La vera eredità della crisi

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Dopo lunghi anni di crisi è opportuno chiedersi se tale può essere considerato un fenomeno che per sua natura dovrebbe essere transeunte ovvero se non sia il tempo di acquisire consapevolezza che l’avvio della stessa è avvenuto nel 2001, cioè molti anni prima di quanto comunemente ritenuto, e che negli anni ha subito varie mutazioni genetiche che hanno reso inefficaci gli strumenti approntati per combatterla in quanto già superati al momento della loro applicazione.

La fase attuale partita è nel 2007, anche se convenzionalmente datata settembre 2008 con il fallimento della Lehman Brothers, ha travolto le economie dell’Occidente per effetto della interconnessione tra mercati ed intermediari, ed è stata senza dubbio causata o quanto meno aggravata dalle modalità disinvolte con le quali il sistema finanziario, privo di controlli, ha implementato la bolla speculativa. Motivi in larga parte analoghi a quelli che hanno determinato la grande crisi del 1929 la cui comparizione con quella odierna, se svolta al netto delle caratterizzazioni irripetibili della prima, potrebbero consentirci di individuare ragioni più profonde di quelle sin qui delineate e quindi di attuare finalmente interventi strutturali risolutivi. La grande depressione del ’29 in realtà è solo la coda delle perturbazioni economiche e finanziarie degli anni Venti.

Molti osservatori la distinguono da quella del 2001 non in ragione delle causa che le avrebbero generate, ritenute pressoché analoghe, bensì per la rapida conclusione di quest’ultima determinata da una attenta politica monetaria che è riuscita a contenere i catastrofici esiti ai quali diversamente si sarebbe giunti. Oggi si può dire che le problematiche della crisi del 2001 più che risolte sono state arginate e che questa è una sorta di prova generale di quella che si è scatenata nel 2007. Anzi a ben vedere proprio la sottovalutazione della crisi del 2001 ha aggravato quella successiva.

Certo, la diversa collocazione temporale, economica e sociale delle due crisi (1929/2001-2007) e la ridotta incidenza del fenomeno della globalizzazione in quella del secolo scorso, non consentono una piena equiparazione tra le stesse ad eccezione del fattore più importante: la crescita della diseguaglianza che, come i dati statistici dimostrano, è divenuta particolarmente rilevante a partire dai primi anni del nuovo secolo tanto da superare l’apice raggiunto negli anni a ridosso del 1929. Il superamento della grande depressione del 1929 è avvenuto principalmente con la riduzione della disuguaglianza mentre oggi, sopratutto con l’attuazione delle politiche di austerità, questa tende ad aumentare accentuando ulteriormente il profilo della crisi, lasciando insoluta la problematica della disoccupazione e aggravando le insolvenze delle imprese pubbliche e private. E’ sempre più evidente il divario tra la produttività in crescita e una ridotta capacità di consumo dei lavoratori che, contrariamente al passato, non è più possibile oggi compensare con valori finanziari speculativi e indebitamento privato.

La stretta correlazione tra la disuguaglianza e la crisi, in particolare dei mercati finanziari, è meritevole di interventi inderogabili che sarebbe del tutto improprio qualificare di matrice keynesiana, oppure acriticamente ascriverli alla responsabilità del ritenuto profilo liberista del Trattato dell’Unione, essendo gli stessi invocati trasversalmente. Il contenimento delle disuguaglianze deve essere conseguito, in primo luogo, nel riequilibrio tra i Paesi dell’Ue, data la ormai piena consapevolezza che quelli in prevalente avanzo più che contribuire allo sviluppo dei più deboli sono al loro traino e ne determinano l’aumento dell’esposizione debitoria.

L’inefficienza dei mercati finanziari ha reso la piena mobilità dei capitali nell’area euro, anziché un vantaggio, un grave elemento di squilibrio nei rapporti credito-debito tra i paesi e alimentato il rischio di deflazione. Se a ciò si aggiunge l’ormai insostenibile peso della pressione fiscale, la riduzione dell’incidenza sulla crescita da parte delle imprese, la fragilità delle banche ed il sempre più difficile rimborso dei debiti privati e pubblici, la disuguaglianza con molta probabilità non subirà alcuna diminuzione. Il risultato, in difetto di rapidi interventi, non potrà che essere una inesorabile fuoriuscita di altri Paesi, dopo quelli del Regno Unito, dall’Unione Europea.

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1 COMMENT

  1. GENT.MO VILLANACCI GERARDO.
    LE ORIGINI DELL’ATTUALE CRISI ECONOMICA ITALIANA! ECCOLE!
    SONO RAPPRESENTATE DALL’AUMENTO DEI PREZZI E DELLE TASSE!
    NELL’ANNO 2002 LE VECCHIE MILLE LIRE IN MOLTI CASI DIVENTARONO UN EURO E QUESTO PORTO’ AD AUMENTI DEI PREZZI RADDOPPIATI E TANTE VOLTE TRIPLICATI E COSI’ AUMENTARONO NELLA STESSA MISURA LE TASSE (IVA) CHE CI SONO SULLA SPESA QUOTIDIANA E SUI SERVIZI.

    IL CODACONS HA PUBBLICATO UN ELENCO ANALITICO DI PRODOTTI CHE DIMOSTRA IN MODO INEQUIVOCABILE, COME DAL 2010 AL 2016, IL LORO AUMENTO DEI PREZZI SIA DEL 60% CIRCA!!

    NELL’ANNO 2002 IL GOVERNO HA AUMENTATO
    1)IL PREZZO DELLA BENZINA (AGIP E’DI STATO) E CON ESSO LE TASSE (IVA + ACCISE = 60%)
    2)IL BIGLIETTI D’INGRESSO DI UN MUSEO DA LIRE 4.000 A 4 EURO.
    3)IL BIGLIETTO DELLA LOTTERIA DI CAPODANNO DA LIRE 3.000 A 3 EURO.
    4)LE SIGARETTE AUMENTARONO E CONSEGUENTEMENTE LE TASSE CHE CI SONO SUL PREZZO
    SULL’ESEMPIO DEL GOVERNO
    LE IMPRESE HANNO AUMENTATO (DALLA PRODUZIONE ALLA VENDITA DI TANTI PRODOTTI)
    1)IL PREZZO DI UNA PIZZA MARGHERITA PASSO’DA LIRE 4.000 A 4 EURO E COSI’ RADDOPPIO’ L’IVA.
    2)IL PREZZO FISSO DI UN PASTO IN TRATTORIA PASSO’DA LIRE 10.000 A 8/10 EURO AUMENTANDO IN MODO PROPORZIONALE ANCHE LE TASSE (IVA).
    3) AUMENTARONO I PRODOTTI ALIMENTARI, CIOE’ LA SPESA QUOTIDIANA, AUMENTANDO
    COSI’ LE TASSE (IVA)
    4) TANTI PRODOTTI PASSARONO DA 200,300,500 LIRE AD 1 EURO E CONSEGUENTEMENTE ANCHE LE TASSE (L’IVA) AUMENTARONO IN MODO PROPORZIONALE
    5) Le case di 100 mq., A FIRENZE, passarono da 400 milioni a 400mila euro.
    IL RISULTATO E’ STATO
    NEL 2002 C’E’ STATO UN AUMENTO DEI PREZZI E DELLE RELATIVE TASSE NOTEVOLISSIMO A TUTTO DANNO DEI REDDITI FISSI (FESSI) E DEI DISOCCUPATI.
    NELL’ANNO 2004
    IL GOVERNO DECIDE L’AUMENTO DELLE TASSE
    SUI PRODOTTI PETROLIFERI
    PORTANDO LA TASSAZIONE DAL 60% AL 65 % ( OGGI SIAMO ALL’80%))
    QUESTO AUMENTO NELL’APRILE DEL 2005 HA PORTATO NELLE CASSE DELL’ERARIO CIRCA 4MILIARDI DI EURO
    MA DI CONSEGUENZA HA PORTATO UN’AUMENTO DEI PREZZI FALCIDIANDO ANCOR DI PIU’ I REDDITI FISSI(FESSI)
    ORA
    ANCHE UN BAMBINO CAPISCE CHE….
    QUESTI AUMENTI DEI PREZZI E DELLE TASSE HANNO PORTATO AD UNA:
    1)MAGGIORE ENTRATA TRIBUTARIA PER L’IVA (TASSA INDIRETTA CHE PENALIZZA I REDDITI MEDIO/BASSI E I DISOCCUPATI)
    2)MAGGIORI INCASSI PER I TITOLARI DEI REDDITI INDIPENDENTI E QUINDI DI UNA LORO MAGGIORE: RICCHEZZA, POSSIBILITA’ DI ACQUISTO E QUINDI DI CAPACITA’CONTRIBUTIVA
    E DI CONSEGUENZA AD
    3) UNA MINORE: RICCHEZZA E POSSIBILITA’ DI ACQUISTO, CHE METTE IN CRISI IL SISTEMA PRODUTTIVO, E QUINDI DI UNA MINORE CAPACITA’CONTRIBUTIVA PER I REDDITI FISSI (FESSI ).

    MA IL SISTEMA DI ACCERTAMENTO DELLA CAPACITA’CONTRIBUTIVA NON REGISTRA QUESTI AUMENTI DI RICCHEZZA DELLE IMPRESE, IN QUANTO SONO SOGGETTE AGLI STUDI DI SETTORE PER CUI I LORO REDDITI SONO AGGIORNATI OGNI 3 ANNI, LA CONSEGUENZA E’ CHE I TITOLARI DEI REDDITI CHE HANNO AUMENTATO LA LORO RICCHEZZA CON GLI AUMENTI DEI PREZZI, SU DI ESSA, NON HANNO PAGATO E NON CI PAGANO LE TASSE DOVUTE, MA AL LORO POSTO LE HANNO PAGATE E LE PAGANO I REDDITI FISSI (FESSI ).
    PER PORRE FINE A QUESTA INGIUSTIZIA C’E’ SOLO UN SISTEMA:
    DEDUZIONE TOTALE DELLE SPESE PRIMAREI E SOCIALI DAI REDDITI LORDI ED AUTOMATICA ABOLIZIONE DEI REDDITI FORFETARI O DA STUDI DI SETTORE ED INTRODUZIONE DEL SISTEMA ANALITICO/DEDUTTIVO/SISTEMATICO, IN MODO DA ACCERTARE LA CAPACITA’CONTRIBUTIVA, DI TUTTI I CONTRIBUENTI, NELLA CONSISTENZA EFFETTIVA E DARE PROGRESSIVITA’ AL SISTEMA TRIBUTARIO NEL SUO COMPLESSO COSI’ COME VOLEVANO I NOSTRI PADRI COSTITUENTI ELABORANDO E FORMULANDO L’ARTICOLO 53 DELLA COSTITUZIONE!
    ( UNA VOLTA CERTIFICATE TUTTE LE SPESE, CHE NOI TUTTI FACCIAMO, AUTOMATICAMENTE, EMERGONO TUTTI I REDDITI. A QUESTO PUNTO SIA LE SPESE CHE I REDDITI SARANNO INSERITE NELLA DENUNCIA DEI REDDITI E NIENTE DA TASSARE POTRA’ SFUGGIRE)!!!!!
    A CURA: ASSOCIAZIONE ARTICOLO 53 – MEUCCIO RUINI – SALVATORE SCOCA-FIRENZE
    CHE SI BATTE PER L’APPLICAZIONE INTEGRALE DELLA COSTITUZIONE
    VISITATE IL NOSTRO SITO!

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