Garlatti (AGIA): “L’assenza di tutori è un grave problema per i minori stranieri non accompagnati”

Per comprendere le cause e le soluzioni possibili al basso numero di tutori volontari, InTerris.it ha intervistato la dottoressa Carla Garlatti, titolare dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA)

Il presidente dell'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza, la dottoressa Carla Garlatti

Sono aumentati i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia (+73%), ma al contempo non c’è stata una crescita del numero dei tutori volontari. Anzi, il numero degli iscritti negli elenchi dei tribunali per i minorenni, seppur costante nel tempo, è leggermente diminuito (-0,35%).

Il dato, riferito al 2021 in raffronto con l’anno precedente, emerge dal quarto Rapporto di monitoraggio sul sistema della tutela volontaria (1° gennaio 2021 – 31 dicembre 2021) pubblicato oggi sul sito della tutela volontaria dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Per comprendere le cause e le soluzioni possibili al basso numero di tutori volontari, InTerris.it ha intervistato la dottoressa Carla Garlatti, titolare dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA).

L’intervista alla Garante Carla Garlatti

Cosa si intende di preciso per “Minore Straniero Non Accompagnato”?

“Secondo la legge, il minore straniero non accompagnato (MSNA) è ‘un minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano'”.

Quanti sono i minori stranieri non accompagnati?

“I minori stranieri non accompagnati censiti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali al 31 dicembre 2021 si attestano a 12.284 (erano 7.080 nel 2020): 9 su sono 10 maschi, in prevalenza diciassettenni (62,1%) e accolti per lo più nel sud e nelle isole (55,48%,). La Sicilia, da sola, ne accoglie il 28% (3.466)”.

Quanti sono i tutori?

“Il numero totale dei tutori è 3.457 (nel 2020 3.469), che risultano residenti in prevalenza nelle circoscrizioni dei tribunali per i minorenni di Roma (439), Venezia (309), Milano (305), Torino (268) e Palermo (208)”.

Chi sono i tutori?

“I tutori volontari sono privati cittadini disponibili a esercitare la rappresentanza legale di un minorenne straniero arrivato in Italia senza adulti di riferimento. Si applicano le norme della legge 7 aprile 2017, n. 47 ‘Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati’+ e successive integrazioni e modifiche. I tutori sono in maggioranza donne (67%); il titolo di studio è universitario (65,18%) e l’età media è tra i 46 e i 60 anni (41,70%). Da segnalare l’aumento dei tutori under 36, in particolare di quelli tra i 18 e i 24 anni che passa da zero all’11,55%. Nel corso dell’anno, dopo il calo legato alla pandemia del 2020, sono stati tenuti 13 corsi dai garanti regionali e delle province autonome”.

Quanti sono stati gli abbinamenti tutore-minore straniero accettati nel 2021?

“Gli abbinamenti tutore-minore straniero accettati nel 2021 sono stati complessivamente 5.737. Ogni tutore, per legge, può essere abbinato al massimo a tre minorenni, ‘salvo che sussistano specifiche e rilevanti ragioni’ come recita la legge. Nel corso dell’anno, dopo il calo legato alla pandemia del 2020, sono stati tenuti 13 corsi dai garanti regionali e delle province autonome”.

Dove sono collocati i  minori?

“La maggior parte dei minori abbinati a un tutore è collocata in strutture di accoglienza; diminuisce lievemente la percentuale dei minorenni in affido familiare, che passa dal 3% all’1%”.

Quali sono le ragioni più frequenti per le quali i tutori volontari non hanno accettato le proposte di abbinamento?

“Le ragioni più frequenti per le quali i tutori volontari non hanno accettato le proposte di abbinamento sono: problemi di lavoro (il 73,31% dei tutori è occupato), motivi personali e/o di salute, mancanza di risorse personali, lontananza del domicilio
del minore”.

E’ evidente che il numero di tutori rispetto al numero di minori sia molto inferiore alle necessità. Ritiene che questo possa essere un problema?

“Sì. Il numero dei tutori volontari è largamente insufficiente e questo rappresenta un grave problema. Il tutore volontario infatti è nato e deve essere un punto di riferimento per i minori non accompagnati. Non soltanto per le pratiche burocratiche, ma anche per dare ai ragazzi un punto di riferimento nella quotidianità e nelle scelte importanti e significative della vita. Non si sostituisce alla famiglia d’origine. Questi ragazzi, provenienti in larga parte da Asia e Africa, hanno infatti sempre (o quasi) contatti con la famiglia d’origine tramite telefono e messaggistica. I tutori sono i loro punti di riferimento qui in Italia per poter avere un momento di svago extra o di confronto, oltre a quello che hanno con gli operatori di comunità. Il tutore è dunque una figura che ha la possibilità di occuparsi ‘a tutto tondo’ di questi ragazzi che, lo ricordo, venendo da molto lontano qui in Italia sono davvero soli”.

Cosa si può fare affinché il numero dei tutori venga incrementato?

“L’Agia ha sollecitato il Ministero dell’Interno a dare attuazione ad una norma contenuta nella legge di bilancio che stanziava dei fondi per il rimborso delle spese dei tutori volontari che mettevano a disposizione il loro tempo e, in più, ci rimettevano anche dei soldi. Il decreto è stato emanato. Credo perciò che il rimborso delle spese sostenute nonché la possibilità di ricevere una indennità nei casi maggiormente complessi, possa incentivare i singoli cittadini o le famiglie a intraprendere questo percorso. Secondo passo: avviare corsi per tutori non solo nelle grandi città ma anche nei luoghi, piccoli o grandi, dove è presente un centro di accoglienza. Infatti, le persone sarebbero maggiormente invogliate a dare una mano se viene loro data la possibilità di avere un contatto diretto e prossimo con questi ragazzi. Infine, ci vorrebbe una sensibilità speciale nei confronti di questi minori di 16 o 17 anni che vengono in Italia da Paesi lontanissimi: dal Pakistan, dal Bangladesh, dalla Nigeria etc. Quando sono andata a visitare i centri SAI per incontrarli, ho riscontrato che i loro sentimenti dominanti sono la paura di non farcela, l’ansia di riuscire a trovarsi un lavoro per mandare i soldi a casa, il timore di non riuscire ad integrarsi. Questi ragazzi dunque vanno guardati non come un pericolo, ma con un occhio benevolo: hanno tanta nostalgia di casa e sono davvero molto soli. Aiutiamoli!”.