che prevedono la sospensione per chi di loro abbia subito la condanna in primo grado per una serie di reati – ma anche di quelle che impediscono di candidarsi ai condannati in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati.

Gli italiani saranno chiamati a votare anche per il referendum sulle misure cautelari con l’obiettivo di ridurre i reati per cui ne è consentito il ricorso, in particolare riguardo alla carcerazione preventiva: via dall’elenco il finanziamento illecito ai partiti e via i reati puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, a meno che non ricorra il pericolo di fuga dell’indagato o di inquinamento delle prove.

Approvati infine i quesiti sulla separazione delle funzioni dei magistrati e l’eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm: il primo vuole ottenere la separazione delle carriere in  magistratura cancellando le norme che oggi consentono quattro passaggi di funzioni tra giudici e pm e che la riforma del governo vuole ridurre a due; la seconda vuole eliminare le 25 firme chieste per poter presentare una candidatura alle elezioni dei consiglieri togati del Csm (lo fa già la riforma, che ha eliminato anche le liste concorrenti).

I quesiti sulla giustizia ancora da discutere

Rimangono ancora due quesiti sulla giustizia da valutare: con il primo si vuole consentire il voto degli avvocati nei consigli giudiziari sulle “pagelle” per i magistrati (misura prevista nella riforma, ma solo quando il Consiglio dell’Ordine abbia segnalato scorrettezze del magistrato). C’è poi il quesito che con lo slogan “chi sbaglia paga”, vuole introdurre la responsabilità civile diretta dei magistrati: oggi la responsabilità è indiretta, lo Stato risarcisce il cittadino che ha subito un danno ingiusto e poi può rivalersi sul magistrato che ha sbagliato.

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