Falsificazione dati contagi in Sicilia: si dimette l’assessore Razza

Dal mese di novembre sono circa 40 gli episodi di falso documentati, l’ultimo dei quali risalente al 19 marzo scorso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:35

Avrebbero alterato i dati sulla pandemia (modificando il numero dei positivi al Covid e dei tamponi refertati) diretti all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), condizionando i provvedimenti adottati per il contenimento della diffusione del virus.

Con questa accusa i carabinieri del Nas di Palermo e del Comando Provinciale di Trapani hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di alcuni appartenenti al Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (DASOE) dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana. Le accuse sono: falso materiale ed ideologico.

L’indagine del carabinieri del Nas, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Agnello è nata dai controlli in un laboratorio di Alcamo (Tp) – da qui la competenza della Procura di Trapani – che un anno fa falsificò oltre 200 test, comunicando l’esito negativo alla Regione quando invece erano tutti positivi.

Gli arresti. Estraneo ai fatti Musumeci

Ai domiciliari – scrive Ansa – sono finiti la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato, Emilio Madonia.

Figura anche l’assessore alla Salute della Regione Siciliana Ruggero Razza tra gli indagati dalla procura di Trapani per i falsi report sui contagiati dal Covid. Oltre ai tre ai domiciliari sarebbero indagati il vice capo di gabinetto dell’assessorato Ferdinando Croce e il dirigente Mario Palermo. “Sembra estraneo” invece, scrive il gip, il presidente della Regione Musumeci, “che pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite”.

L’assessore Ruggero Razza

Le dimissioni di Razza

Questa mattina, l’assessore regionale Razza si è dimesso. “Per sottrarre il governo da inevitabili polemiche ho chiesto al presidente della Regione Musumeci di accettare le mie dimissioni”, si legge in sua nota. “Massimo rispetto per la magistratura, ma desidero ribadire che in Sicilia l’epidemia è sempre stata monitorata con cura: non avevamo bisogno di nascondere contagiati, spesso abbiamo anticipato Roma con provvedimenti più severi”, conclude l’assessore.

L’indagine: oltre 40 casi di falso

Dal mese di novembre sono circa 40 gli episodi di falso documentati dagli investigatori dell’Arma, l’ultimo dei quali risalente al 19 marzo scorso. Effettuate perquisizioni domiciliari nei confronti di altri sette indagati alla ricerca di materiale informatico e non, utile alle indagini. Inoltre é stata effettuata un’acquisizione informatica selettiva (in particolare, flusso e-mail e dati relativi all’indagine) presso i server dell’assessorato regionale alla Salute e del Dasoe.

Il gip di Trapani ha parlato di “disegno politico scellerato”, accogliendo la richiesta della Procura: positivi e decessi sono stati “spalmati” nel tempo per evitare, secondo gli inquirenti, che la Sicilia fosse messa in zona rossa.

Razza intercettato: “Abbiamo sottovalutato”

“Letizia è inutile che facciamo stare in piedi sacchi vuoti… c’è stata una gravissima sottovalutazione e il dato finale di questa sottovalutazione di questa gravissima sottovalutazione è scritto in quegli indicatori, poi secondo me sono sbagliati perché mettono sullo stesso piano indicazioni diverse, però come avrai visto ci sono dei dati dove noi comunichiamo zero! … E chissà da quanto! “.

Così l’assessore regionale alla Sanità siciliana Ruggero Razza parlava, non sapendo di essere intercettato, con la dirigente regionale Letizia Di Liberti dei dati sulla pandemia comunicati all’Iss. Entrambi sono coinvolti nell’inchiesta sui dati falsi forniti all’Istituto di Sanità. L’intercettazione è agli atti dell’indagine. La conversazione telefonica è del novembre scorso dopo la decisione del Governo di mettere la Sicilia in “zona arancione”.

Nella telefonata l’assessore si dice amareggiato, deluso – scrive il gip – “per non essere riusciti ad assicurare la buona gestione dell’emergenza sanitaria“. “Razza – spiega il giudice – riferisce che il 90% della situazione creatasi è attribuibile alla loro piena responsabilità, ma la Di Liberti sostiene che i dati sono quelli estrapolati dalle piattaforme informatiche, al che l’assessore le fa notare, con rammarico, che nessuno lo ha mai informato della grave criticità emersa, a suo dire, da un raffronto dei dati della Regione Siciliana con quelli comunicati dalle altre Regioni”.

Razza, inoltre, facendo riferimento agli indicatori alla base del calcolo dell’indice RT, dice alla dirigente di aver constatato anche il mancato allineamento dei dati contenuti nelle piattaforme della Protezione Civile con quelli dell’ISS. Oggi, le dimissioni.

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