Global Health summit, Draghi: “Assicurare i vaccini ai Paesi più poveri” – Video

Il discorso integrale del residente del Consiglio Mario Draghi al Global Health Summit in corso a Roma

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:51

Si è aperto a Roma il Global Health Summit, presieduto dal premier Mario Draghi e dalla presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen. Presenti, insieme ai capi di Stato e di governo (20 le nazioni partecipanti) u responsabili delle organizzazioni internazionali e degli organismi sanitari globali.

Il discorso integrale del premier

Riportiamo il discorso integrale pronunciato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, pubblicato anche in versione integrale sul sito del Governo.

“Cara Ursula, Cari colleghi, Signore e signori, Benvenuti al Global Health Summit. È un piacere ospitarvi – anche se virtualmente – qui a Roma La pandemia da Covid-19 ha devastato le nostre società. Più di 3,4 milioni di persone sono morte a causa del virus secondo i dati ufficiali, ma il bilancio delle vittime è sicuramente molto più alto.

L’anno scorso, l’equivalente di 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno sono andati persi a livello globale, pari a circa quattro volte quelli persi durante la crisi finanziaria. Almeno 1,5 miliardi di studenti non avevano frequentato la scuola nel marzo dello scorso anno. Circa 700 milioni di studenti, ancora oggi, non ricevono un’istruzione in presenza.

La crisi globale non è finita. Dobbiamo agire in fretta, altrimenti questi costi umani, economici e sociali rischiano di salire ancora in modo significativo. In Europa abbiamo risposto in modo energico e coordinato. I nostri medici e infermieri hanno assistito migliaia di pazienti, spesso in ospedali sovraffollati. La mia gratitudine va a loro per il loro servizio così altruista, che è costato la vita a molti di loro.

I nostri governi e le nostre banche centrali hanno avviato diversi cicli di stimoli fiscali e monetari, che hanno contribuito a salvare posti di lavoro e prevenire fallimenti indesiderati. I nostri scienziati hanno sviluppato una serie di vaccini efficaci, con una velocità senza precedenti.

Li stiamo somministrando velocemente, iniziando dagli anziani e dai più fragili, e garantendoli gratuitamente a tutti. Dopo un anno e mezzo, stiamo iniziando a vedere la fine di questa tragedia. Per la prima volta, la normalità si avvicina. Purtroppo, in molte altre aree del mondo, la pandemia non accenna a diminuire. Le differenze nei tassi di vaccinazione sono sconvolgenti.

Sono state somministrate quasi 1,5 miliardi di dosi di vaccini, in oltre 180 paesi in tutto il mondo. Solo lo 0,3% di queste si trova in paesi a basso reddito, mentre i paesi più ricchi ne hanno somministrate quasi l’85%. Queste disparità non sono solo inaccettabili. Sono anche una minaccia.

Finché il virus continua a circolare liberamente in tutto il mondo, può mutare pericolosamente e compromettere persino la campagna di vaccinazione di maggior successo. Dobbiamo assicurarci che i vaccini siano più disponibili per i paesi più poveri.

È essenziale consentire la libera circolazione di materie prime e vaccini oltre i confini. L’UE ha esportato circa 200 milioni di dosi di vaccini Covid-19 in 90 paesi, circa la metà della sua produzione totale. Tutti gli stati devono fare lo stesso. Dobbiamo revocare i divieti generalizzati di esportazione, soprattutto nei paesi più poveri.

Purtroppo, molti paesi non possono permettersi di pagare questi vaccini. Questo è il motivo per cui iniziative come ACT Accelerator sono così importanti. Finora l’Italia ha donato 86 milioni di euro a COVAX e altri 30 milioni a progetti multilaterali collegati.

Oggi sono molto lieto di annunciare che, questa settimana, intendiamo aumentare in modo significativo questo contributo e incrementarlo almeno di 300 milioni di euro. Dobbiamo anche aiutare i paesi a basso reddito, compresa l’Africa, a produrre i propri vaccini.

Probabilmente avremo bisogno di più cicli di vaccinazione in futuro, e aumentare la produzione è essenziale. Una proposta è quella di introdurre una sospensione dei brevetti sui vaccini Covid-19. L’Italia è aperta a questa idea, in modo mirato, limitato nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo ad innovare per le aziende farmaceutiche. So che Ursula ha un’altra idea, che è anch’essa molto innovativa e che – in prospettiva – è più realistica.

Ma questa proposta non garantisce che i paesi a basso reddito siano effettivamente in grado di produrre i propri vaccini. Dobbiamo sostenerli finanziariamente e con competenze specializzate. L’Italia accoglie con favore l’iniziativa della Commissione Europea volta a produrre vaccini e prodotti sanitari nei paesi a basso e medio reddito.

Vogliamo coinvolgere le nostre aziende farmaceutiche e i nostri centri di ricerca per sostenere la produzione, in particolare in Africa. E lo faremo insieme ad altri paesi partner, tra cui Francia e Germania. Di nuovo, oggi abbiamo un impegno che arriva fino a 50 milioni di dosi entro la fine dell’anno per i Paesi a basso reddito, cosicché possiamo unirci agli altri partner nelle donazioni di vaccini.

Ma il nostro piano per i paesi a basso reddito deve andare oltre la risposta sanitaria immediata. Oltre alla sconvolgente perdita di vite umane, l’attuale crisi ha avuto pesanti ripercussioni sulle opportunità economiche, sui sistemi educativi e sulle infrastrutture sociali. Il rischio è che la disuguaglianza nell’acceso ai vaccini porti a maggiori disparità di reddito.

L’Italia ha promosso una strategia in quattro punti per aiutare i paesi più fragili del mondo. Allocare diritti speciali di prelievo, per sostenere la bilancia dei pagamenti dei paesi bisognosi. Rifornire rapidamente l’Associazione Internazionale per lo Sviluppo.

Incoraggiare le banche multilaterali di sviluppo a potenziare le loro attività di finanziamento netto. E sospendere temporaneamente i pagamenti relativi al rimborso del debito per proteggere i paesi bisognosi. L’Italia è stata uno dei paesi colpiti per primi e più duramente dalla pandemia.

Abbiamo imparato le nostre lezioni e vogliamo metterle a frutto. Nella veste di presidenza del G20, vogliamo guidare la spinta globale a progettare migliori risposte globali alle crisi sanitarie attuali e future. Accolgo con grande favore la nostra discussione odierna e non vedo l’ora di ascoltarvi tutti”. 

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