Catturata la banda degli assalti al bancomat con esplosivo

La banda, specializzata in assalti a bancomat con uso di esplosivo, operava tra Veneto, Lombardia e Emilia Romagna

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:41
Un bancomat divelto (immagine di repertorio)

I carabinieri di Verona hanno catturato una banda specializzata in assalti a bancomat con l’uso di esplosivo. La gang operava tra Veneto, Lombardia e Emilia Romagna. Le persone arrestate sono sette. Nell’esecuzione dei provvedimenti restrittivi tra Verona, Vicenza, Padova e Treviso sono impegnati anche i militari del del 4 Btg. CC “Veneto” di Mestre, che stanno operando con i collegi delle province coinvolte.

Furti aggravati mediante esplosivo

Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati mediante esplosivo in danno di dispositivi bancomat compiuti tra il 2017 ed il 2020 nelle province di Verona, Vicenza, Bergamo, Lodi, Mantova, Bologna e Modena, che hanno fruttato complessivamente circa 1.500.000 di euro.

Trenta assalti ai bancomat

Complessivamente sono stati addebitati al gruppo criminale 30 “assalti”, il più grave dei quali avvenuto nel febbraio 2020 a Legnago (Verona) in cui i malviventi, per assicurarsi la fuga, avevano sparato con kalashnikov contro una pattuglia dell’Arma colpendo l’auto di servizio senza conseguenze per i militari. Nel corso delle attività sono state sequestrate 2 pistole rubate, 7 congegni esplosivi, un’auto rubata e vario materiale tra i quali numerosi strumenti d’effrazione.

Il precedente: la banda degli “ultra sessantenni”

Nell’aprile dello scorso anno, a Torino, era stata arrestata la banda degli “ultra sessantenni”. Il gruppo composto da tre persone – due delle quali oltre i 60 anni di età – si dedicava a svaligiare i bancomat del capoluogo piemontese.

Nello specifico gli indagati avrebbero agito nell’autunno scorso tra le province di Torino e Cuneo con la tecnica della “marmotta“, assaltando i bancomat con dell’esplosivo. Spesso le “marmotte”, cioè gli ordigni rudimentali, venivano testate sulle pareti blindate di istituti di credito dismessi, per provarne l’efficacia.

Per fare i colpi, si avvalevano dell’opera del dipendente di un’armeria che forniva informazioni sul confezionamento di ordigni, utilizzavano jammer (i disturbatori di frequenze), bande chiodate a quattro punte, guanti e attrezzi da scasso, maschere e auto rubate con targhe contraffatte per portare a termine i “colpi” principalmente contro gli sportelli bancomat di Poste italiane e istituti di credito.

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